In occasione dell'Amazon Prime Day, Amnesty International chiede all'azienda di rispettare i diritti dei lavoratori

Amnesty International dalla parte dei lavoratori di Amazon: “La corsa al Black Friday non costi la loro salute”

Amazon non rispetta i diritti dei lavoratori. Cerca di controllarli e ostacola il loro diritto a riunirsi in sindacati. Documenti interni trapelati sulla stampa denunciano che fa attività di sorveglianza sui social dei lavoratori o sui loro gruppi privati di Facebook per identificare programmi di scioperi o attività che vengono considerate “minacce”. Non sono minacce però, ma diritti umani: il diritto dei lavoratori di Amazon di organizzarsi in sindacato e la loro libertà di informazione.

Proprio nel giorno clou della corsa agli acquisti, Amnesty International torna a denunciare le attività del gigante online e si schiera dalla parte dei lavoratori di Amazon.

«La corsa al Black Friday non costi la loro salute e la loro sicurezza».

I lavoratori di Amazon in pandemia

«Dall’inizio della pandemia da Covid-19 i lavoratori e le lavoratrici di Amazon stanno andando incontro a grandi rischi per la loro salute e sicurezza, eppure la loro capacità di denunciare le condizioni di lavoro e di svolgere trattative collettive è minacciata dal gigante delle vendite online», evidenzia Amnesty International.

Proprio in occasione del Black Friday di oggi, evento di consumo e vendite che coinvolge molto Amazon, fra l’altro partita già da settimane, Amnesty ha pubblicato il rapporto «Amazon lasci i lavoratori organizzarsi in sindacato» che descrive in che modo l’azienda tratta i lavoratori in Francia, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. 

 

 

La denuncia di Amnesty

La denuncia di Amnesty è semplice ed evidenzia temi sollevati già lo scorso mese. Anzi: sollevati a ripetizione ogni volta che si affrontano i diritti dei lavoratori e le politiche seguite dal gigante dell’eCommerce.

Amnesty denuncia che Amazon ha contrastato i tentativi dei lavoratori di organizzarsi in sindacato e avviare trattative collettive, attraverso la sorveglianza negli Usa e la minaccia di azioni legali nel Regno Unito. E non ha assunto provvedimenti-chiave per assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori in Francia e Polonia.

«Da quando è iniziata la pandemia, i lavoratori e le lavoratrici di Amazon stanno rischiando la salute e la vita per garantire che beni essenziali siano consegnati davanti le nostre case, contribuendo così ad assicurare ad Amazon profitti record. Dato questo contesto, è allarmante che Amazon manifesti ostilità per i tentativi di organizzarsi in sindacato: essendo una delle più potenti aziende del mondo, questa materia dovrebbe conoscerla bene», ha dichiarato Barbora Černušáková, ricercatrice e consulente di Amnesty International sui diritti economici, sociali e culturali.

«Nel momento in cui entra nel periodo più intenso dell’anno, tra il Black Friday e Natale, intendiamo sollecitare Amazon a rispettare i diritti dei suoi lavoratori e gli standard internazionali sul lavoro, che prevedono espressamente che i lavoratori hanno il diritto di organizzarsi in sindacato. Amazon deve astenersi dal violare il diritto alla riservatezza dei suoi lavoratori e smetterla di considerare le attività sindacali come una minaccia», ha aggiunto Černušáková.

Le politiche sotto accusa

I diritti dei lavoratori di Amazon sono stressati da una serie di politiche aziendali più o meno note e più o meno riconosciute pubblicamente dall’azienda. A marzo Amazon aveva sospeso gli obiettivi di produttività, a ottobre ha fatto sapere ai lavoratori che li avrebbe reintrodotti. I lavoratori del Regno Unito, racconta Amnesty, hanno ricevuto questo messaggio di testo: “Dal 21 ottobre ristabiliremo il monitoraggio sulle misurazioni e sulle prestazioni di produttività nelle consegne, per assicurarci di essere pronti a consegnare ai nostri clienti nelle prossime settimane”.

Amazon, il lavoratori e il sindacato

I lavoratori hanno diritto di costituire sindacati e di inscriversi a sindacati. Per Amazon però, che afferma di  rispettare questo diritto, l’azione dei sindacati è considerata un “fattore di rischio” (rapporto annuale 2018 e 2019).

Negli USA a marzo e ad aprile di quest’anno ci sono state proteste dopo che Amazon aveva licenziato lavoratori che avevano denunciato problemi di salute e di sicurezza durante la pandemia. Nel Regno Unito, diffide legali inviate dall’azienda nel 2018 e nel 2019 dimostrano che Amazon monitora i profili social degli iscritti al sindacato e usa gli screenshot come prove di manifestazioni in programma.

La sorveglianza dei lavoratori di Amazon

Una fonte di preoccupazione è la sorveglianza dei lavoratori. A settembre un’inchiesta di Vice News denunciava che Amazon aveva pubblicato bandi di assunzione per analisti d’intelligence per individuare rischi aziendali tra cui “minacce organizzate dai lavoratori contro l’azienda”. Amazon ha poi rimosso il bando dichiarando che era stato pubblicato per errore.

Secondo un documento interno, pubblicato dalla stessa testata, l’azienda monitorava i gruppi privati di Facebook degli autisti di Amazon Flex per scoprire azioni di protesta o progetti di sciopero. Documenti interni resi pubblici lo scorso mese sembrano indicare che negli Stati Uniti Amazon usi la tecnologia per sorvegliare i suoi lavoratori col monitoraggio segreto degli account sui social media. Un comportamento alla “Grande Fratello”, denuncia Amnesty.

Amnesty vs Amazon

Il 21 settembre, fra l’altro, Amnesty International ha scritto ad Amazon chiedendo chiarimenti sulle denunce di sorveglianza inappropriata e di raccolta di informazioni sul suo personale. L’azienda ha risposto il 12 ottobre, senza replicare in modo specifico alle domande ma affermando che “dà enorme valore alle conversazioni quotidiane con ciascun dipendente. Il rapporto diretto con i nostri impiegati fa fortemente parte della nostra cultura di lavoro”. 

In un periodo di grande pressione promozionale e di forti vendite, come il Black Friday, l’azione di Amnesty solleva dunque il tema dei diritti dei lavoratori che permettono al gigante dell’eCommerce di fare profitti d’oro e ai consumatori di ordinare tecnologia e offerte dalle loro case, in tutta sicurezza per se stessi ma non per i lavoratori impiegati nella filiera. Amazon deve fare di più per tutelare i diritti dei lavoratori.

«L’imminente periodo festivo giunge alla fine di un anno lungo e difficile per i lavoratori di Amazon, che hanno dovuto lottare per i loro diritti nel mezzo di una pandemia. Amazon è sempre più sotto osservazione per come tratta i suoi lavoratori. La sollecitiamo a prendersi e a rispettare pienamente le sue responsabilità riguardo ai diritti dei lavoratori», ha concluso Černušáková.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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