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Bambini in carcere, un dramma che deve finire

Realizzare nuove case famiglia protette per madri detenute con bambini. È l’obiettivo di un emendamento di Cittadinanzattiva, in discussione al Senato, che vuole così intervenire su un tema tanto rimosso dal dibattito pubblico quanto drammatico: quello dei bambini in carcere con le loro mamme. Sono poche decine di piccoli e questo forse spiega perché se ne parli così poco. Eppure è un dramma tuttora irrisolto.

I bambini ristretti insieme alle madri detenute sono costretti a trascorrere i primi anni di vita dentro gli istituti penitenziari. Senza libertà. Con uno sviluppo compromesso. Senza alcuna colpa.

Cittadinanzattiva: emendamento per case famiglia protette

Fra gli emendamenti al  “Decreto giustizia” in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato ce n’è uno promosso da Cittadinanzattiva che recepisce una parte delle proposte della organizzazione.

Si tratta, spiega Cittadinanzattiva, di «una disposizione finalizzata a favorire la rapida individuazione e realizzazione di nuove case famiglia protette per detenute con figli minorenni, ove promuovere percorsi di reinserimento, grazie ad apposite convenzioni tra il Ministero della Giustizia e gli enti locali».

La proposta di emendamento vede come prime firmatarie le Senatrici Cirinnà, Valente e Rossomando. E sarebbe una prima soluzione per permettere percorsi alternativi alla detenzione negli istituti penitenziari delle mamme e dei loro bambini piccoli.

 

mamma e figlia

 

Bambini in carcere, quanti sono

Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone (Il carcere al tempo del coronavirus, pubblicato a maggio) sono oggi 34 i bambini reclusi con le loro mamme. Ma solo due mesi prima erano oltre cinquanta.

«Le detenute con figli minori di 3 anni presenti nel circuito penitenziario in Italia sono 34 al 30 aprile 2020 (40 i figli a carico), ma erano 54 (con 59 figli a carico) appena due mesi prima, il 29 febbraio. Si trovano all’ICAM di Lauro, a Salerno, Bologna, Roma Rebibbia Femminile, Bollate, Milano San Vittore, Torino Le Vallette, Firenze “Sollicciano” e Venezia “Giudecca”».

La legge 354/1975 che regola l’ordinamento penitenziario permette alle detenute madri di piccoli dai 0 ai 3 anni di tenerli con sé, in aree separate dal resto del carcere ma sempre in una dimensione di costrizione. Una legge successiva, la 62 del 2011, recante modifiche in materia di detenute madri, ha introdotto degli istituti volti a favorire il rapporto fra madre e figlio, come case famiglia protette e istituti di custodia attenuata per le detenute madri (Icam). Il dramma dei bambini in carcere non è però risolto.

Disposizioni inattuate e contesti di marginalità

«Questa è una questione che non desta interesse nel dibattito pubblico, ma riveste un obiettivo valore perché ha direttamente a che vedere con la tutela di soggetti particolarmente vulnerabili», ha detto Laura Liberto, coordinatrice di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva.

L’associazione vuole richiamare l’attenzione sulla situazione dei bambini detenuti con le loro madri, sollecitando il Governo ad attuare misure per metterli in sicurezza e scongiurare anche il pericolo potenziale di un contagio.

«Si tratta di piccoli numeri – continua Liberto – nei momenti di massima capienza le presenze hanno sfiorato la sessantina, nelle ultime settimane sono ridotti a poche unità, ma con il rischio che rientrino in carcere una volta superata la fase emergenziale. Nella maggior parte dei casi, si tratta di donne e bambini provenienti da contesti di grande marginalità e disagio sociale. Nonostante le buone leggi ed una giurisprudenza favorevole, la presenza di bambini nelle carceri, assieme alle madri detenute, rappresenta un paradosso gravissimo ed irrisolto. Le diposizioni in materia, infatti, restano spesso inattuate per una serie di limitazioni, di natura sia giuridica che economica, tra cui la mancanza sul territorio di case famiglia dedicate ad ospitare i piccoli con le loro madri».

Quello che l’associazione chiede non sono però solo provvedimenti provvisori. I bambini non devono tornare in carcere con le madri una volta conclusa la fase dell’emergenza coronavirus.

«Ci auguriamo, quindi, che la proposta trovi la più ampia condivisione nell’iter parlamentare di conversione del Decreto Legge – conclude Liberto – e che si cominci, così, a restituire necessaria centralità alla tutela della salute psicofisica dei bambini, al di sopra di ogni altra ragione».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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