Il Governo ha inoltrato alle Camere i testi della bozza di decreto legislativo in campo ambientale che riforma le norme in materia di rifiuti, acque, aria, VIA, VAS, danno ambientale e bonifiche. I testi sono stati non solo trasmessi senza il parere della Conferenza Unificata Stato Regioni Enti locali, ma anche senza l’analisi tecnico normativa e l’analisi dell’impatto della regolamentazioni, tutti elementi obbligatori ai sensi della legge delega approvata dal Parlamento. In assenza di questi requisiti si sta discutendo ora se e come procedere e, in concreto, da quando decorrono i 30 giorni entro cui le competenti commissioni parlamentari dovranno esprimere il loro parere. Nel frattempo si allarga il dissenso sulla proposta del Governo e da più parti, anche in modo spontaneo, si moltiplicano le prese di posizione.

"Viene notevolmente diminuito il livello di protezione ambientale con pregiudizio per la salute" e "viene sostanzialmente smantellato l’assetto sanzionatorio per la violazione delle leggi ambientali". Così 74 accademici ed esponenti del mondo della cultura, assieme a 14 associazioni ambientaliste giudicano le disposizioni contenute nel testo del Decreto Legislativo in materia ambientale predisposto dal Ministero dell’Ambiente, adottato in via preliminare dal Governo ed inoltrato al Parlamento per il parere delle Camere. Il giudizio duro è contenuto in un appello al Capo dello Stato ed i principali organi istituzionali del Paese tra cui i presidenti di Senato e Camera, il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Presidenti delle Regioni. Scopo dell’appello è chiedere che il provvedimento non venga approvato e a sostegno della richiesta all’appello è allegato un documento articolato che motiva il giudizio e lo rafforza con una serie di espliciti riferimenti alla Costituzione ed alle direttive comunitarie.

L’intento dichiarato è quello di accompagnare il dibattito istituzionale che sin dai prossimi giorni coinvolgerà il Parlamento e le Regioni, con una crescente presa di posizione del mondo accademico e non solo. Per questo l’appello, pur essendo stato inviato ai destinatari in data odierna, rimane aperto e potrà essere sottoscritto per tutto il tempo del dibattito istituzionale. A tal fine le associazioni ambientaliste hanno pubblicato sui propri siti l’appello e i primi 74 firmatari hanno espresso la loro disponibilità a cercare, ciascuno nel proprio ambito, nuove adesioni. L’intento è quello di fare avere al Capo dello Stato, che dovrà sottoscrivere se il testo legislativo se questo sarà definitivamente approvato, una precisa e larga presa di posizione del mondo della cultura e della scienza.

Le Associazioni che hanno sino ad oggi sottoscritto l’iniziativa sono WWF, Legambiente, Italia Nostra, FAI, ACLI-Anni Verdi, Amici della Terra, Fare Verde, Ambiente e Lavoro, Montain Wildernes, Jane Goodall Institute, INU, CODACONS, ANEV, Gruppo 183. Tra i rappresentanti del mondo accademico si segnala tra gli altri Roberto Passino (Direttore Istituto di ricerca sulle acque del CNR e già Segretario Gen. Autorità di Bacino del Po), Giuseppe Scarascia Mugnozza (direttore Istituto biologia agro forestale del CNR), Bruno Dargerio (Direttore Istituto Ambiente Marino Costiero del CNR), Riccardo De Bernardi (Direttore Istituto studi sugli ecosistemi del CNR), Marino Gatto (Presidente Società Italiana Ecologica), Donato Chiarante (Presidente della Società Botanica Italiana), Salvatore Fasulo (Presidente dell’Unione Zoologica Italiana), Augusto Vigna Taglianti (Presidente Società Italiana Entomologia), Carlo Lotti (Presiedente onorario Ass. Idrotecnica Italiana), Pier Francesco Ghetti (Rettore Università di Venezia), Rosa Riparelli (pro rettore Università Basilicata), Mauro Fiorentino (Preside della facoltà di ingegneria Università della Basilicata), Giorgio Roth (Direttore Centro Ricerca Interuniversitario monitoraggio ambientale Univ. Genova), Franco Siccardi (Responsabile Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Naturali Università di Genova).

 

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