Cop27, OMS: la salute sia al centro dei negoziati sul clima. Guterres chiede Patto di solidarietà climatica (foto pixabay)
Cop27, OMS: la salute sia al centro dei negoziati sul clima. Guterres chiede Patto di solidarietà climatica
Inizia la Cop 27 in Egitto. La salute sia al centro nei negoziati sul clima, chiede l’Organizzazione mondiale della Sanità. Giustizia e finanza climatica, i nodi aperti. Il segretario Onu chiede un Patto di solidarietà climatica
La salute deve essere al centro dei negoziati della Cop27 sui cambiamenti climatici, ammonisce l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Mentre il segretario generale dell’ONU António Guterres ha chiesto oggi un Patto di solidarietà climatica fra Stati ricchi e Stati emergenti, in apertura del Summit dei capi di Stato e di governo alla conferenze sul clima di Sharm el-Sheikh che si è appena aperta. Il clima sia al centro, dunque, anche se i negoziati si preannunciano in salita soprattutto per la finanza climatica e la necessità di prevede uno strumento finanziario adeguato a intervenire su quelle comunità e paesi più colpiti dai cambiamenti climatici.
«In apertura della Cop27, io chiedo un Patto storico fra le economie sviluppate e quelle emergenti, un Patto di solidarietà climatica – ha detto Guterres – Un Patto in cui tutti i paesi facciano uno sforzo ulteriore per ridurre le emissioni in questa decade, in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi. Un patto in cui i paesi più ricchi e le istituzioni finanziarie internazionali forniscano assistenza per aiutare le economie emergenti ad accelerare la loro transizione all’energia rinnovabile» (fonte: Ansa).
I have just warned global leaders at #COP27:
We are on a highway to climate hell with our foot on the accelerator.
Our planet is fast approaching tipping points that will make climate chaos irreversible.
We need urgent #ClimateAction.
— António Guterres (@antonioguterres) November 7, 2022
OMS: 250 mila morti in più l’anno dal cambiamento climatico
In occasione della Cop27, l’OMS chiede che la salute sia al centro dei negoziati sulla crisi climatica che continua a far ammalare le persone e mette vite a rischio. Il cambiamento climatico ha già un impatto sulla vita e sulla salute e continuerà ad averlo a un ritmo sempre più accelerato, in assenza di provvedimenti urgenti.
«Il cambiamento climatico sta rendendo milioni di persone malate o più vulnerabili alle malattie in tutto il mondo e la crescente distruttività degli eventi meteorologici estremi colpisce in modo sproporzionato le comunità povere ed emarginate – ha detto il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS – È fondamentale che i leader e i responsabili delle decisioni si uniscano alla COP27 per mettere la salute al centro dei negoziati».
Con ondate di calore ed eventi meteo estremi, il risultato sono migliaia di morti in più a causa della crisi climatica.
«Tra il 2030 e il 2050, si prevede che il cambiamento climatico provocherà circa 250.000 morti in più all’anno per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da caldo – ha detto l’OMS – Si stima che entro il 2030 i costi dei danni diretti alla salute (esclusi i costi nei settori che determinano la salute come l’agricoltura, l’acqua e i servizi igienici) siano compresi tra 2 e 4 miliardi di dollari all’anno».
La salute umana dipende dalla salute degli ecosistemi e questi sono ora minacciati dalla deforestazione, dall’agricoltura e da altri cambiamenti nell’uso del suolo e dal rapido sviluppo urbano, mentre l’invasione degli habitat animali rende più facile la transizione e il salto di specie di virus dannosi per la specie umana. L’OMS ha chiesto dunque ai Governi di guidare “un’eliminazione graduale giusta, equa e rapida dei combustibili fossili e la transizione verso un futuro di energia pulita” e la creazione di un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili che vedrebbe l’eliminazione graduale del carbone e di altri combustibili fossili dannosi per l’atmosfera. Per l’OMS sono quattro gli obiettivi chiave: mitigazione, adattamento, finanziamento e collaborazione per affrontare la crisi climatica.
Cop 27, Legambiente: cruciale la finanza climatica
Per Legambiente è indispensabile che dalla Cop27 si arrivi a un accordo in grado di mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C e aiutare i paesi più poveri e vulnerabili a fronteggiare l’emergenza climatica. Per l’associazione sono tre i pilastri di un giusto accordo sul clima. Il primo è quello di “garantire un programma per adeguare gli attuali impegni di riduzione delle emissioni all’obiettivo di 1.5°C” (obiettivo che emerge già come non raggiungibile, secondo diversi studi, ndr).
Il secondo pilastro è quello di “garantire il necessario sostegno finanziario per un’ambiziosa azione climatica dei paesi più poveri e vulnerabili”.
Come ricorda Legambiente, infatti, «la finanza climatica è uno dei punti cruciali dell’agenda della COP27. Il successo di Sharm El Sheik dipende molto dal rispetto da parte dei Paesi industrializzati dell’impegno di garantire ai Paesi poveri un aiuto economico, nel periodo 2020-2025, di almeno 100 miliardi di dollari l’anno per contribuire a ridurre le loro emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici. Purtroppo nel 2020 gli aiuti ai Paesi poveri hanno raggiunto appena 83 miliardi di dollari».
Servono tanti soldi, insomma. Almeno 5300 miliardi di dollari per attuare gli impegni di mitigazione e adattamento climatico dei paesi in via di sviluppo, ricorda l’associazione citando i dati del rapporto della Commissione permanente sulla finanza della Convenzione sul Clima (SCF-UNFCCC). Tutto questo ancora non basta perché serve andare oltre l’adattamento e abbracciare la prospettiva del loss and damage, la riparazione di perdite e danni causati dal cambiamento climatico. Per avere giustizia climatica, spiega Legambiente, serve un terzo pilastro: è “cruciale che alla COP27 finalmente si decida di rivedere l’attuale architettura della finanza climatica”. «Non solo aiuti per la mitigazione e l’adattamento – ricorda l’associazione – Serve un nuovo strumento finanziario (Loss and Damage Facility) per sostenere la ricostruzione economica e sociale delle comunità povere e vulnerabili messe in ginocchio dai disastri climatici sempre più frequenti».

