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Da dove vengono i nostri vestiti? Analisi Eurostat

Da dove vengono i nostri vestiti? È la domanda da cui parte l’Eurostat che ha analizzato l’andamento del commercio di vestiti e abbigliamento alla luce della pandemia. Perché nei flussi commerciali che sono stati travolti dalla pandemia c’è anche il commercio di abbigliamento.

Nel 2020 nell’Unione europea c’è stata una flessione dei flussi commerciali sia in entrata, come importazione di abbigliamento, che in uscita, quindi dai confini europei verso paesi extra Ue. Ma da dove vengono i vestiti che indossiamo e che importiamo? Forse con poca sorpresa, soprattutto dalla Cina, che copre il 30% delle importazioni di vestiti nei confini della Ue. Seguono Bangladesh e Turchia.

 

 

grafico eurostat
Extra-EU imports and exports of clothes, Eurostat 2021

 

Il commercio di vestiti nel 2020

Per prevenire la diffusione della pandemia COVID-19 nel 2020, dice l’Eurostat, i paesi di tutto il mondo hanno adottato una serie di misure restrittive, che hanno influito negativamente sul commercio internazionale di merci. E il commercio di vestiti non rappresenta affatto un’eccezione.

Di conseguenza le importazioni di vestiti negli Stati dell’Ue sono diminuite del 14% in valore nel 2020 rispetto al 2019, nonostante negli ultimi dieci anni la tendenza sia stata invece all’aumento.

Complessivamente l’Unione europea nel 2020 ha importato vestiti per un valore di 69 miliardi di euro da stati extra europei.

Le esportazioni di abbigliamento dell’UE verso i paesi al di fuori dell’UE hanno invece raggiunto un valore di 30 miliardi di euro nel 2020 – con un andamento comunque in flessione rispetto al 2019. Le esportazioni sono infatti diminuite del 14% in valore, dopo un aumento costante negli ultimi dieci anni.

 

 

grafico eurostat
Import of clothes to the EU, Eurostat 2021

 

I vestiti importati vengono da Cina, Bangladesh e Turchia

Il commercio di vestiti vede, per grandi linee, la Cina come primo esportatore di abbigliamento nella Ue. La Germania è, fra gli stati europei, il primo importatore di vestiti. L’Italia invece è il primo paese per esportazioni di abbigliamento della Ue, con un terzo dei flussi di vestiti diretti in paesi extra europei.

Nel dettaglio dei dati Eurostat, nel 2020 le importazioni di vestiti da paesi esterni alla Ue vengono soprattutto dalla Cina, per un valore di 21 miliardi di euro pari al 30% del totale dell’abbigliamento extra Ue. Segue il commercio di vestiti dal Bangladesh (12 miliardi di euro, 18% del totale) e dalla Turchia (8 miliardi di euro, 12%).

A seguire ancora ci sono Regno Unito (4 miliardi di euro, 6%), India e Vietnam (3 miliardi di euro ciascuno, 4%) e Cambogia (2 miliardi di euro, 4%).

Import & export di vestiti in Ue

Il primo paese europeo per importazione di abbigliamento è la Germania. Nel 2020 ha importato quasi 17 miliardi di euro di vestiti da Stati non Ue, pari al 25% in valore delle importazioni totali extra-Ue di vestiti. Questo rende la Germania il più grande importatore dell’Ue di abbigliamento da paesi extra europei, davanti alla Spagna (10 miliardi di euro, 15%) e alla Francia (quasi 10 miliardi di euro, 14%).

L’Italia è invece il primo esportatore di vestiti della Ue. Nel 2020 ha infatti esportato abbigliamento per un valore di 10 miliardi di euro in paesi extra Ue, pari al 33% del totale delle esportazioni extra-Ue di abbigliamento in valore. Questo fa dell’Italia il più grande esportatore extra-Ue di abbigliamento, davanti a Germania (5 miliardi di euro, 17%), Spagna (4 miliardi di euro, 14%) e Francia (quasi 4 miliardi di euro, 13%).

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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