Alpi fragili, in montagna aumentano frane ed eventi meteo estremi (Valanga Blatten, credit Legambiente)

Le Alpi sono sempre più fragili e instabili. I ghiacciai si ritirano. La montagna è sempre più sotto scacco di una crisi climatica che ne cambia contorni e identità e la rende vulnerabile. Nel 2025 i campanelli d’allarme vengono da frane, crolli di roccia e colate detritiche in alta quota, ma anche dall’aumento degli eventi meteo estremi che investono sempre più le regioni alpine, complice la crisi climatica che causa la fusione dei ghiacciai alpini e le piogge intense anche in alta quota. E così sulle Alpi quest’anno sono già 40 gli eventi franosi documentati in alta quota, soprattutto crolli di roccia e colate di detriti. Mentre gli eventi meteo estremi aumentano: l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ne conta 154 negli ultimi undici mesi.

Ghiacciai alpini ed eventi estremi

La fragilità delle Alpi e della montagna emergono dal VI report Carovana dei ghiacciai di Legambiente dal titolo “Ghiacciai alpini ed eventi estremi in un clima che cambia”, realizzato in collaborazione con CIPRA ITALIA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), con la Fondazione Glaciologica Italiana in qualità di partner scientifico. Il report è stato presentato nei giorni scorsi e fotografa Alpi e ghiacciai sempre più fragili.

Fra i casi simboli, la valanga di roccia e ghiaccio originatasi per il collasso del Ghiacciaio di Birch in Svizzera che lo scorso maggio ha seppellito il villaggio di Blatten, precedentemente evacuato per l’imminente pericolo. Qui ha fatto tappa anche la Carovana dei ghiacciai 2025, la campagna di Legambiente che da sei anni monitora in Italia e all’estero lo stato di salute dei ghiacciai e dell’alta quota, che “a Blatten ha toccato con mano la grande ferita ancora visibile sul versante svizzero, constatando – spiega Legambiente – anche la prontezza con cui è stata gestita l’emergenza, grazie ai dati del monitoraggio in atto”.

Fra gli altri simboli dell’anno ci sono le ripetute colate detritiche (14 eventi solo in estate) che da giugno a fine agosto hanno tenuto sotto scacco la S.S. 51 di Alemagna (BL), riaprendo il dilemma tra sicurezza e tutela della viabilità. Ci sono poi i ghiacciai in sofferenza: fra questi l’Aletsch, in Svizzera, che dal 2000 al 2023 è arretrato in media di 40 metri l’anno e l’Adamello-Mandrone, il più esteso ghiacciaio italiano, che risulta in costante declino.

“Le Alpi – ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono una delle sentinelle più importanti della crisi climatica in atto in alta quota, e su cui non si può e non si deve abbassare la guardia”.

Le frane in alta quota

La fragilità delle Alpi emerge dal numero di frane. Nel 2025, da inizio gennaio, sono 40 gli eventi franosi documentati ad alta quota sull’arco alpino, concentrati soprattutto in estate.

Sono crolli di roccia e colate detritiche, numerosi soprattutto a giugno e ad agosto. Fra le regioni italiane più colpite ci sono il Veneto con 17 eventi franosi e la Valle D’Aosta, con 12. Ai dati del 2025 si affiancano quelli sul lungo periodo: dal 2018 al 2025, secondo l’elaborazione di Legambiente su dati Ispra-Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI), sono ben 671 gli eventi franosi principali registrati nelle sette regioni dell’arco alpino (Liguria, Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Eventi meteo estremi, nel 2025 sono 154

Aumentano poi gli eventi meteo estremi nelle regioni alpine. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono ben 154 quelli registrati da gennaio a fine novembre 2025 nelle regioni dell’arco alpino, in aumento rispetto ai 146 del 2024.

Gli eventi meteo estremi più frequenti sono piogge intese, danni da vento, esondazioni fluviali, frane da piogge intense. La Lombardia è la regione più colpita con 50 eventi meteo estremi che hanno causato danni, seguita da Veneto (32), Piemonte (28) e Liguria (27).

Con l’avanzare della crisi climatica la situazione può diventare più grave. Un aumento di 2°C della temperatura regionale potrebbe raddoppiare la frequenza di questi eventi estremi, ha stimato uno studio condotto dagli scienziati delle università di Losanna (UNIL) e di Padova, basato sull’analisi dei dati di quasi 300 stazioni meteorologiche montane. Altro alert riguarda l’aumento delle temperature, che accelera la fusione dei ghiacciai e comporta meno nevicate. In 60 anni sulle Alpi Italiane, secondo i dati emersi da Carovana dei ghiacciai 2025 di Legambiente e dai dati della Fondazione Glaciologica Italiana, si è persa un’area glaciale di oltre 170 km2.

“Dal 2000 il riscaldamento globale – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente, della campagna Carovana dei ghiacciai e presidente di CIPRA ITALIA – ha accelerato la perdita di migliaia di ghiacciai, piccoli e grandi, con effetti anche a valle. Il deterioramento del permafrost, ad esempio, ha un impatto significativo sui rischi in quota e, con l’avanzare della crisi climatica, fenomeni simili a quello di Blatten sono destinati a intensificarsi. L’analisi dei rischi, come quella sviluppata nel Canton Vallese, consente di individuare in anticipo le aree vulnerabili dimostrando come il monitoraggio resti uno strumento essenziale per la sicurezza delle persone e la gestione territoriale. Per questo il modello svizzero a nostro avviso merita di essere replicato e di essere preso come esempio insieme a quello sviluppato in Piemonte con il laboratorio a cielo aperto nei ghiacciai della Bessanese e della Ciaramella”.

Il podcast “Dove il ghiaccio scompare”

A raccontare i dati sullo stato delle Alpi e dei ghiacciai ci sono ora anche le voci e le storie del podcast “Dove il ghiaccio scompare. In viaggio con la Carovana dei Ghiacciai” a cura di CIPRA Italia per la Carovana dei ghiacciai e Nuova Ecologia. Disponibile dal 9 dicembre sul sito La Nuova Ecologia, sulle principali piattaforme di streaming audio (Spotify, Spreaker, Apple Podcasts) e sui canali di CIPRA Italia, Legambiente e Legambiente Alpi, il podcast è articolato in sei puntate e porta l’ascoltatore in un viaggio che si snoda attraverso le Alpi seguendo le tappe della sesta edizione di Carovana dei Ghiacciai 2025 tra Italia, Svizzera e Germania.

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