emissioni di gas serra

Crisi climatica, Greenpeace chiede di fermare pubblicità delle aziende inquinanti

Crisi climatica, Greenpeace chiede di fermare le pubblicità delle aziende inquinanti

Le pubblicità di auto e aerei alimentano la crisi climatica e spingono a consumi dannosi per l’ambiente. Il dossier Advertising Climate Chaos stima quanto pesino le emissioni della pubblicità. La richiesta: stop alla pubblicità delle aziende inquinanti come è stato fatto per il tabacco

Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti, chiede una petizione di Greenpeace che propone di fermare le pubblicità delle multinazionali dell’auto, del trasporto aereo e dei colossi energetici. Queste infatti immettono nell’ambiente enormi quantità di CO2, inquinano e minacciano la salute. Le pubblicità delle multinazionali energetiche, di auto e aerei finiscono per alimentare la crisi climatica, che è sempre più grave. Per questo, chiede Greenpeace, bisogna fare come la pubblicità del tabacco che è stata vietata quasi venti anni fa.

«Nel 2003 l’Unione Europea, riconoscendo il rischio per la salute, vietò alle aziende del tabacco di farsi pubblicità. Firmando questa Petizione Europea, possiamo ottenere lo stesso risultato contro le multinazionali più inquinanti del mondo», dice Greenpeace.

Le pubblicità e la crisi climatica

Le pubblicità spingono verso il consumo di prodotti che possono essere dannosi per il clima, e hanno un impatto sui modelli di consumo e sull’ambiente. Con una ricerca basata sui dati del 2019, Greenpeace Nordic e il New Weather Institute hanno analizzato la relazione tra pubblicità di aziende che promuovono auto e voli aerei, due prodotti dannosi per il clima, aumento degli acquisti da parte dei consumatori e conseguenti emissioni di gas serra.

«La ricerca “Advertising climate chaos” – scrive Greenpeace – ha svelato che le emissioni di gas serra dovute alle pubblicità delle auto e dei voli aerei in tutto il mondo possono arrivare a circa una volta e mezza quelle dell’Italia, mentre le emissioni correlate alle pubblicità europee degli stessi settori potrebbero essere da sole superiori alle emissioni del Belgio».

«La stima delle emissioni dovute alle pubblicità del settore automotive nel mondo varia da un minimo di 191 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (più dei Paesi Bassi) a 527 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (più dell’Australia). La stima relativa alle pubblicità dei voli aerei è più bassa ma comunque significativa, dato che va da un minimo di 11 a un massimo di 34 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari a quelle che sarebbero emesse bruciando 17 milioni di tonnellate di carbone».

 

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Crisi climatica, Greenpeace: stop alla pubblicità delle aziende inquinanti

Advertising climate chaos, il dossier

Il dossier Advertising climate chaos parte dalla considerazione che la crisi climatica sta accelerando, le emissioni dal settore dei trasporti aumentano e gli ultimi sette anni sono stati i più caldi a livello mondiale. Nonostante questo, si legge nel report, le compagnie aeree e le case automobilistiche continuano a pubblicizzare prodotti ad alte emissioni come voli, SUV e veicoli con motori a combustione interna. Il trasporto basato sui carburanti fossili, insomma.

«È un grande affare. Queste industrie, soprattutto le case automobilistiche, sono spesso tra le prime dieci inserzioniste nei paesi dell’Unione europea», riconosce il dossier.

Nello studio, The New Weather Institute e Greenpeace stimano per la prima volta l’impatto della pubblicità di auto e compagnie aeree sui modelli di consumo basati sui carburanti fossili e le successive emissioni di carbonio, sia a livello mondiale che all’interno della Ue nel 2019.

E quanto pesano le emissioni di queste pubblicità?

«Stimiamo che a livello globale la pubblicità di auto e compagnie aeree nel 2019 potrebbe essere responsabile di emissioni di gas serra comprese tra 202 e 606 milioni di tonnellate».

«Fermare queste pubblicità potrebbe quindi avere un impatto significativo sulla riduzione delle emissioni dell’Europa a breve termine, rimuovendo la capacità di aziende inquinanti di promuovere prodotti e servizi sporchi e cambiando atteggiamenti verso il consumo e la promozione di combustibili fossili», dice ancora lo studio.

Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti

Per cominciare a tagliare le emissioni di gas serra (che certamente non vengono solo dall’aviazione e dall’industria automobilistica) bisogna anche intervenire sui consumi e porre fine agli “eccessi dei consumi indotti, e non necessari, dovuti alla pubblicità – spiega Greenpeace – Abbiamo messo fine alla pubblicità del tabacco per proteggere la nostra salute: ora bisogna fare lo stesso vietando le pubblicità dei grandi inquinatori che alterano il clima mettendo a rischio la sicurezza di milioni di persone».

Le pubblicità dei grandi inquinatori vanno vietate, è la conclusione di questo ragionamento. È stata anche lanciata una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che propone di vietare le pubblicità e le sponsorizzazioni delle aziende responsabili della crisi climatica.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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