Carceri, Amnesty International presenta il Rapporto "Dimenticati dietro le sbarre"

Colloqui dei detenuti e riservatezza delle videochiamate

Dimenticati dietro le sbarre”: è il titolo del nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International sulla crisi causata dalla pandemia da Covid-19 all’interno delle carceri, dove si lotta per prevenire la diffusione del virus e – denuncia l’Organizzazione – i provvedimenti per controllarla causano gravi violazioni dei diritti umani.

In occasione del lancio del suo rapporto, Amnesty International ha chiesto che gli oltre 11 milioni di detenuti nel mondo siano inseriti nei piani vaccinali nazionali.

Carceri corsie preferenziali per il contagio

I dati disponibili indicano tendenze preoccupanti rispetto alle infezioni da Covid-19 nelle carceri. Basti pensare che, solo negli Stati Uniti, a metà febbraio 2021, ci sono state oltre 612.000 infezioni denunciate nelle prigioni, negli istituti penitenziari o nei centri detentivi e almeno 2700 decessi fra prigionieri e guardie carcerarie.

Il tasso di mortalità nelle prigioni di tutti gli Stati Uniti è stato il doppio rispetto a quello rilevato tra la popolazione in generale ad agosto 2020, in base alla relazione della Commissione nazionale sul Covid-19 e sulla giustizia penale.

“La portata reale delle infezioni e dei decessi nelle prigioni è difficile da valutare – spiega Amnesty – poiché i governi non hanno raccolto e non hanno reso pubbliche informazioni aggiornate e affidabili”.

In molti stati – denuncia – le prigioni rischiano di essere corsie preferenziali per il contagio: molti detenuti, infatti, non riescono a ottenere prodotti igienico-sanitari adeguati né dispositivi di protezione individuale, la distanza fisica è difficile da mantenere e le cure mediche disponibili sono limitate.

“Mentre la pandemia da Covid-19 continua a diffondersi nelle prigioni di tutto il mondo, i provvedimenti adottati dai governi per contrastarla producono violazioni dei diritti umani: ad esempio, per mantenere la distanza fisica si ricorre eccessivamente all’isolamento, senza adottare misure per mitigarne le conseguenze”, ha dichiarato Netsanet Belay, direttore delle ricerche di Amnesty International.

 

Abbandonati dietro le sbarre (Fonte: Amnesty International)
Abbandonati dietro le sbarre (Fonte: Amnesty International)

Il problema del sovraffollamento

Il sovraffollamento è uno dei principali problemi odierni che affliggono le strutture detentive: 102 stati hanno riferito di tassi di occupazione delle carceri di oltre il 110%, con una percentuale notevole di detenuti in attesa di giudizio o condannati per reati di natura non violenta.

E, nonostante le misure messe in atto per individuare prigionieri da rilasciare, Amnesty International ha verificato che gli attuali tassi di scarcerazione non bastano per contrastare gli elevati rischi posti dal virus.

La crisi sanitaria e la carenza dei tamponi

La frequente mancanza di misure preventive e protettive nei centri di detenzione è un altro risultato della ricerca di Amnesty International, che ha identificato casi in Paesi fra cui Cambogia, Francia, Iran, Pakistan, Sri Lanka, Togo, Turchia e Stati Uniti.

All’inizio della pandemia, l’Organizzazione ha verificato che in molti stati i detenuti non sono stati sottoposti al test di positività a causa dell’enorme carenza di tamponi.

L’Organizzazione ha scoperto, inoltre, circostanze in cui i tamponi per il Covid-19 non erano facilmente accessibili neanche al personale carcerario.

Carceri, misure di controllo e violazioni dei diritti umani

Dall’indagine di Amnesty è emerso anche che, per contrastare la diffusione della pandemia, in molti stati le direzioni delle carceri hanno adottato provvedimenti pericolosi, come il ricorso eccessivo e arbitrario all’isolamento e alla quarantena, che hanno causato gravi violazioni dei diritti umani, in alcuni casi equivalenti a trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

Inoltre, le misure di lockdown prese nelle prigioni hanno avuto un impatto sulle visite familiari, mettendo a rischio la salute psicofisica dei detenuti. In alcuni casi questi provvedimenti hanno scatenato proteste e rivolte, spesso sedate ricorrendo all’uso eccessivo della forza.

“Se in alcuni casi le visite familiari sono state mantenute adattando le condizioni alla realtà della pandemia, in altri queste sono state vietate del tutto, privando i detenuti di una relazione col mondo esterno e compromettendo la loro salute fisica e psicologica”, ha aggiunto Belay.

Amnesty: non discriminare i detenuti nei piani di vaccinazione

“Le prigioni sono tra i luoghi più a rischio per la diffusione della pandemia da Covid-19 e non è possibile negare per altro tempo il diritto alla salute ai detenuti. La mancanza di chiarezza sui piani vaccinali e sul trattamento delle persone in carcere sta diventando un problema globale e urgente. Se non verrà data priorità alla loro salute, le conseguenze saranno catastrofiche per i detenuti, per le loro famiglie e per i sistemi sanitari pubblici”, ha concluso Belay.

Amnesty International chiede, dunque, agli stati di non discriminare le persone in carcere nei piani e nelle politiche di vaccinazione, di fare il massimo sforzo perché sia data priorità ai detenuti nel contesto dei piani vaccinali e di assicurare che i detenuti che rischiano particolarmente il contagio (come quelli anziani e coloro che hanno problemi cronici di salute) abbiano la priorità, tanto quanto gruppi analoghi di persone presenti tra la popolazione generale.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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