Diritti della donna, Unicef lancia una petizione per l'insegnamento della parità di genere

Diritti della donna, Unicef lancia una petizione per l'insegnamento della parità di genere

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, l’UNICEF Italia, con la campagna #8marzodellebambine, lancia l’iniziativa No alla Violenza di genere: insegniamolo tra i banchi, per chiedere l’insegnamento della parità di genere.

Come testimoniano i dati più recenti, la violenza di genere è aumentata in diversi Paesi, soprattutto durante i lockdown legati alla pandemia da COVID-19 – ricorda l’Unicef.

Secondo l’ISTAT, nei primi nove mesi del 2021 le richieste di aiuto al “1522” delle vittime tramite chiamata telefonica o via chat sono state 12.305. E i dati evidenziano che le misure restrittive alla mobilità, adottate per il contenimento della pandemia, hanno amplificato nelle donne la paura per la propria incolumità. Nei primi nove mesi del 2020 si è osservato, infatti, un aumento delle segnalazioni di violenza in cui la vittima si è sentita in pericolo di vita per sé o per i propri cari (3.583 contro 2.663 nel 2019).

Attraverso una petizione l’UNICEF Italia chiede, quindi, al Ministero dell’Istruzionedi consolidare la promozione della parità di genere e la prevenzione della violenza di genere nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole, in sinergia con quanto previsto sia nel nuovo Piano Nazionale d’Azione per l’Infanzia e l’Adolescenza sia nelPiano nazionale sulla violenza maschile contro le donne, di cui anche l’UNICEF ha promosso l’adozione.

Diritti della donna, Unicef: dare priorità alle ragazze nella ripresa dal Covid

“Mentre entriamo nel terzo anno del COVID-19 e lavoriamo per una era post-pandemia, il vero recupero deve essere basato sull’uguaglianza di genere”, afferma Catherine Russell, Direttore Generale UNICEF, che ricorda l’impatto della pandemia sulla vita delle ragazze.

 

diritti della donna

 

A livello globale – spiega – oltre 11 milioni di ragazze potrebbero non tornare mai più a scuola dopo la pandemia. Altri 10 milioni sono a rischio di matrimoni precoci nei prossimi 10 anni. Inoltre, secondo l’UNFPA, si potrebbero verificare 2 milioni di casi in più di mutilazioni genitali femminili.

“Le attuali chiusure delle scuole, stress economici e interruzione dei servizi stanno mettendo a rischio la salute, il benessere e il futuro delle ragazze più vulnerabili – afferma Catherine Russell –. Mentre i lockdown costringono i bambini a passare più tempo a casa, le ragazze si fanno maggiore carico del lavoro domestico. Molte sono costrette a vivere a stretto contatto con chi le maltratta, separate dai servizi e le comunità che aiutano a proteggerle. La violenza di genere, compresa quella sessuale, è in aumento”.

Per questi motivi l’Unicef chiede che le ragazze vengano messe al centro del piano di ripresa dalla pandemia a livello globale, nazionale e locale.

“Questo significa tenere le scuole aperte e consentire alle ragazze di ricominciare a studiare e investire in risorse che aiutino coloro che sono rimaste indietro a recuperare – prosegue Catherine Russell – . Significa reinvestire nella salute e nell’istruzione delle ragazze, compresi la loro salute e i loro diritti sessuali e riproduttivi, e migliorare l’accesso delle ragazze a servizi di igiene e salute mestruale di qualità; significa proteggere le ragazze da ogni forma di violenza, comprese pratiche dannose come matrimoni precoci e mutilazioni genitali femminili”.


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