Giornata della Terra, abbiamo un solo Pianeta minacciato da crisi climatica e inquinamento (Foto Pixabay)

Abbiamo un solo Pianeta ma non lo trattiamo affatto bene. Mentre dovremmo recuperare un’armonia con la Terra che significa anche contrastare crisi climatica, sovrasfruttamento delle risorse, perdita della biodiversità.

Dal caldo estremo all’innalzamento del livello del mare, dalla perdita di biodiversità all’inquinamento pervasivo, “Madre Terra è in pericolo e lancia un chiaro appello all’azione: la necessità di passare a un’economia più sostenibile che funzioni sia per le persone che per il pianeta”. È il richiamo che arriva dalle Nazioni Unite in occasione dell’odierna Giornata mondiale della Terra.

Giornata della Terra, i segni della crisi

L’Onu ricorda i segni della crisi. “La natura sta soffrendo. Gli oceani si riempiono di plastica e diventano più acidi. Il caldo estremo , gli incendi e le inondazioni hanno colpito milioni di persone. Il cambiamento climatico , i cambiamenti naturali causati dall’uomo e i crimini che distruggono la biodiversità, come la deforestazione, il cambiamento dell’uso del territorio, l’intensificazione dell’agricoltura e della produzione di bestiame o il crescente commercio illegale di specie selvatiche, possono accelerare la velocità di distruzione del pianeta”.

Quella di quest’anno è la terza giornata della Terra che cade sotto il decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi e richiama la necessità di passare a economie più sostenibili.

I numeri della Terra sotto stress

Il Pianeta è sottoposto a stress, crisi climatica, sfruttamento di risorse: ogni anno perde 10 milioni di ettari di foreste, un’area più estesa dell’Islanda; si stima che circa un milione di specie animali e vegetali siano oggi a rischio di estinzione; ecosistemi sani sono invece importanti perché la diversità biologica rende più difficile la diffusione degli agenti patogeni.

I numeri di una Terra in condizione disastrosa sono tanti. Quelli evidenziati dal WWF in occasione dell’Earth Day, ad esempio, sottolineano fra gli altri il dato legato all’inquinamento da pesticidi. In media 12 persone al secondo sono avvelenate da pesticidi nel mondo.

385 milioni di persone – spiega il WWF – si ammalano ogni anno per avvelenamento acuto (grave) involontario da pesticidi: si tratta di un numero elevatissimo ma sottostimato in quanto comprende solo chi è esposto in modo acuto: agricoltori, operatori di produzione e abitanti di aree dove l’utilizzo circostante è massiccio. Il resto della popolazione subisce un’esposizione cronica poiché è esposta ai pesticidi soprattutto dai residui presenti nel cibo: gli effetti possono manifestarsi a distanza di decenni e sono molto complessi e difficili da valutare”.

Una grande emergenza è quella della plastica che inquina l’ambiente e si riversa in mare. Secondo il WWF, si parla di 30 mila tonnellate di plastica al giorno che finiscono negli oceani.

“I detriti di plastica sono stati trovati in tutte le coste, sulla superficie e nelle profondità di tutti i mari e oceani. Le conseguenze sulla fauna marina sono molto preoccupanti: a livello globale sono circa 2.150 le specie marine impattate dalla plastica”.

Per non parlare dell’immenso capitolo dell’inquinamento da microplastiche. Ormai sono ovunque, nell’ambiente naturale e nel corpo umano.

 

“Dobbiamo agire ora”

«Ripristinare le relazioni con la Madre Terra è la madre di tutte le sfide dell’umanità. Dobbiamo agire – e agire ora – per creare un futuro migliore per tutti noi», afferma il segretario generale dell’Onu António Guterres in un messaggio dedicato alla Giornata della Terra.

«Dipendiamo dalla natura per il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo. Eppure, abbiamo portato il caos nel mondo naturale: avvelenando il nostro pianeta con l’inquinamento, spazzando via specie ed ecosistemi con l’abbandono e destabilizzando il nostro clima con le emissioni di gas serra – prosegue il messaggio di António Guterres – Queste azioni danneggiano la natura e danneggiano l’umanità. Stiamo mettendo a repentaglio la produzione alimentare, inquinando i nostri oceani e l’aria, creando un ambiente più pericoloso e meno stabile e frenando lo sviluppo sostenibile. Insieme, dobbiamo ripristinare l’armonia con la natura, abbracciare la produzione e il consumo sostenibili e proteggerci dai danni, creando posti di lavoro, riducendo la povertà e promuovendo lo sviluppo sostenibile».

Bisogna frenare la perdita di biodiversità, ridurre le emissioni di gas serra, porre fine all’inquinamento, uscire dai combustibili fossili e «porre fine ai sussidi che distruggono la natura, come quelli che sostengono la produzione galoppante di plastica che soffoca il pianeta», evidenzia ancora il segretario generale dell’Onu.


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