Servizio a pagamento di 2 euro, Antitrust multa WindTre per 5 milioni (foto pixabay)

L’Antitrust multa WindTre per 5 milioni di euro per violazione del Codice del Consumo: aveva presentato come modifica contrattuale un servizio aggiuntivo del costo di 2 euro al mese, dal quale il consumatore poteva esimersi solo col meccanismo dell’opt-out – tirandosene fuori espressamente e manifestando il proprio rifiuto.

Per l’Antitrust si tratta di una violazione dell’art. 65 del Codice del Consumo che prevede il consenso espresso del consumatore per qualsiasi pagamento supplementare e vieta di dedurre il consenso del consumatore “utilizzando opzioni prestabilite che il consumatore deve rifiutare per evitare il pagamento supplementare”.

A darne notizia è l’Aduc che aveva presentato la segnalazione all’Antitrust.

WindTre e la pratica contestata

Il procedimento dell’Antitrust riguarda l’aver attivato automaticamente ai clienti titolari di scheda SIM prepagata ‘voce e internet’ un servizio aggiuntivo a pagamento.

«In particolare, Wind Tre ha aumentato di almeno 2 euro il costo mensile del piano tariffario degli utenti a fronte dell’offerta di Giga aggiuntivi (in quota variabile a seconda del piano tariffario di partenza) senza che questi abbiano espresso alcun preventivo consenso al riguardo», si legge nel procedimento, diffuso dall’Aduc.

L’aumento del costo mensile è stato applicato in due fasi (prima a dicembre 2021 poi a maggio 2022) a 11 milioni di clienti titolari di scheda SIM prepagata con traffico dati. L’utente avrebbe potuto mantenere invariata la sua offerta “inviando il testo NVAR con SMS al numero 40400” o, in alternativa, avrebbe potuto recedere/cambiare operatore senza penali e costi, rispettivamente entro 30 e 60 giorni dalla comunicazione di modifica della propria offerta.

Il servizio aggiuntivo e l’opt-out del cliente

L’Antitrust spiega che la società ha offerto ai suoi clienti «un servizio aggiuntivo a pagamento, accessorio rispetto alla prestazione principale (i Giga aggiuntivi), con modalità di acquisizione del consenso implicito (opt-out), ossia senza la manifestazione del preventivo ed espresso consenso da parte dell’utente consumatore, in violazione, pertanto, dell’art. 65, CdC».

I clienti non interessati devono insomma rifiutare espressamente l’opzione altrimenti l’azienda procede automaticamente all’addebito. Per l’Antitrust il consenso del consumatore viene acquisito attraverso «un meccanismo poco trasparente di ‘silenzio assenso’ piuttosto che a seguito di una sua esplicita libera manifestazione di volontà».

«L’automatismo generato dall’opt-out consente, poi, alla società di avvantaggiarsi della mera distrazione o errore di quei clienti che, ad esempio, non abbiano letto il messaggio informativo o abbiano digitato male il testo previsto per rifiutare la variazione».

L’aumento di Giga a pagamento, spiega l’Antitrust, è un servizio aggiuntivo opzionale con un costo specifico ma la scelta di aderire è concessa solo in opt-out. Quindi «l’attivazione del servizio che offre Giga aggiuntivi e il correlato addebito supplementare rispetto al piano tariffario principale dell’utente consumatore, avvengono automaticamente senza il preventivo ed espresso consenso da parte di questi – spiega l’Autorità – Di conseguenza, tale condotta obbliga i clienti a manifestare espressamente, nelle modalità e nei termini indicati dall’operatore, anziché il proprio consenso all’attivazione, il proprio eventuale rifiuto dell’opzione prestabilita, in assenza del quale Wind Tre procede automaticamente al relativo addebito. Il consumatore che non intende utilizzare il nuovo servizio è quindi costretto, per evitare l’addebito, ad attivarsi per rinunciare al servizio aggiuntivo e per mantenere invariato il contratto in essere».

La sanzione decisa dall’Antitrust è di 5 milioni di euro. L’Aduc parla di “bruscolini”, anche se sono il massimo previsto dalla legge, perché l’Antitrust stima il guadagno ottenuto dalla manovra in un range compreso fra 90-225 milioni di euro.

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