Festa dell'Europa

Fondi Ue e ricostruzione post covid

L’accordo raggiunto dopo la lunga trattativa nel corso del lunghissimo vertice del Consiglio Europeo, come stanno scrivendo molti commentatori e come hanno dichiarato molti protagonisti, costituisce un risultato importantissimo e marca una svolta politica molto significativa.
La novità più rilevante si può certamente individuare nell’introduzione di una “solidarietà” senza precedenti tra gli Stati che arriverà a beneficiare i Paesi più colpiti dalla pandemia e che per l’Italia rappresenta davvero un’occasione straordinaria.

Il recovery plan

Il recovery plan europeo sarà finanziato da un prestito comune della Commissione europea che, per conto degli Stati membri, gestirà una dotazione complessiva di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi in forma di sussidi (fondo perduto). Sono meno dei 500 miliardi inizialmente previsti, ma sono comunque un investimento senza precedenti,  che per l’Italia si tratta di 81 miliardi a fondo perduto e 127 di prestiti agevolati: quasi un terzo del totale dei 360 miliardi di euro destinati ai prestiti da rimborsare.

Non meno rilevante sul piano politico, per quanto nei primi commenti rimanga sotto traccia, la decisione di legare il bilancio dell’UE al rispetto dello stato di diritto, cioè al rispetto dei valori democratici fondamentali per l’Unione Europea. In tal modo si mette a disposizione dell’Unione uno strumento di pressione politica verso quegli Stati membri che rischiano di prendere una deriva autoritaria, Polonia e Ungheria in primo luogo, che si sono dimostrati ostili a qualsiasi meccanismo europeo vincolante sul piano della coerenza con le norme e i valori europei, pretendendo però di accedere ai benefici economici dei finanziamenti e del mercato unico.

Ora per l’Italia si apre la partita complessa e impegnativa per la predisposizione del piano di riforme e di risanamento per il 2021-2023. Questo piano dovrà prevedere le misure previste e gli indicatori per valutare i progressi compiuti, secondo le raccomandazioni di politica socioeconomica messe a punto a livello europeo ogni anno.

Il ruolo del Consiglio europeo

Oltre a questo livello di “controllo”, una novità per alcuni aspetti più critica e con alcuni rischi da non sottovalutare sul piano del percorso di rafforzamento dell’Unione Europea, è costituita dall’introduzione della facoltà di uno o più Stati membri di richiedere un intervento straordinario del Consiglio Europeo per condizionare o modificare i programmi quando si ritenesse che uno Stato non si allinea alle richieste di riforma.

Sul piano politico questo rappresenta un ulteriore rafforzamento del Consiglio a scapito della Commissione e del Parlamento Europeo. Si rafforza cioè ulteriormente il potere dei Governi e quindi, se da un lato aumenta la solidarietà tra gli Stati, dall’altro lato il livello di governance unitaria e propriamente europeo arretra. Un arretramento che tuttavia speriamo sia attenuato dall’esclusione di diritti di veto che possano bloccare il processo di attuazione del piano di risanamento.

L’accordo tuttavia, per quanto positivo e importante, non è privo di costi rilevanti. Infatti se da un lato lo stanziamento dei 750 miliardi costituisce una dotazione altissima, occorre rilevare che ci sono invece enormi tagli ad altri programmi e politiche dell’Unione Europea, che si sono operate sulle dotazioni di bilancio pluriennale che erano previste dal QFP 2021-2027.

Ci saranno quindi meno risorse per il programma quadro di ricerca di Orizzonte Europa, che passa da 13,5 miliardi di euro a 5 mld; per il programma InvestEU che avrà 5,6 miliardi contro i 30 inizialmente previsti. Tagli pesanti anche sul versante del programma di sviluppo rurale ma anche sul programma di sanità pubblica.

Non ci sono più alibi

Questo significa che a maggior ragione il piano di risanamento Italiano dovrà essere costruito con grande attenzione e prudenza, ovviamente avendo in capo la piena responsabilità di come si programmeranno e spenderanno le risorse del “recovery plan”.

In altre parole non ci sono più alibi e diventa sempre meno credibile e onesto chi continuerà a scaricare colpe sull’Europa e sugli euroburocrati di Bruxelles.

 

di GIUSEPPE GUERINI, Consigliere CESE – Comitato economico e sociale europeo

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