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Crisi dell’acqua, WWF: viaggio fra i “peccati capitali” di gestione, uso e spreco (SICCITA_@global Warming Images_WWF)

Crisi dell’acqua, WWF: viaggio fra i “peccati capitali” di gestione, uso e spreco

Con la crisi climatica esplode la crisi dell’acqua, che è stata sprecata, prosciugata, inquinata, governata male e ora sta diventando scarsa e salata anche in un paese, come l’Italia, che ne è potenzialmente ricco. Il viaggio del WWF fra gli errori nella gestione dell’acqua

Acqua sprecata, prosciugata, governata male, inquinata e infine salata, perchè arriva dal mare. Con la crisi climatica esplode la crisi dell’acqua. La siccità che avanza rende indispensabile intervenire sugli errori nella gestione dell’acqua che in Italia sono stati fatti, e vanno ancora avanti, senza tener in giusta considerazione quanto questa risorsa sia indispensabile e quanto sia vittima di tutte le politiche sbagliate e gli errori, per usare un eufemismo, che sono stati fatti negli anni.

Acqua, “emergenza che si avvita su se stessa”

La siccità, ricorda oggi il WWF, è una parola che evoca antiche paure. La crisi climatica rinnova queste paure e l’Italia «è un Paese che ha fatto dell’acqua un triste esempio della propria incapacità di gestire con intelligenza un bene cruciale per la nostra stessa sopravvivenza e per il nostro benessere. Nonostante gli allarmi continui del mondo scientifico – dice l’associazione ambientalista – non abbiamo imparato a rispettare i sistemi naturali che la conservano, la trattengono e la rendono disponibile per l’uso umano, aiutandoci ad adattarci a cambiamenti che ormai fanno parte della nostra quotidianità. L’abbiamo commerciata, rubata, inquinata, sprecata, ed ora siamo costretti a inseguire un’emergenza che si avvita su sé stessa».

L’associazione ripercorre dunque i dati dell’acqua in Italia e i principali errori che sono stati fatti. Un viaggio nei “peccati capitali” nell’uso di una risorsa vitale che sta diventando sempre più scarsa. Perché l’acqua in Italia c’è, c’era, ed è stata stressata, sprecata, prosciugata. Col fiume Po in piena siccità, sta diventando anche salata.

L’acqua c’è ma sta diminuendo

Acqua disponibile: l’Italia potenzialmente è tra i paesi più ricchi d’acqua, ricorda il WWF. In media le precipitazioni ammontano a circa 300 miliardi di metri cubi ogni anno, ovvero tra le più elevate in Europa e nel mondo. La disponibilità effettiva di risorse idriche è, secondo alcune stime, di 58 miliardi di metri cubi. Di questi, quasi i 3/4 provengono da sorgenti superficiali, fiumi e laghi, mentre il 28% da risorse sotterranee (falde non profonde).

«Purtroppo questa disponibilità si sta progressivamente riducendo e si assiste a un generale decremento del volume annuale di acqua che defluisce a mare. Ad esempio se mettiamo a confronto il periodo 2001-2019 con il precedente periodo 1971-2000, si registra una riduzione di portata per il Tevere del 15% e di oltre l’11% per il Po».

 

© Global Warming Images WWF

 

Acqua e usi prioritari

«Ci sono usi dell’acqua assolutamente prioritari: dobbiamo garantire l’acqua da bere, per l’uso civile, per la produzione di cibo, per mantenere il funzionamento ecologico degli ecosistemi – spiega il WWF – Ecco quindi che diventa cruciale, per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, rivedere la distribuzione dell’acqua per i vari utilizzi (civile, agricolo, industriale, ricreativo, etc.) a fronte della sua minor disponibilità. Bisogna anche evitare alcuni usi che non ci possiamo permettere. Un esempio per tutti: ancora oggi lo sviluppo del turismo in montagna si basa in larga parte sullo sci e sull’innevamento artificiale, neve sparata dai cannoni che sottrae milioni di metri cubi d’acqua all’anno ad altri usi più urgenti e cruciali».

L’acqua viene sprecata

La denuncia, e non è la prima, riguarda lo spreco di acqua in Italia. Nella rete di distribuzione ne viene sprecata quasi la metà. E i consumi domestici sono alti.

«La risorsa idrica viene dispersa in una rete di distribuzione colabrodo: ogni cento litri immessi nella rete di distribuzione ben 42 vanno persi e non arrivano ai rubinetti delle case – ricorda il WWF – Gli italiani inoltre consumano, ma forse sarebbe meglio dire “sprecano”, più acqua di tutti gli europei: circa 120-150 metri cubi in media per ogni famiglia in un anno, con un consumo medio giornaliero individuale di circa 220 litri d’acqua al giorno».

Acqua prosciugata e governata male

Il WWF denuncia lo stato dei corsi d’acqua in Italia. Sono stati canalizzati, cementificati, sbarrati; le aree naturali di esondazione sono state ridotte; boschi e zone umide sono stati distrutti, proprio quelle aree che favoriscono la ritenzione delle acque e la ricarica delle falde durante le piene. Sono state cancellata il 66% delle zone umide, cruciali per i servizi ecosistemi che garantiscono e per mitigare gli effetti nefasti della crisi climatica.

L’acqua è stata governata male, prosegue il WWF, per il frazionamento della sua gestione fra numerosi enti. «La Direttiva quadro Acque (2000/60/CE) individua nelle Autorità di bacino distrettuali gli enti che dovrebbero garantire una visione unitaria e gli indirizzi per una gestione sostenibile dell’acqua. Da anni questi enti sono marginalizzati e le Regioni controllano direttamente la gestione del rischio idrogeologico, gran parte delle concessioni d’uso e le politiche agricole, senza coordinarsi tra di loro e perdendo una indispensabile visione a livello di bacino idrografico», spiega il WWF.

Acqua inquinata e salata

In alcune aree d’Europa, spiega l’associazione, l’inquinamento provocato da pesticidi e fertilizzanti usati in agricoltura rimane una delle cause principali della scarsa qualità delle acque, che diventano quindi non più disponibili.

In Italia la situazione non è delle migliori. Ispra ha trovato 299 sostanze inquinanti nelle acque interne campionate; sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei siti di monitoraggio e nel 32,2% in quelle sotterranee.

Con la secca del fiume Po l’acqua sta diventando salata. La siccità ha causato l’abbassamento del livello del Po. La riduzione della portata, unita a un progressivo abbassamento dell’alveo del fiume, contribuisce alla risalita del cuneo salino (acque marine) che in questi giorni è avanzato di ben 21 km. Le acque salate rischiano così di compromettere l’irrigazione di colture già stressate dalla siccità.

Contro la crisi dell’acqua

Cosa fare per affrontare la crisi dell’acqua?

Ispirarsi alla natura e sfruttare il funzionamento  degli ecosistemi per trattenere l’acqua, renderla disponibile e ricaricare le falde. Rinaturalizzare e ripristinare il funzionamento ecologico dei fiumi, rigenerare le zone umide, proteggere suolo e foreste, ridare centralità alle Autorità di Bacino, combattere lo spreco di acqua.

Queste le indicazioni del WWF, insieme alla necessità di agire contro la crisi climatica: è prioritario «abbattere rapidamente le emissioni di gas climalteranti, per scongiurare il pericolo di un clima che renda impossibile l’adattamento della Natura come la conosciamo e, in particolare, della specie umana».


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