Tutela consumatori, Corte Ue: le autorità possono imporre alle società elettriche di restituire somme ai clienti (Foto di Bruno /Germany da Pixabay)

Tutela consumatori, Corte Ue: le autorità possono imporre alle società elettriche di restituire somme ai clienti

Le autorità dell’energia possono imporre alle società elettriche la restituzione delle somme percepite in violazione delle regole di tutela dei consumatori, perché la tutela dei consumatori rientra nei loro compiti. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia della Ue

Le autorità di regolazione nazionali dell’energia possono imporre alle società elettriche la restituzione delle somme percepite in violazione delle regole di tutela dei consumatori, perché la tutela dei consumatori rientra nei loro compiti. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia della Ue che si è pronunciata su un caso italiano, una multa inflitta da Arera (l’Autorità per energia reti e ambiente) a una società di distribuzione di luce e gas con la richiesta di restituire una somma ai consumatori.

Il caso Arera vs Green Network

Nel dettaglio, nel 2019 l’Arera ha inflitto alla società Green Network una sanzione amministrativa pecuniaria di 655 mila euro per aver violato degli obblighi di trasparenza tariffaria. Ha inoltre ordinato alla società di restituire ai clienti finali un importo complessivo di quasi 14 milioni di euro, fatturato a questi ultimi a titolo di costi di gestione amministrativa in applicazione di una clausola contrattuale considerata illegittima dall’Autorità.

Green Network ha prima impugnato la decisione davanti a un giudice amministrativo, poi ha adito in appello il Consiglio di Stato, affermando che il potere dell’Arera di ordinare la restituzione di somme fatturate ai clienti, previsto dal diritto italiano, era contrario alla direttiva europea 2009/72.

Il Consiglio di Stato ha dunque sottoposto alla Corte di giustizia Ue due questioni pregiudiziali (nel dettaglio, sull’articolo 37, paragrafi 1 e 4, della direttiva 2009/72) relativo ai poteri delle autorità di regolazione, e l’allegato I di tale direttiva, che menziona le misure che gli Stati membri devono adottare per tutelare i consumatori.

Queste disposizioni riguardano i compiti delle Autorità di regolazione sul rispetto degli obblighi di trasparenza e la tutela dei consumatori, nonché la competenza ad infliggere “sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive” (o a proporre al giudice competente di infliggere tali sanzioni).

Nella sua sentenza, la Corte precisa che le norme previste dalla direttiva europea «non ostano a che uno Stato membro conferisca all’autorità di regolazione nazionale il potere di ordinare alle società elettriche di restituire ai loro clienti finali la somma corrispondente al corrispettivo versato da questi ultimi a titolo di «costi di gestione amministrativa» in applicazione di una clausola contrattuale considerata illegittima dall’autorità suddetta. Ciò vale – prosegue la Corte – anche nel caso in cui l’ordine di restituzione in questione non sia fondato su ragioni attinenti alla qualità del servizio di cui trattasi fornito da dette società, bensì sulla violazione di obblighi di trasparenza tariffaria».

Tutela consumatori, gli argomenti della Corte

La direttiva 2009/72, argomenta la Corte, esige che gli Stati diano alle autorità di regolazioni ampie prerogative in materia di regolazione e di sorveglianza del mercato dell’elettricità, per garantire la tutela dei consumatori.

La Corte spiega che l’articolo 37 in discussione non menziona la competenza di imporre alle società elettriche la restituzione di qualsiasi somma percepita a titolo di una clausola contrattuale considerata illegittima. Usa però le parole «all’autorità di regolamentazione devono essere conferiti almeno i poteri seguenti» e questo significa che poteri diversi possono essere attribuiti all’autorità per svolgere i propri compiti. Inoltre, spiega ancora la Corte, assicurare il rispetto degli obblighi di trasparenza che gravano sulle società elettriche e tutelare i consumatori rientrano tra i compiti delle autorità di regolazione nazionali contemplati all’articolo 37 della direttiva europea.

Di conseguenza «uno Stato membro può conferire all’autorità di regolazione il potere di ordinare a tali operatori la restituzione delle somme da essi percepite in violazione delle prescrizioni in materia di tutela dei consumatori, e segnatamente quelle concernenti l’obbligo di trasparenza e l’esattezza della fatturazione».

Questa interpretazione non viene messa in discussione neanche nel caso in cui l’Autorità di regolazione operi in consultazione con altre autorità nazionali competenti. La Corte conclude poi che, nella misura in cui tutela dei consumatori e rispetto degli obblighi di trasparenza rientrano fra i compiti previsti dall’articolo 37 della direttiva 2009/72, «il motivo esatto per cui, al fine di assolvere uno di questi compiti, viene ordinato ad una società elettrica di rimborsare i propri clienti non è rilevante».


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