Arriva la tutela comunitaria per il "Fico bianco del Cilento" Dop a denominazione di origine protetta che andrà ad aggiungersi alle 149 specialità alimentari italiane che hanno già avuto il riconoscimento dell’Unione Europea su un totale comunitario di 688. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che per il primo fico italiano Dop è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee la domanda di riconoscimento e, se non verranno sollevate obiezioni entro i prossimi sei mesi, si procederà alla sua iscrizione nell’Albo delle denominazioni di origine dell’Unione Europea.

La coltivazione del fico bianco nel Cilento, l’area geografica della Campania che si affaccia sul mare Tirreno tra la foce del Sele nel golfo di Salerno e la foce del Bussento nel golfo di Policastro, è molto antica e risale probabilmente ad età pre-greche, quando fu introdotta in Italia a seguito dei primi viaggi commerciali compiuti dalle civiltà del vicino oriente. Già Catone, e poi Varrone, raccontavano che i fichi essiccati erano comunemente utilizzati nel Cilento e nella Lucania come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi.

La Denominazione di Origine Protetta "Fico Bianco del Cilento" – informano i coltivatori – designa i frutti essiccati della specie Ficus carica domestica L. (cultivar Dottato) che si presentano sia con buccia (di colore uniforme da giallo chiaro a giallo imbrunito) che mondi (di colore chiarissimo tendente al bianco). Il numero di fichi essiccati con buccia non deve essere superiore a 70 per kg, quello di fichi mondi non superiore a 85 per kg. È consentito – segnala la Coldiretti – l’impiego di eventuale farcitura con altri ingredienti, quali mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto, bucce di agrumi. La farcitura, comunque, non può superare il 10% del totale del prodotto commercializzato e deve essere provata la provenienza di tali ingredienti del territorio dell’area di produzione. I fattori pedoclimatici (l’azione mitigatrice del mare, la barriera alle fredde correnti invernali provenienti da nord-est, posta dalla catena degli Appennini, la buona fertilità del suolo e un ottimale regime pluviometrico) uniti alla semplicità della coltivazione alla plurimillenaria esperienza, e al pieno adattamento della specie e della varietà all’ambiente pedoclimatico dell’area, contribuiscono a conferire, ai fichi essiccati cilentani delle caratteristiche organolettiche apprezzate particolarmente dal consumatore che potrà riconoscere il prodotto dalla dicitura

"Fico bianco del Cilento", dalla scritta "Denominazione di origine protetta" o "D.O.P" e dal logo che raffigura, in maniera stilizzata, tre fichi maturi che lasciano intravedere la tipica progressiva colorazione del frutto in essiccazione, poggiati su di una superficie verde che evoca un prato e, nella parte destra del disegno, una parte di colonna greca, stilizzata, in stile dorico. Sullo sfondo compare, inoltre, uno squarcio di cielo azzurro con, a sinistra in alto,un sole a raggi disegnato in modo gestuale.

Le denominazioni italiane protette – conclude la Coldiretti – sono attualmente 149, per la precisione 101 a denominazione di origine protetta e 48 a indicazione geografica protetta e assicurano al nostro Paese la leadership comunitaria. La categoria più "ricca" è quella degli ortofrutticoli (42), seguita dagli oli d’oliva (36), dai formaggi (32), dai prodotti a base di carne (28), dai prodotti della panetteria (3), dalle spezie o essenze (3), dagli aceti (2), dalle carni e frattaglie fresche (2) e dai mieli (1).


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