Security camera on wall
Videosorveglianza, Garante Privacy: non deve violare la sfera intima delle persone
Il Garante Privacy ha sanzionato un istituto per persone cieche e ipovedenti per il sistema di videosorveglianza installato, che le riprendeva anche nel corridoio per la doccia. Le telecamere violavano la sfera intima degli ospiti
La videosorveglianza non può e non deve violare la sfera intima delle persone. E invece le telecamere che un istituto per persone cieche e ipovedenti aveva installato riprendevano gli ospiti nel corridoio che portava alle docce. Non solo un momento privato, ma anche riprese che andavano in tempo reale sui monitor della portineria e potevano dunque accidentalmente essere viste anche da estranei.
Per questo motivo il Garante Privacy ha sanzionato un istituto per ciechi di Catania, dopo il reclamo di un ospite che si era lamentato denunciando che l’istituto aveva installato “telecamere di audio sorveglianza nei vari reparti e corridoi interni”, della cui presenza gli utenti ipovedenti e non vedenti non sarebbero stati messi a conoscenza.
La videosorveglianza non deve ledere l’intimità delle persone
«I sistemi di videosorveglianza non possono essere installati in luoghi dove può essere violata la sfera di intimità e la dignità delle persone», stabilisce il Garante Privacy.
Se poi questo sistema riprende persone cieche o ipovedenti, non basta informarli con cartelli ma servono strumenti adatti come i messaggi audio.
Così l’Autorità ha sanzionato una residenza per persone cieche, che si erano lamentate per l’installazione di un sistema di videosorveglianza in grado di riprenderle in momenti privati della loro vita. In particolare, la protesta dipendeva dal fatto che le telecamere interne inquadravano anche il corridoio che collegava i loro alloggi con le docce comuni. Le riprese, inoltre, non solo erano registrate, ma erano mostrate in tempo reale sui monitor degli operatori della portineria, con il rischio che le immagini venissero accidentalmente viste anche da visitatori o fornitori.
L’amministrazione si è giustificata adducendo come motivazione del sistema di videosorveglianza la necessità di difendersi da furti e di garantire la sicurezza sanitaria degli ospiti, evitando accessi non autorizzati nel periodo di pandemia. Sosteneva poi che i residenti erano stati informati della presenza delle telecamere con cartelli e appositi segnali sonori.
Telecamere senza corretta informativa
Nel provvedimento sanzionatorio il Garante ha sottolineato che «la scelta di installare l’impianto di videosorveglianza nel corridoio che conduce alle docce lede la sfera personale degli ospiti, e che tale scelta non può essere giustificata da generiche esigenze di sicurezza, che avrebbero potuto comunque essere soddisfatte dall’Istituto con modalità meno invasive per gli ospiti».
Non c’era neanche una corretta informazione sulla presenza delle telecamere, perché l’istituto aveva affisso alla bacheca un’informativa dettagliata sul sistema di videosorveglianza solo dopo l’avvio dell’istruttoria.
La nuova informativa, per giunta, non era adatta agli ospiti della struttura che avrebbero dovuto riceverla con un messaggio audio preregistrato, riascoltabile a richiesta.
Le violazioni sono però avvenute per un tempo limitato e le telecamere del corridoio sono state disattivate durante l’istruttoria. Per questo la multa del Garante si è fermata a 5 mila euro.

