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Educazione, associazioni chiedono che sia al centro della ripresa

Bambini e adolescenti finora sono rimasti indietro. Vittime con i loro genitori di una crisi economica ed educativa, con le scuole chiuse e la didattica a distanza che non è arrivata a tutti. La ripresa post Covid deve dunque partire dall’educazione perché senza educazione, e senza lotta alla povertà educativa, non c’è ripartenza che tenga.

Con questa consapevolezza una rete di associazioni impegnate nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza chiede di aprire un dialogo col Governo e presenta un documento in cinque punti.

#educAzioni per contrastare la povertà educativa

Le richieste e proposte sono contenute nero su bianco nel documento educAzioni: cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti.

Le associazioni hanno inviato una richiesta di incontro al presidente del Consiglio. Chiedono di ripartire dai diritti e dall’educazione delle nuove generazioni con investimenti e politiche mirate perché «senza attenzione ai diritti dei bambini e degli adolescenti non può avvenire una vera ripartenza». Questo significa garantire i servizi educativi per l’infanzia, avere scuole aperte tutto il giorno che diventino comunità educante, raggiungere tutti i giovani esclusi dalla didattica a distanza. E significa destinare al sistema dell’educazione il 15% degli investimenti previsti per la ripresa.

La lettera e il documento sono firmati da Alleanza per l’Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri.

 

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Educazione e povertà educativa, un documento in cinque punti per la ripresa

 

“Doppia crisi, economica ed educativa”

Nella lettera inviata al presidente del Consiglio, le reti spiegano come bambini, adolescenti e genitori siano al centro di “una doppia crisi, economica ed educativa” e chiedono di difendere i diritti dei bambini e degli adolescenti, non lasciandoli indietro come è stato nella precedente crisi del 2007-2008. Non sembra così, spiegano le reti, ma non basta.

«Dobbiamo tuttavia constatare che la scuola (a partire dai nidi e scuole per l’infanzia) e i diritti educativi dei bambini (fin dalla più tenera età), dei ragazzi e adolescenti continuano a rimanere marginali nell’agenda della politica e nel complesso degli investimenti messi in campo. Ne sono testimonianza, tra l’altro, il quadro confuso con cui si sono avviate le attività estive, l’assenza di iniziative forti per il recupero educativo nei mesi estivi, l’incertezza che continua a circondare l’inizio dell’anno scolastico a settembre».

Disuguaglianza e povertà

L’impegno su scuola ed educazione deve essere al centro degli investimenti per superare la crisi prodotta dal Covid. In tutto il mondo 1 miliardo e 650 milioni di bambini e ragazzi hanno interrotto le normali attività scolastiche per l’emergenza Covid-19. In Italia sono stati 9,8 milioni, il 16,8% della popolazione.

La crisi economica ed educativa italiana si verifica in un paese che soffre di gravi disuguaglianze nelle opportunità di crescita e sviluppo, di povertà minorile e povertà educativa.

«Un milione e 137 mila, pari all’11,4% (dato 2019) sono i minorenni che in Italia vivono in povertà assoluta, il 14,5% degli e delle adolescenti abbandona la scuola, il 12,3% dei ragazzi/e tra 6-17 anni vive in case prive di strumenti informatici, pc o tablet, il 10,5% dei ragazzi/e tra 15 e 19 anni non è occupato e non é inserito in un percorso di formazione».

I cinque passi per investire nell’educazione

Per questo bisogna intervenire sull’educazione, invertendo la rotta e dando un forte segno di discontinuità dopo decenni di limitati investimenti sull’istruzione e sulle politiche per l’infanzia e l’adolescenza.

«L’educazione non può continuare ad essere un tema residuale nell’agenda della politica – si legge nel documento – E’ l’asse portante del cambiamento culturale, economico e civile oggi indispensabile per risollevare il Paese dall’emergenza».

Le richieste contenute nel documento educAzioni, si articolano su cinque priorità:

  • l’attivazione, a partire dai territori più svantaggiati, dei Poli educativi 0-6 anni, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, con garanzia di accesso gratuito per le famiglie in difficoltà economica;
  • la costruzione di patti educativi territoriali per coordinare l’offerta educativa curriculare con quella extracurriculare, mantenendo le scuole aperte tutto il giorno, coordinati e promossi dagli enti locali, in collaborazione con le scuole e il civismo attivo;
  • la possibilità di raggiungere i più colpiti dal black out educativo a partire dall’estate, con una offerta educativa personalizzata, da proseguire alla ripresa delle scuole, con un’attenzione speciale al benessere psicologico, alle necessità degli alunni disabili e agli adolescenti usciti dal circuito scolastico;
  • l’allocazione del 15% del totale degli investimenti per il superamento della crisi in educazione per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione;
  • la definizione di un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, con obiettivi chiari e sistemi di monitoraggio, per promuovere il rilancio diffuso delle infrastrutture sociali e educative.

Il 15% degli investimenti sia destinato al sistema educativo

L’impegno sulla scuola e sulla educazione deve essere al centro del piano di investimenti per superare la crisi. In Italia la spesa pubblica sull’istruzione è fra le più basse d’Europa.

«Servono scelte coraggiose per ripartire dall’investimento sul capitale umano, sul diritto allo studio e sull’educazione  – dice il documento – Chiediamo che sia destinata a questa finalità il 15% del totale degli investimenti, per attestarsi gradualmente sullo standard europeo di un investimento in educazione del 4,5-5% sul PIL. Un investimento straordinario per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica. Un impegno da non considerare come una spesa a fondo perduto, ma un investimento per promuovere lo sviluppo e il benessere sociale ed economico delle generazioni presenti e future».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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