Tutti i volti dell’acqua. Bollette salate e cittadini fra consumi (tanti) e consapevolezza (poca) (Foto Pixabay)

Acqua fra prezzi che variano di centinaia di euro da una città all’altra e cittadini poco informati dei propri consumi, mentre in Italia è sempre record di consumo per l’acqua in bottiglia. “Cara” acqua è l’evento con cui Cittadinanzattiva ha presentato oggi il suo tradizionale Rapporto sul servizio idrico integrato.

Tutti i volti dell’acqua, si potrebbe dire analizzando la mole di informazioni presenti nel dossier: dal costo delle tariffe, in aumento in oltre due terzi delle province e con differenze immense fra città e città, alla dispersione idrica, fino ad arrivare ai consumi di acqua da parte dei cittadini. Convinti di usare solo 62 litri di acqua al giorno quando, secondo l’Istat, il consumo medio per abitante in Italia è di ben 215 litri.

Le tariffe dell’acqua

Nel 2023 la spesa media a famiglia per la bolletta idrica è di 478 euro, con un aumento del 4% rispetto al 2022 e del 17,7% negli ultimi 5 anni. Ci sono forti disparità territoriali. Fra la città più economica e quella più cara, Milano e Frosinone, passano la bellezza di 683 euro di differenza. Le differenze sono forti anche all’interno degli stessi territori: nel Lazio, tra Frosinone e Rieti è di 475 euro.

Frosinone rimane in testa alla classifica delle province più care con una spesa media annuale per il servizio idrico di 867 euro mentre Milano e Cosenza conquistano la palma di capoluoghi più economici con 184 euro. Le città più care sono in gran parte in Toscana – 8 capoluoghi su 10 sono nella top ten delle città più costose che hanno bollette dai 743 euro in su. Le città meno care hanno prezzi che variano dai 184 euro di Milano e Cosenza ai 298 euro di Bergamo.

La Toscana è la regione più costosa (con 732 euro) mentre il Molise la più economica (226 euro. In Trentino Alto Adige c’è stato l’aumento più consistente della bolletta (+9%).

«Anche quest’anno registriamo un ulteriore incremento dei costi sostenuti dalle famiglie per il servizio idrico e, a fronte di ciò, torniamo a sottolineare la necessità di rafforzare gli strumenti a supporto delle fasce più deboli della popolazione, ampliando la platea degli aventi diritto al bonus sociale idrico e la diffusione dei bonus integrativi previsti da un numero ancora limitato di territori – afferma Tiziana Toto, responsabile nazionale delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – Molto ancora c’è da fare al fine di promuovere comportamenti più sostenibili da parte dei consumatori, anche se, anno dopo anno, si rivelano sempre più attenti e interessati ad avere strumenti chiari per compiere scelte sostenibili».

Acqua dispersa

In base agli ultimi dati Istat (anno 2020), la dispersione idrica nei capoluoghi di provincia è pari in media al 36,2% e raggiunge il 42,2% come territorio complessivo italiano. In alcune aree del Paese (soprattutto Sud e Isole) si disperde più della metà dei volumi d’acqua immessi in rete.

Se si analizza lo spaccato di alcune realtà, in Basilicata va disperso il 62% della risorsa idrica, mentre la Valle d’Aosta si ferma al 23,9%. Fra i capoluoghi di provincia spicca in negativo il dato di Belluno e Latina, dove la dispersione idrica assume dimensioni anche superiori al 70%.

 

Cittadinanzattiva XIX Rapporto sul servizio idrico integrato

 

I consumi di acqua fra i cittadini

Il Rapporto sul servizio idrico integrato, presentato oggi durante l’evento “Cara acqua, una risorsa da risparmiare e tutelare” e in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo, scatta inoltre una fotografia sulle abitudini dei cittadini in tema di consumi e sprechi di acqua. Cittadinanzattiva ha infatti realizzato una consultazione che ha interessato 3355 cittadini su conoscenza, percezioni e comportamenti di consumo dell’acqua.

Uno dei dati che emerge è la scarsa consapevolezza del proprio livello di consumo di acqua: i cittadini dichiarano di usare quotidianamente 62 litri di acqua, mentre l’Istat indica un consumo medio giornaliero di 215 litri a persona.

Poca consapevolezza emerge anche in relazione all’impatto del cambiamento climatico sulla disponibilità di acqua potabile, messa a rischio dalla riduzione delle riserve di neve e ghiaccio e da alluvioni e siccità. Meno del 20% dei cittadini annovera tra le ripercussioni negative dei cambiamenti climatici la riduzione della disponibilità di acqua dolce.

Quasi uno su tre non conosce il proprio fornitore del servizio idrico e oltre il 37% ritiene la bolletta troppo alta. Il 43% non conosce il bonus sociale e il 62% quello integrativo messo eventualmente a disposizione dal proprio comune di residenza. Quasi l’80% vorrebbe ricevere informazioni circa l’impronta idrica dei prodotti che acquista, al fine di poter compiere scelte più responsabili. Circa la metà dei cittadini intervistati non beve regolarmente acqua di rubinetto e, sebbene la metà dichiari di avere a disposizione nel proprio Comune le cosiddette Case dell’acqua, quasi il 40% afferma di non avervi mai fatto rifornimento.

 

Cittadinanzattiva XIX Rapporto sul servizio idrico integrato

 

Quanto piace l’acqua in bottiglia

Particolari sono i dati relativi al consumo di acqua in bottiglia.

Gli italiani sono infatti i primi in Europa e secondi al mondo per consumo di acqua in bottiglia.

Il 49% dei cittadini consultati dichiara di non bere regolarmente acqua di rubinetto e la motivazione prevalente è legata all’aver consolidato l’abitudine di bere acqua in bottiglia (30,8%). Al Sud e nelle Isole la percentuale di chi non beve regolarmente acqua del rubinetto sale a circa il 67% e la motivazione principale è la mancanza di fiducia nei controlli (35,7%). L’acqua in bottiglia costa: la spesa media si attesta fra 20-25 euro a famiglia al mese. Il 45% dei cittadini interpellati ritiene più sicura e controllata l’acqua in bottiglia, percentuale che sale al 57% nel Sud e nelle Isole, dove tra l’altro uno su quattro dichiara che nel proprio comune sono state emesse ordinanze di non potabilità.


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