Microplastiche, Efsa al lavoro su un nuovo parere scientifico (Foto Alfo Medeiros per Pexels)
Microplastiche, Efsa al lavoro su un nuovo parere scientifico
Il Parlamento europeo ha chiesto all’Efsa un nuovo parere scientifico sui rischi per la salute derivanti dalle microplastiche negli alimenti, nell’acqua e nell’aria. Il parere dovrebbe arrivare per la fine del 2027
Il Parlamento europeo ha chiesto all’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, un parere scientifico sui potenziali rischi per la salute derivanti dalla presenza di microplastiche negli alimenti, nell’acqua e nell’aria. L’interesse pubblico su questa problematica, spiega l’Autorità, è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, ma rimangono notevoli lacune in termini di conoscenze.
Gli esperti esamineranno dunque le ultime evidenze scientifiche sulle microplastiche, compreso il modo in cui queste entrano nell’organismo umano e lo influenzano, il modo in cui vengono trasferite negli alimenti e i metodi per valutare i rischi correlati. Forniranno inoltre stime aggiornate dell’esposizione alimentare sulla base dei nuovi dati tratti dalla letteratura scientifica. Il parere scientifico dovrebbe arrivare entro la fine del 2027 e far progredire le conoscenze su un tema ancora caratterizzato da molta incertezza, per supportare le future decisioni su come proteggere al meglio i consumatori dall’esposizione alle microplastiche attraverso gli alimenti.
Microplastiche, emergenza ambientale e di salute
L’argomento è sempre più al centro delle discussioni pubbliche e dei tentativi, anche a livello europeo, di intervenire contro l’inquinamento legato a queste sostanze, che ormai rappresenta una grande emergenza ambientale e di salute.
Quando finiscono nell’ambiente, le microplastiche non sono biodegradabili, non si possono rimuovere e si accumulano negli animali, nei pesci e nei molluschi, finendo all’interno della catena alimentare e nel cibo. Sono state trovate negli ecosistemi marini e nell’acqua dolce, nell’acqua potabile e nel cibo. Microplastiche sono state trovate anche nel sangue umano. Il loro rilascio contribuisce all’inquinamento permanente degli ecosistemi e delle catene alimentari. L’esposizione alle microplastiche negli studi di laboratorio è stata collegata a una serie di effetti (eco)tossici e fisici negativi sugli organismi viventi.
Consapevolezza crescente
Anche nell’opinione pubblica sta aumentando la consapevolezza dei cittadini europei rispetto al tema delle microplastiche negli alimenti. Secondo l’Eurobarometro speciale dell’EFSA sulla sicurezza alimentare (2025), il 63% degli europei, interrogato sulla sicurezza alimentare, dichiara di aver sentito parlare di microplastiche negli alimenti, in aumento dell’8% rispetto al 2022. Il dato in Italia è molto inferiore e arriva solo al 46%, ma anche qui è in aumento (LINK: La sicurezza alimentare nell’Ue).
In termini di percezione da parte dei consumatori, il 33% degli europei identifica le microplastiche come una delle principali preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare (il 21% degli italiani).
Materiali a contatto con gli alimenti
Non è il primo parere scientifico che l’Efsa esprime sulle microplastiche. Il più recente è stata una revisione della letteratura sulle microplastiche e nanoplastiche rilasciate dai materiali a contatto con gli alimenti.
In questo parere, l’Efsa ha rilevato che le microplastiche possono essere rilasciate attraverso l’uso di materiali a contatto con gli alimenti, sebbene a livelli molto inferiori rispetto a quanto suggerito da alcuni studi. Lo studio ha concluso che vi sono prove di rilascio di microplastiche durante l’uso materiali a contatto con gli alimenti, che tale rilascio è dovuto a stress meccanici, come abrasione o attrito, o a materiali con strutture aperte o fibrose e che “nonostante le incertezze, il rilascio effettivo è molto inferiore ai risultati presentati in numerose pubblicazioni”.

