Il dibattito per la riforma della Siae in base al recepimento della direttiva europea sulla gestione collettiva dei diritti d’autore si anima di una nuova voce. L’Asso-consum, associazione per la difesa dei consumatori degli utenti e dei cittadini, si dichiara infatti favorevole alla liberalizzazione del mercato del copyright, definendo la società italiana degli autori e degli editori “un ente elefantiaco”: 87 milioni di euro per 1.200 dipendenti, 524 milioni di incassi, 764 milioni di euro di debiti per diritti non distribuiti, stipendi, per i 44 dirigenti, che vanno dai 79mila ai 409 mila euro. “L’ente, inoltre, sembra violare anche gli obblighi di trasparenza e anticorruzione: gli ultimi dati consultabili pubblicamente risalgono al 2014, dati, per altro confusionari e poco chiari”, aggiungono dall’associazione.
La Siae ha beneficiato di un solido monopolio fin dal 1882. Monopolio che, ad oggi, risulta in contrasto con le disposizioni che giungono dall’Ue. Secondo l’articolo 5 della Direttiva europea in questione infatti, “i titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta”.
Il modello proposto non per forza deve puntare verso la totale liberalizzazione ma potrebbe seguire, come ha precisato il presidente dell’Associazione Editori Italiani, Federico Motta, la strada della rappresentanza (chi si candida a gestire un diritto deve aver ricevuto mandato dai titolari di quello stesso diritto), e della partecipazione.

Parliamone ;-)