Contratti di telefonia aggiornati all'inflazione, le proposte Agcom (Foto di StockSnap da Pixabay)

L’Agcom interviene sui contratti di telefonia aggiornati all’inflazione con una serie di proposte legate proprio all’adeguamento del canone e alle esigenza di trasparenza e informazione per i consumatori.

Il Consiglio dell’Agcom ha approvato, lo scorso 4 aprile, l’avvio di una consultazione pubblica sulla revisione del Regolamento in materia di contratti tra operatori e utenti finali, di cui alla delibera 519/15/CONS. Questo per recepire le novità introdotte dal nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche in materia di obblighi di informazione da applicare ai contratti; durata massima dei contratti non superiore a 24 mesi; proroga dei contratti; rateizzazione di servizi e apparecchiature terminali; modifica delle condizioni contrattuali (ius variandi); diritti degli utenti in caso di discrepanza delle prestazioni del servizio rispetto a quanto promesso nel contratto; diritto di recesso; cessazione del rapporto contrattuale; informazioni contrattuali sulle procedure di migrazione e portabilità del numero.

Tra le misure in consultazione, è previsto che l’operatore riporti nelle proposte contrattuali i termini entro cui, a seguito della conclusione del contratto, dà avvio alla procedura per l’attivazione dei servizi voce e Internet. Il contratto dovrà riportare il riferimento agli indennizzi spettanti agli utenti in caso di mancato rispetto degli obblighi in materia di migrazioni e portabilità del numero da parte del fornitore.

L’adeguamento del canone all’inflazione

Una specifica sezione del Regolamento è dedicata all’adeguamento del canone sulla base dell’indice dei prezzi al consumo. Sono previste due possibilità. Per i contratti esistenti che non lo prevedono, una proposta di modifica del contratto che inserisca un meccanismo di adeguamento periodico all’indice dei prezzi al consumo dovrà essere espressamente accettata dall’utente.

“Per i contratti che prevedono già un meccanismo di indicizzazione, il conseguente aumento del canone – si legge in una nota dell’Agcom – non si configura come una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali e quindi non conferisce all’utente il diritto di recedere dal contratto senza penali solo nel caso in cui l’adeguamento sia dipendente da un indice oggettivo dei prezzi al consumo stabilito da un istituto pubblico. Una volta prevista l’indicizzazione nel contratto, l’operatore potrà modificare le tariffe esclusivamente in misura corrispondente alla variazione dell’indice annuale dei prezzi al consumo”.

Ci sono altri comportamenti da attuare. L’operatore è tenuto a informare i clienti di questi adeguamenti; l’applicazione dell’adeguamento all’inflazione può avvenire in prima applicazione solo dopo 12 mesi dall’adesione al contratto; la compagnia deve pubblicare sul proprio sito web l’entità della variazione del canone due mesi prima della sua entrata in vigore. La stessa informazione deve essere comunicata ai clienti su un supporto durevole, come un avviso sulla fattura, almeno un mese prima dell’entrata in vigore.

“Le comunicazioni antecedenti all’adesione al contratto e nel contratto stesso, relative all’adeguamento del canone a causa dell’indicizzazione, devono essere caratterizzate dalla massima trasparenza e comprensibilità in relazione all’indice di adeguamento utilizzato, al mese di applicazione della variazione e alle modalità di comunicazione della variazione”, prosegue l’Agcom.

Le informazioni ai consumatori sulle clausole di indicizzazione vanno incluse nella descrizione delle offerte commerciali insieme alle condizioni economiche di base; vanno inoltre incluse nella sintesi contrattuale e poste in evidenza su tutti i canali di comunicazione, garantendo adeguata evidenza dei canali utilizzati.

La bozza di regolamento posta in consultazione riguarda i consumatori, le microimprese, le piccole imprese e le organizzazioni senza scopo di lucro. Il termine per la conclusione del procedimento è di 120 giorni complessivi, a decorrere dalla pubblicazione della delibera sul sito web dell’Autorità, di cui 45 giorni dedicati alla consultazione pubblica.

UNC: no a canoni aggiornati all’inflazione

È una novità accolta con favore dall’Unione Nazionale Consumatori. Un passo avanti, dice il presidente dell’associazione Massimiliano Dona, ma “decisamente insufficiente”.

«Abbiamo presentato mesi fa un esposto sia all’Antitrust che all’Autorità delle Comunicazioni contro le compagnie telefoniche che hanno deciso di adeguare il canone sulla base dell’indice dei prezzi al consumo – dice Dona – Anche se questo regolamento prevede più vincoli rispetto alla giungla attuale, a nostro avviso il Regolamento deve vietare del tutto questa nuova trovata delle compagnie telefoniche fatta solo per spillare soldi ai cittadini, in barba alla trasparenza dei contratti. Non solo perché grazie a questo escamotage viene privato il consumatore del diritto di recedere a fronte di un aumento senza incorrere in alcuna penale o costo di disattivazione, ma anche perchè la variazione del prezzo è indeterminata e indeterminabile, dato che nessuno può sapere oggi, con certezza, quanto sarà l’inflazione in futuro».


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