Inflazione, Istat: a luglio +7,9%. Salgono i prezzi del "carrello della spesa"

Inflazione, Istat: a luglio +7,9%. Salgono i prezzi del "carrello della spesa"

Nel mese di luglio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e del 7,9% su base annua (da +8,0% del mese precedente): è quanto emerso dai dati Istat, che hanno confermato la stima preliminare. Dunque l’inflazione rimane elevata, pur riducendosi di un decimo di punto percentuale.

“Il rallentamento dei prezzi dei beni energetici che si registra a luglio non frena l’onda lunga delle tensioni inflazionistiche che si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici – ha spiegato l’Istat. – Infatti, la crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati, dei Beni durevoli e non, dei Servizi relativi ai trasporti e dei Servizi vari accelera, spingendo l’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo;+4,1%) e quella al netto dei soli beni energetici (+4,7%) a livelli che non si vedevano, rispettivamente, da giugno e maggio 1996″.

Accelera, quindi, anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che si porta a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984.

Inflazione, per UNC e Codacons i dati sono preoccupanti

“Un disastro! Al di là dell’impercettibile calo su giugno, l’inflazione dissangua sempre più gli italiani perché sale il carrello della spesa, colpendo i consumi obbligati non rinviabili. Un record pari al +9,1% di cui avremmo fatto volentieri a meno”, ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

 

inflazione

 

Secondo i calcoli dell’UNC, “l’inflazione a +7,9% significa, per una coppia con due figli, una stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, pari a 2.625 euro su base annua, ma di questi ben 769 se ne vanno solo per prodotti alimentari e bevande e 795 per il carrello della spesa. Per una coppia con 1 figlio, la mazzata totale è pari a 2.437 euro, 694 euro solo per cibo e bevande, 721 per il carrello. In media per una famiglia il rialzo annuo è di 2.036 euro, 564 euro per mangiare e bere, 585 per il carrello. Il record spetta alle famiglie numerose con più di 3 figli con una batosta pari a 2946 euro, 919 solo per il cibo, 944 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona”.

Analogo il parere del Codacons, secondo cui “l’inflazione pari al 7,9% a luglio è una tragedia per i consumatori e avrà effetti pesantissimi sull’economia nazionale”.

“Il tasso di inflazione al 7,9% si traduce a parità di consumi in una maggiore spesa pari a +2.427 euro annui per la famiglia “tipo”, che raggiungono +3.152 euro annui per un nucleo con due figli, considerata la totalità dei consumi di una famiglia – secondo i calcoli del Codacons. – Considerato l’andamento complessivo dell’inflazione questo significa che, a parità di consumi, gli italiani subiscono nel corso dell’anno un aggravio di spesa pari a complessi +53,5 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi rispetto al 2021, di cui 10,9 miliardi di euro solo per la spesa alimentare a causa proprio dell’aumento di prezzi e tariffe”.

La classifica delle città e delle regioni più care d’Italia

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato, quindi, la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.

In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care troviamo Bolzano, dove l’inflazione annua, pari a +10%, la più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2.658 euro. Al secondo posto Trento, seguita da Milano. Al quarto posto Bologna, poi Brescia; in sesta posizione Ravenna, poi Verona, Padova e Firenze. Chiude la top ten Perugia (1976 euro).

 

Classifica città più care (top ten) - fonte: UNC
Classifica città più care (top ten) – fonte: UNC

 

La città più virtuosa, invece, è Campobasso, con un’inflazione del 6,9% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a 1.263 euro. Seguono Catanzaro (+7,1%, +1326 euro) e Bari (+7,8%, +1354 euro).

Per quanto riguarda le regioni più “costose”, troviamo in testa alla classifica – con un’inflazione annua a +9,7% – il Trentino, che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2521 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 7,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 2001 euro, terzo il Veneto, +8,5%, con un rincaro annuo di 1946 euro.

La regione meno cara è il Molise, +6,9%, pari a 1263 euro, seguita da Puglia (+7,9%, +1279 euro) e Marche (+7,3%, +1423 euro).

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