Hong Kong ©-Meg-Gawler-WWF
Wet market e Covid-19, WWF: stop al commercio di animali selvatici
Chiudere i mercati di animali selvatici, rafforzare le attività di contrasto al commercio illegale di specie protette e lavorare per ridurre la domanda di prodotti derivati da specie selvatiche, WWF lancia una petizione
“Chiudere immediatamente i mercati in cui si commerciano animali selvatici, vivi o morti. Rafforzare le attività di contrasto al commercio illegale di specie protette e lavorare per ridurre la domanda di prodotti derivati da specie selvatiche attraverso l’aumento di controlli, di sanzioni e attraverso una corretta informazione delle persone che sono coinvolte in queste attività”. Sono queste le richieste di una petizione lanciata oggi dal WWF Italia e rivolta all’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Dopo la SARS, l’Ebola e molte altre malattie, l’emergenza Coronavirus pone ancora una volta sotto i riflettori la connessione tra lo sfruttamento e il commercio di animali selvatici e la diffusione di malattie zoonotiche, ossia trasmesse dagli animali all’uomo. Secondo i dati riportati dal WWF il 60% delle malattie infettive emergenti deriva dagli animali e fra queste più del 70% è trasmesso da animali selvatici.

I “wet market” e il meccanismo “spillover”
Si chiamano “wet market” (“mercato bagnato”) e sono diffusi soprattutto nei Paesi asiatici, ma non solo. Oltre a costituire una fonte di curiosità e attrazione per molti turisti, questi mercati sono considerati dagli abitanti del luogo una garanzia sulla qualità della carne, che viene macellata sul posto e reputata quindi “più fresca” rispetto a quella venduta al supermercato. (Fonte: Wisesociety)
Nei wet market si possono trovare animali vivi di ogni specie, da quelle più comuni alle specie selvatiche, comprese quelle per cui la caccia e la vendita sono vietate. Le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui gli animali vivono all’interno di questi mercati sollevano, quindi, due questioni comunque collegate: quella ambientalista e animalista e quella legata alla sicurezza sanitaria.
Come spiega il WWF nel report “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, un commercio che avviene in tali condizioni, e a stretto contatto con le persone che affollano ogni giorno questi luoghi, favorisce il passaggio dei virus da specie a specie e poi dagli animali all’uomo, con un meccanismo chiamato “spillover”. Sembra sia stata proprio questa la dinamica con cui da un mercato cinese, a Wuhan, si sia generata l’epidemia del coronavirus.
“Il passaggio di patogeni (come i virus) da animali selvatici all’uomo è facilitato dalla progressiva distruzione e modificazione degli ecosistemi dovuta alla penetrazione dell’uomo nelle ultime aree incontaminate del pianeta e al commercio, spesso illegale e non controllato, di specie selvatiche che, di fatto, determina un contatto intimo tra animali e i loro patogeni” – si legge nel Report – Il crescente impatto umano su ecosistemi e specie selvatiche, in combinazione con quello dei cambiamenti climatici globali, indebolendo gli ecosistemi naturali facilita la diffusione dei patogeni aumentando l’esposizione dell’uomo a tali rischi”.
La petizione
“Purtroppo, né l’impatto sulla nostra salute né le sofferenze e il triste destino che devono subire gli animali vittime di questo brutale traffico hanno convinto tutti i paesi asiatici a fermare la vendita di animali selvatici nei loro pericolosi mercati – afferma il WWF – Nonostante un sondaggio commissionato proprio dal WWF abbia dimostrato come il 90% dei cittadini di 5 Paesi asiatici siano in realtà favorevoli alla chiusura di questo vero e proprio scempio”.
Il WWF chiede, quindi, all’Organizzazione Mondiale per la Sanità di “avviare subito tutte le azioni necessarie affinché i mercati di animali selvatici, focolai di pericolose malattie, vengano definitivamente chiusi”.

