La Relazione annuale dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presentata questa mattina è stata l’occasione per fare il punto sull’attività di tutela degli interessi dei consumatori. La Relazione mostra come l’Agcom nel solo 2016 abbia gestito ben 6.000 segnalazioni. Un’attività particolarmente intensa che ha portato alla conclusione di poco meno di 100.000 procedimenti inerenti alle controversie tra utenti e operatori.

Sempre dalla Relazione, si apprende che in tema di prevenzione e risoluzione delle controversie tra utenti e operatori, si segnala la percentuale di controversie risolte con accordo tra le parti che, nel 2016, è pari a 61% per l’Autorità e 85% per i Co.re.com..

In termini monetari, l’operato dell’Autorità è misurato attraverso il calcolo del vantaggio economico diretto per i consumatori, ossia in termini di valore di rimborsi o indennizzi. A tale riguardo, nel 2016, si rileva che i consumatori hanno ricevuto nel complesso – dall’attività di risoluzione delle controversie effettuata dall’Autorità e dai Co.re.com. – più di 31 milioni di euro.

Questi dati sono un bollettino di guerra”, commenta l’Unione Nazionale Consumatori. Se è vero infatti che essi sono lo specchio di una grande attenzione dell’Autorità per i diritti dei consumatori e della sua efficace azione risolutiva, dall’altro mostrano quanto ci sia ancora da lavora sul piano della regolamentazione del settore delle comunicazioni a 360°.  

Per Massimiliano Dona, presidente dell’UNC, “il legislatore dovrebbe tutelare i consumatori, modificando l’inutile ddl concorrenza arrivato ora in Senato. In primo luogo vanno azzerati i costi di recesso, rimasti nonostante la promessa di azzerarli fin dalla prima lenzuolata Bersani del 2007. Per l’Agcom l’aggravio dei costi di recesso, infatti, rappresenta il 14% delle lamentele”, afferma Massimiliano Dona, presidente UNC.

Fino a che i primi tre operatori sono controparte contrattuale per oltre l’80% della domanda di servizi fissi e mobili, come ci ha detto oggi l’Authority, è evidente che non ci potrà essere alcuna vera concorrenza. Per questo va tutelata la controparte debole, innalzando l’asticella dei suoi diritti”, conclude Dona.

L’associazione ricorda che nel ddl concorrenza, le spese relative al recesso devono essere solo “comunicate, in via generale, all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, e non approvate dall’Agcom tenuto conto dell’effettiva giustificazione economica. Inoltre la durata dei contratti con operatori di telefonia e di reti televisive è pari a 24, decisamente troppi.

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