Emissioni auto, seconda fase dell’inchiesta europea: servono più informazioni
Con una risoluzione votata la scorsa settimana, la commissione d’inchiesta del Parlamento europeo (EMIS) chiamata a fare chiarezza sul caso delle false emissioni degli autoveicoli ha richiamato la Commissione a fornire quanto prima alcuni documenti mancanti relativi alle misurazioni delle emissioni. La relazione finale dell’inchiesta è prevista per la primavera del 2017 ma a metà del suo mandato la EMIS fatica a procedere nella sua attività. La commissione d’inchiesta è stata istituita in risposta alle rivelazioni sui dispositivi truccati utilizzati per ridurre le emissioni inquinanti durante i test ufficiali sulle auto. Sta inoltre indagando per capire se la Commissione europea o i funzionari nazionali sospettassero o sapessero delle possibili truffe prima che fosse scoperta negli Stati Uniti e per quale motivo non fossero stati – intenzionalmente o meno – più prudenti nell’affrontare le discrepanze nei valori delle emissioni, riscontrate nei test di omologazione e in quelli in condizioni reali di guida.
In particolare, la Commissione europea dovrebbe fornire ai membri di EMIS tutta la documentazione richiesta relativa alle misurazioni delle emissioni dei veicoli, compreso il lavoro svolto dal Centro comune di ricerca (CCR) e tutte le registrazioni delle attività dei vari gruppi di esperti che si occupano di legislazione in materia di procedure di omologazione veicoli.
Sebbene, come sottolineato nel corso del dibattito da Gerben-Jan Gerbrandy, parlamentare olandese e membro dell’EMIS, “la cooperazione con la Commissione è migliorata dall’estate”, numerosi ostacoli sono ancora presenti nel delineare le responsabilità delle autorità nazionali. “Democrazia europea vuol dire anche responsabilità in Europa dei ministri nazionali”, ha precisato Gerben-Jan Gerbrandy, “Restano gli interrogativi sul ruolo degli Stati membri, poiché l’attuazione e l’applicazione della normativa UE in materia di emissioni auto sembra molto debole”.

