In occasione dell'Amazon Prime Day, Amnesty International chiede all'azienda di rispettare i diritti dei lavoratori

In occasione dell'Amazon Prime Day, Amnesty International chiede all'azienda di rispettare i diritti dei lavoratori

È iniziata ieri la corsa alle offerte e agli sconti dell’Amazon Prime Day destinati ai clienti Prime e, con l’occasione, Amnesty International chiede all’azienda di rispettare in maniera autentica il diritto dei lavoratori di riunirsi e costituire dei sindacati e di tutelare i diritti umani sul lavoro.

“Sebbene Amazon dichiari di rispettare il diritto dei lavoratori di unirsi e costituire sindacati – spiega Amnesty – non ha pubblicamente negato le rivendicazioni sulla sorveglianza e sul tracciamento dell’organizzazione dei lavoratori e sull’attività dei sindacati”.

A tal proposito, l’organizzazione riferisce di aver chiesto ad Amazon ulteriori informazioni in merito, tramite una lettera datata 21 settembre 2020. A questa ha fatto seguito un’altra lettera del 5 ottobre, a cui non ha ancora ricevuto risposta.

Amazon e il controllo dei lavoratori

Amnesty segnala alcuni recenti episodi riportati dalla stampa, che testimoniano le azioni di Amazon volte a controllare i lavoratori e ad ostacolare il loro diritto a organizzarsi:

– il 6 ottobre, Recode ha riferito di una nota interna trapelata dall’azienda che conteneva piani di investimento per centinaia di migliaia di dollari, destinati al monitoraggio di “minacce” sindacali attraverso un nuovo sistema tecnologico chiamato “geoSPatial Operating Console”. Sebbene Amazon non si sia espressa sulla veridicità della circolare, il suo portavoce ha detto a Recode che l’azienda rispetta “il diritto dei lavoratori a riunirsi, costituire, aderire o non aderire a un sindacato o altri organismi legittimi di loro scelta, senza dover temere rappresaglie, intimidazioni o persecuzioni”;

– a settembre, Amazon ha pubblicato degli annunci di lavoro per la posizione di “analisti di intelligence” col compito di individuare i rischi aziendali, tra i quali quelli derivanti da “minacce di organizzazioni dei lavoratori nei confronti dell’azienda”. Amazon ha poi rimosso gli annunci lavorativi e ha dichiarato che c’era stato un errore nella pubblicazione;

– sempre a settembre, secondo documenti interni di Amazon ottenuti da Vice News, la società stava monitorando e analizzando segretamente i gruppi privati di Facebook dei lavoratori, anche con lo scopo di seguire eventuali programmi di attività di sciopero o proteste.

 

Amnesty International chiede ad Amazon di rispettare i diritti dei lavoratori

 

Amnesty: Amazon scoraggia i lavoratori dall’organizzarsi

“Gli sforzi di Amazon per scoraggiare i lavoratori dall’organizzarsi non sono una novità – prosegue Amnesty International – e le stesse relazioni annuali della società parlano di comitati aziendali o sindacati come un fattore di rischio per le loro operazioni internazionali”.

Ricorda, ad esempio, che in passato, nel Regno Unito, “Amazon ha più volte diffidato per presunte intrusioni e minacciato di misure ingiuntive il sindacato Gmb, che aveva tentato di parlare ai lavoratori all’esterno delle strutture Amazon. Inoltre, i coordinatori di Gmb hanno riferito ad Amnesty International che il personale delle risorse umane di Amazon ha sequestrato e strappato i volantini del sindacato distribuiti ai lavoratori, quando questi sono entrati in azienda”.

“Negli Usa – ricorda ancora Amnesty – i dipendenti dell’area magazzino, che hanno difeso i propri diritti e sollevato delle preoccupazioni sulla sicurezza sul lavoro durante la pandemia da Covid-19, hanno subito provvedimenti disciplinari o sono stati successivamente licenziati”.

Il ruolo dei sindacati durante la pandemia

L’organizzazione sottolinea anche l’importanza del ruolo dei sindacati durante la pandemia da Covid-19, con riguardo anche alla tutela dei diritti umani del personale di Amazon e all’adozione di misure sanitarie e di sicurezza più adeguate e altri tipi di protezione da parte dell’azienda.

“Queste esperienze – spiega Amnesty – mostrano lo stretto legame tra il diritto ad organizzarsi, la contrattazione collettiva e la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

Ad esempio, in Francia, i sindacati hanno contribuito ad assicurare “tutele sanitarie, rientro volontario a lavoro, orari modificati per facilitare il distanziamento e un aumento di 2 euro l’ora per tutto il mese di maggio”.

In Italia, il sindacato dei lavoratori di Amazon ha ottenuto la firma di un accordo che prevede “procedure di pulizia e sanificazione costanti, programmate e tracciate; programmazione delle attività lavorative e organizzazioni delle postazioni di lavoro con almeno due metri di distanza garantiti tra i lavoratori”.

Amazon risponde a una lettera di Amnesty

“Nonostante la manifestazione pubblica di apprezzamento e gratitudine di Amazon nei confronti dei lavoratori dell’azienda, questi sentimenti non sembrano riguardare anche il diritto di riunirsi in sindacati”, afferma l’organizzazione.

Amnesty International ha informato di queste preoccupazioni Amazon in alcune lettere. Nella risposta alla lettera di aprile 2020, l’azienda ha dichiarato: “(il n)ostro approccio ai diritti umani si basa su standard internazionali; rispettiamo e sosteniamo le Convenzioni fondamentali dell’Oil, la Dichiarazione dell’Oil sui principi e i diritti fondamentali del lavoro e la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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