Hong Kong ©-Meg-Gawler-WWF

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Chiudere immediatamente i mercati in cui si commerciano animali selvatici, vivi o morti. Rafforzare le attività di contrasto al commercio illegale di specie protette e lavorare per ridurre la domanda di prodotti derivati da specie selvatiche attraverso l’aumento di controlli, di sanzioni e attraverso una corretta informazione delle persone che sono coinvolte in queste attività”. Sono queste le richieste di una petizione lanciata oggi dal WWF Italia e rivolta all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dopo la SARS, l’Ebola e molte altre malattie, l’emergenza Coronavirus pone ancora una volta sotto i riflettori la connessione tra lo sfruttamento e il commercio di animali selvatici e la diffusione di malattie zoonotiche, ossia trasmesse dagli animali all’uomo. Secondo i dati riportati dal WWF il 60% delle malattie infettive emergenti deriva dagli animali e fra queste più del 70% è trasmesso da animali selvatici.

 

Malayan Pangolin (© WWF-Malaysia Stephen Hogg)
Malayan Pangolin (© WWF-Malaysia Stephen Hogg)

I “wet market” e il meccanismo “spillover”

Si chiamano “wet market” (“mercato bagnato”) e sono diffusi soprattutto nei Paesi asiatici, ma non solo. Oltre a costituire una fonte di curiosità e attrazione per molti turisti, questi mercati sono considerati dagli abitanti del luogo una garanzia sulla qualità della carne, che viene macellata sul posto e reputata quindi “più fresca” rispetto a quella venduta al supermercato. (Fonte: Wisesociety)

Nei wet market si possono trovare animali vivi di ogni specie, da quelle più comuni alle specie selvatiche, comprese quelle per cui la caccia e la vendita sono vietate. Le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui gli animali vivono all’interno di questi mercati sollevano, quindi, due questioni comunque collegate: quella ambientalista e animalista e quella legata alla sicurezza sanitaria.

Come spiega il WWF nel report “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, un commercio che avviene in tali condizioni, e a stretto contatto con le persone che affollano ogni giorno questi luoghi, favorisce il passaggio dei virus da specie a specie e poi dagli animali all’uomo, con un meccanismo chiamato “spillover”. Sembra sia stata proprio questa la dinamica con cui da un mercato cinese, a Wuhan, si sia generata l’epidemia del coronavirus.

“Il passaggio di patogeni (come i virus) da animali selvatici all’uomo è facilitato dalla progressiva distruzione e modificazione degli ecosistemi dovuta alla penetrazione dell’uomo nelle ultime aree incontaminate del pianeta e al commercio, spesso illegale e non controllato, di specie selvatiche che, di fatto, determina un contatto intimo tra animali e i loro patogeni” – si legge nel Report – Il crescente impatto umano su ecosistemi e specie selvatiche, in combinazione con quello dei cambiamenti climatici globali, indebolendo gli ecosistemi naturali facilita la diffusione dei patogeni aumentando l’esposizione dell’uomo a tali rischi”.

La petizione

“Purtroppo, né l’impatto sulla nostra salute né le sofferenze e il triste destino che devono subire gli animali vittime di questo brutale traffico hanno convinto tutti i paesi asiatici a fermare la vendita di animali selvatici nei loro pericolosi mercati – afferma il WWF – Nonostante un sondaggio commissionato proprio dal WWF abbia dimostrato come il 90% dei cittadini di 5 Paesi asiatici siano in realtà favorevoli alla chiusura di questo vero e proprio scempio”.

Il WWF chiede, quindi, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità di “avviare subito tutte le azioni necessarie affinché i mercati di animali selvatici, focolai di pericolose malattie, vengano definitivamente chiusi”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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