Sostenibilità e consumatori, WWF: servono etichette ambientali chiare e condivise (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Per chi fa la spesa oggi è difficile distinguere la sostenibilità da operazioni di marketing. Perché «la sostenibilità non trova ancora il suo spazio in etichetta», dice il WWF.

L’associazione ambientalista interviene in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei consumatori puntando i riflettori sul fatto che le risorse naturali e l’impatto ambientale che stanno dietro le filiere produttive non sono conosciuti e non sono riportati in etichetta. Per l’associazione ambientalista servirebbe un “punteggio ambientale” in etichetta che sia “trasparente, condiviso e comparabile”.

“La sostenibilità non trova il suo spazio in etichetta”

«Nonostante il gran parlare che si sta facendo sull’importanza di processi e filiere sostenibili, la produzione di alcuni cibi o oggetti che utilizziamo quotidianamente comporta ancora gravi ricadute ambientali, come l’estinzione di specie, il consumo e l’inquinamento di suolo e acqua, la deforestazione e il degrado di interi ecosistemi, fino a pesanti emissioni di CO2 – ricorda il WWF – Ad oggi, fortunatamente, esistono leggi che tutelano i consumatori e prevedono che un prodotto mancante delle informazioni previste dalle leggi attuali non possa finire sul banco degli acquisti, ma la sostenibilità non trova ancora il suo spazio in etichetta».

Quello che l’associazione chiede, e che aiuterebbe i consumatori a scegliere prodotti più sostenibili e anche a modificare la propria dieta (da molti parti viene infatti la richiesta di ridurre la presenza di carne nell’alimentazione per ragioni anche ambientali), sono etichette con informazioni sulle caratteristiche di sostenibilità e un vero e proprio “environmental-score” dei prodotti.

Sostenibilità, quali informazioni servono?

«Oggi per chi fa la spesa invece è molto difficile distinguere la vera sostenibilità dalle operazioni di marketing», dice il WWF.

Il punto di partenza dell’associazione è anche il riconoscimento dei cittadini come “forza di mercato” che può innescare processi di trasformazione.

«Per questo sarebbe importante avere la possibilità di scegliere prodotti etichettati con informazioni chiare, comparabili e trasparenti sull’impatto sulla biodiversità e sul clima e sull’impiego delle risorse naturali (come l’acqua sempre più scarsa e preziosa), sull’uso del suolo, sulle emissioni di sostanze chimiche tossiche e inquinanti, fino al benessere degli animali», prosegue l’associazione.

Questo tipo di etichette dovrebbe permettere di distinguere l’impatto ambientale di diversi prodotti, come legumi e carne, e degli stessi prodotti derivanti da metodi produttivi diversi, per esempio da agricoltura convenzionale o biologica. E dovrebbero farlo con informazioni «basate su un metodo scientifico standardizzato, armonizzato e condiviso che analizzi l’impatto ambientale del prodotto lungo tutte le fasi del ciclo di vita, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime sino alla gestione del fine vita, includendo le fasi di produzione, distribuzione, uso e smaltimento del packaging o di quel che resta del prodotto».

Sempre più prodotti oggi sono dotati di etichettature volontarie che danno informazioni sull’impatto ambientale o su aspetti specifici.

«Per il WWF servono però regole che garantiscano informazioni comprensibili, comparabili, di qualità e a prova di greenwashing: solo un’etichetta adeguata è garanzia del risultato ambientale desiderato – afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia – Informazioni ambientali obbligatorie in etichetta, oltre ad aiutare i consumatori in scelte responsabili, avrebbero poi anche un altro effetto positivo: indurrebbero i produttori a modificare alcune filiere per evitare di avere valutazioni negative, favorendo la diffusione di un’economia sostenibile».


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