Eni Diesel +, Consiglio di Stato accoglie il ricorso dell’Eni sulla pubblicità accusata di greenwashing (Foto Pixabay)

Il Consiglio di Stato ha annullato la maxi-multa per pubblicità ingannevole che l’Antitrust aveva inflitto all’Eni sulla promozione del carburante Eni Diesel +.

Il Consiglio di Stato, dopo 4 anni, “ha respinto la tesi dell’Autorità Garante della Concorrenza e il Mercato (AGCM) secondo la quale Eni avrebbe messo in atto una pratica commerciale scorretta ai danni dei consumatori per la campagna pubblicitaria del carburante Eni Diesel+”, informa una nota dell’Eni. È stato dunque accolto il ricorso della compagnia nel procedimento con il quale la società era stata condannata al pagamento di una sanzione di 5 milioni di euro da parte dell’Antitrust.

Nel 2020 l’Antitrust aveva infatti multato Eni Spa per la diffusione di messaggi pubblicitari considerati ingannevoli nella campagna promozionale del carburante Eni Diesel+, sia relativamente all’affermazione del positivo impatto ambientale legato al suo utilizzo, che alle vantate caratteristiche del carburante in termini di risparmio dei consumi e di riduzioni delle emissioni gassose, puntando l’attenzione sui green claims.

 

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L’Antitrust ha multato Eni per la campagna Eni Diesel +

 

Consiglio di Stato: l’appello è fondato

L’appello è fondato, scrive il Consiglio di Stato nella sentenza.

L’Antitrust aveva sanzionato Eni per 5 milioni di euro contestando l’ingannevolezza della campagna pubblicitaria che vantava la valenza ecologica del carburante Diesel + riguardo a una serie di affermazioni, come quelle relative al fatto che questo assicurerebbe “fino al 40%” di riduzione delle emissioni gassose e in media del 5% di CO2; all’affermazione secondo cui il combustibile Eni Diesel+ assicurerebbe “fino a1 4%” di riduzione dei consumi, all’utilizzo dei claims “green/componente green”, “rinnovabile”, “aiuta a proteggere l’ambiente”.

“Il Collegio – si legge nella sentenza – è del meditato avviso che le modalità concrete con cui Eni S.p.A. ha, nel caso di specie, condotto la campagna pubblicitaria del prodotto Eni Diesel+ non valgano, per come accertate dall’Autorità, ad integrare una pratica commerciale scorretta”.

Scrive inoltre il Consiglio di Stato che “non può dubitarsi, in linea di principio, della legittimità dell’impiego di claim “green” anche in relazione a prodotti (come nel caso di specie un carburante diesel) che sono (e restano) in certa misura inquinanti ma che presentano, rispetto ad altri, un minore impatto sull’ambiente”.

Sul caso esaminato, fra le varie considerazioni che portano ad accogliere il ricorso dell’Eni, il Consiglio di Stato scrive che sul caso esaminato “corre anzitutto l’obbligo di evidenziare che il professionista ha scelto un nome di prodotto (Eni Diesel+) il quale non contiene alcun claim ambientale. Detta circostanza, per quanto in sé non determinante non può essere dequotata posto che il nome del prodotto è il primo elemento informativo che viene portato all’attenzione del consumatore ed assume, come tale, una primaria portata condizionante rispetto alle sue scelte”.

Nell’analisi dei messaggi pubblicitari, secondo la sentenza “emerge l’impiego da parte di Eni di claim di supporto chiari e specifici che riferiscono il carattere green solo ad una componente e espongono vantaggi in termini relativi (e non assoluti né tantomeno di impatto positivo)”.

 

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Consumatori: no al greenwashing

 

Eni: “Ingiuste accuse di greenwashing”

“Eni apprende con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato che dopo 4 anni ha respinto la tesi dell’Autorità Garante della Concorrenza e il Mercato (AGCM) secondo la quale Eni avrebbe messo in atto una pratica commerciale scorretta ai danni dei consumatori per la campagna pubblicitaria del carburante Eni Diesel+”, informa Eni in una nota.

La compagnia ricorda che l’Antitrust aveva contestato la valorizzazione in termini di beneficio ambientale della componente green costituita dalla percentuale di HVO (biocarburante idrogenato) miscelata nel diesel. E afferma che con la sentenza si chiude una vicenda “che ha causato a Eni un rilevante danno economico nonché reputazionale, avvalorando ingiuste accuse di ‘greenwashing’ che ora si rivelano totalmente infondate”.

“Eni da sempre ha sostenuto la veridicità dei vanti ambientali del Diesel+ basandosi su prove scientifiche documentate, definendo green la componente di HVO in esso contenuta al 15% e specificando in termini relativi che il Diesel+, grazie a questa componente green, era meno inquinante degli altri carburanti venduti in quel momento sul mercato”, spiega ancora la compagnia.


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