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Cittadini e sanità, i cambiamenti che non si conoscono e la sfida del digitale

Cittadini e sanità, i cambiamenti sconosciuti e la sfida del digitale

Sette italiani su dieci ignorano i cambiamenti in sanità previsti dal PNRR. Telemedicina e digitalizzazione sono accolti positivamente ma pesano le diverse competenze digitali. Indagine Ipsos sulle nuove frontiere della salute nel PNRR e sul rapporto cittadini e sanità per Consumers’ Forum

Sette italiani su dieci ignorano i cambiamenti previsti in sanità dal PNRR. Telemedicina e digitalizzazione in sanità sono accolti positivamente ed esercitano fascino, anche se fra gli italiani c’è una certa resistenza legata alle competenze digitali e alla “disintermediazione” che queste portano con sé – e i cittadini sono molto legati alle figure di riferimento, specialmente al medico di famiglia che per i più rappresenta un “baluardo di riferimento”. Sono alcuni dei dati che vengono dall’indagine “Le nuove frontiere della salute nel PNRR. Quali ricadute per i cittadini?” realizzata da Ipsos per Consumers’ Forum e presentata oggi nel corso di una più ampia web conference. La ricerca indaga anche se e in quale misura i cittadini sono a conoscenza dei cambiamenti in tema di Sanità previsti dal PNRR.

 

 

I cittadini e la sanità

Sette italiani su dieci complessivamente promuovono il servizio sanitario erogato dalla Regione di appartenenza ma rimane un quarto dell’opinione pubblica che non si ritiene soddisfatto del sistema sanitario e dei servizi che propone nella propria Regione di residenza.

Il quadro complessivo, noto da tempo, mostra un divario territoriale che premia le regioni del Nord e del Centro e penalizza quelle del Sud.

Per alcuni specifici settori, il ricorso alla sanità privata è consistente, soprattutto per le visite specialistiche: in questo campo si rivolge al privato un cittadino su tre, caricandosi tutti i costi. Anche per i prelievi per controllo e diagnosi e per l’acquisto di farmaci, sono ben due cittadini su dieci (19%) a farsi carico della spesa, senza accedere a rimborsi di alcun genere.

 

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Le nuove frontiere della salute nel PNRR. Quali ricadute per i cittadini?”, Ipsos 2022

 

Tutti i punti interrogativi sul PNRR

Le misure del PNRR in sanità sono poco conosciute.

«Il PNRR non fa parte di un patrimonio conoscitivo diffuso presso l’opinione pubblica italiana – dice Ipsos – Nel caso specifico del capitolo “sanità”, la proporzione di italiani che ne è al corrente è pari al 26% con un risibile 4% che si dichiara “molto informato” sul tema. La maggioranza relativa, 45% dell’opinione pubblica si ritiene poco informata, e pertanto sono 7 italiani su 10 ad essere ignari».

La voce più segnalata, il 36% che dichiara il “potenziamento del sistema ospedaliero”, sembra interpretare più che altro un desiderio, un’aspettativa dell’opinione pubblica a questo riguardo, spiega ancora Ipsos. Mentre «le reali aree di potenziamento progettate raccolgono un livello di riconoscimento più limitato (27% per la medicina territoriale, 18% la digitalizzazione di ER e accettazione e 17% la telemedicina) . Quasi quattro italiani su dieci (37%) non hanno idea della destinazione dei fondi nell’ambito della sanità».

Risulta «poco chiara anche la distribuzione delle responsabilità di erogazione dei singoli servizi da parte di case e Ospedali di Comunità, prova che i cittadini hanno bisogno di una massiccia campagna informativa per essere portati a bordo delle novità previste dalla riorganizzazione, anche solo per poterne individuare la collocazione (7% sa dove si trovano, 8% è al corrente dell’esistenza ma non ne conosce l’ubicazione e la stragrande maggioranza – 85% – non ne sa nulla)».

 

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Le nuove frontiere della salute nel PNRR. Quali ricadute per i cittadini?”, Ipsos 2022

 

Telemedicina e digitalizzazione, la sfida

Un focus interessante del rapporto fra cittadini e sanità investe telemedicina e digitalizzazione.

«Tra gli elementi candidati al potenziamento attraverso i fondi del PNRR, tutta la digitalizzazione esercita un innegabile fascino sul cittadino-utente-paziente – rileva Ipsos – Di fatto le prime esperienze necessitate dalla situazione pandemica sembrano avere in qualche modo abilitato anche una parte di popolazione più resistente e meno alfabetizzata, all’uso dell’ambiente digitale per fruire di alcuni semplici servizi sanitari. I servizi già esperiti sono quelli di base (prescrizioni, prenotazioni e – in parte – consultazione del Fascicolo personale)».

La sfida è allora quella superare il digital divide e “portare a bordo quanti più cittadini possibile”, specialmente coloro che si dicono poco o per nulla competente. Sono quasi un quarto della popolazione, il 22%, soprattutto le fasce più fragili e vittime di diverse forme di disuguaglianza, donne, anziani, inoccupati, persone con titoli di studio bassi.

La proposta di digitalizzazione è generalmente ben accolta (73% di giudizi positivi) così come la proposta generale di telemedicina raccoglie il favore di quasi otto cittadini su dieci (77%), con un ovvio maggiore entusiasmo da parte di quella fetta di popolazione che già si sente a proprio agio in ambiente digitale.

I fattori critici del digitale

I cittadini riconoscono l’utilità di avvalersi del digitale nella sanità ma ci sono dei fattori critici. Oltre alla competenza digitale, la ricerca di una mediazione umana e la percezione di complessità rappresentano un freno e una difficoltà nell’uso dei servizi sanitari digitali. Da chi ci si fa aiutare allora? Soprattutto da parenti e amici (non quindi da figure professionali) cui seguono il medico di base e il farmacista. Il 52% dei cittadini si dichiara preoccupato per la propria privacy sanitaria: non sono pochi i dubbi rispetto al trattamento di dati particolarmente sensibili.

Quello che preoccupa, spiega ancora Ipsos, è la disintermediazione collegata alla innovazione tecnologica: «in un settore così carico di emotività come quello della salute personale, ci sembra di poter affermare che la transizione non potrà avvenire senza un intermediario di fiducia che nella maggioranza dei casi è rappresentato dalle figure chiave del settore, farmacisti e MMG».


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