Stop alle pellicce, nuova inchiesta di Essere Animali: volpi in gabbia e sofferenze crudeli

Stop alle pellicce, nuova inchiesta di Essere Animali: volpi in gabbia e sofferenze crudeli (foto Pixabay)

Essere Animali ha realizzato in Polonia, a inizio febbraio, una nuova inchiesta che mostra la crudeltà della produzione di pellicce in Europa, raccogliendo immagini all’interno di un enorme allevamento di volpi confinate in anguste e fatiscenti gabbie individuali e sottoposte a stress psicofisici estremi.

“A differenza di altri paesi europei che – forzati anche dell’emergenza Coronavirus, a cui molti animali come i visoni sono soggetti – hanno deciso di cessare la produzione di pellicce, la Polonia continua a produrre ed esportare tonnellate di pelli in Europa e fuori dai confini UE”, denuncia l’Organizzazione. In Italia “il divieto di allevare animali per le pellicce è entrato in vigore il primo di gennaio 2022, e a breve si attende l’emanazione del decreto interministeriale per avviare concretamente lo svuotamento degli ultimi 4 allevamenti italiani di visoni dove ancora sono stabulati e ammassati, in minuscole gabbie, più di 3.600 animali“.

Volpi in gabbia, l’inchiesta di Essere Animali

Le condizioni documentate nell’allevamento – si legge in una nota di Essere Animali – mostrano “il confinamento estremo e repressivo a cui le volpi sono sottoposte, animali che in natura hanno una vita sociale complessa, formano coppie e gruppi familiari e sono abituate a scavare tane con numerosi tunnel e muoversi in un raggio molto ampio (fino a 20-30 km quadrati per le volpi artiche)”.

“Le volpi rosse sono in grado di camminare anche 10 km al giorno – spiega l’Organizzazione – mentre le volpi artiche nelle stagioni migratorie coprono fino a 100 km in un singolo periodo. Ma tutto questo è negato all’interno degli allevamenti, che non garantiscono nessuna possibilità per gli animali di esprimere i propri comportamenti naturali”.

“In questi allevamenti vengono negati tutti i comportanti naturali agli animali, in nulla diversi da nostri animali d’affezione, e non possiamo non chiederci se eticamente possiamo accettare ancora tutto questo – dichiara Brenda Ferretti, Campaigns Manager di Essere Animali. – La nostra risposta è ovviamente no: in un mondo in cui abbiamo tante alternative più sostenibili alle pellicce animali e numerosi brand che hanno deciso di abbandonare le pellicce è tempo di voltare pagina per sempre e indicare anche ai produttori una strada migliore e più futuribile, priva di sfruttamento animale”.

“I video raccolti – denuncia Essere Animali – mostrano, in particolare, volpi con comportamenti stereotipati che girano compulsivamente in cerchio all’interno delle gabbie singole a batteria, sbattendo contro le pareti metalliche; gabbie a batteria sporche, spoglie e prive di alcun arricchimento ambientale; gabbie con pavimento interamente composto di rete metallica, totalmente inadeguato per gli animali e fonte di dolore aggiuntivo alle zampe.

E, ancora, scarsi sistemi per abbeverare e nutrire gli animali: nelle gabbie l’unico modo per abbeverare gli animali è una singola tazza in ferro per animale e quasi tutte le tazze erano vuote al momento dell’ingresso in allevamento; e una volpe con problemi di salute al muso e alla bocca, che presentava gengive molto gonfie dovute alla gengivite iperplastica ereditaria: si tratta di una malattia genetica che colpisce le volpi selezionate per la produzione di pellicce e che peggiora notevolmente le loro condizioni a causa della vita malsana negli allevamenti. Spesso – spiega Essere Animali – comporta l’abbattimento prematuro degli animali”.

L’indagine si inserisce all’interno della campagna europea Fur Free Europe, promossa da oltre 60 associazioni per i diritti animali in 23 Stati membri, che in poco più di nove mesi hanno raccolto più di 1 milione e mezzo di firme di cittadini europei – compresi gli italiani. La raccolta firme non è ancora terminata e si chiuderà il primo marzo 2023.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)