Spiagge 2023, aree costiere sempre più colpite da eventi meteo estremi (Foto Pixabay)

Le aree costiere sono già in sofferenza e “potrebbero subire cambiamenti e impatti sempre maggiori nei prossimi decenni”. Dal 2010 a oggi ci sono stati 720 eventi meteo estremi in 240 aree costiere, con 186 vittime. Sono allagamenti da piogge intense, danni da mareggiate e trombe d’aria, esondazioni fluviali. Tutto questo su coste e spiagge che sulle quale avanza l’erosione costiera e il consumo di suolo. E dove “le spiagge libere sono un miraggio”. Il dato 2021 dice che ci sono sono 12.166 concessioni balneari. È la fotografia scattata da Spiagge 2023, il dossier di Legambiente che quest’anno focalizza l’attenzione sui cambiamenti delle aree costiere e, fra l’altro, sull’impatto degli eventi meteo estremi su queste aree.

Spiagge e aree costiere tra le zone più fragili e in sofferenza della Penisola – denuncia Legambiente – A pesare in primis gli impatti della crisi climatica, il riscaldamento delle acque del mare, e soprattutto gli eventi meteo estremi che colpiscono sempre di più i comuni costieri”.

L’associazione li ha mappati per la prima volta nel suo nuovo report “Spiagge 2023. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane”.

“Crisi climatica, erosione, consumo di suolo, concessioni balneari, aree a rischio inondazione, inaccessibilità alle spiagge per motivi di illegalità e di mare inquinato sono i sei indicatori al centro del report per misurare gli impatti sui lidi”, spiega l’associazione.

Gli eventi meteo estremi sulle aree costiere

Dal 2010 al giugno 2023, secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono 712 gli eventi meteo estremi, su 1.732 eventi totali, avvenuti in 240 dei 643 comuni costieri (pari al 37,3%). 186 le vittime su un totale di 331 in tutta Italia.

Nel dettaglio, gli eventi che si sono registrati sono stati: 254 allagamenti da piogge intense, 199 danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 84 danni alle infrastrutture da piogge intense, 64 danni da mareggiate, 46 esondazioni fluviali, 21 frane da piogge intense, 19 danni da grandinate, 10 danni da siccità prolungata, 9 danni al patrimonio storico da piogge intense e 6 casi di temperature record. Dal 2010 le regioni più colpite sono state la Sicilia, con ben 154 eventi estremi, la Puglia con 96, la Calabria (77) e la Campania (73).

 

Spiagge 2023, dossier Legambiente

 

Erosione costiera e consumo di suolo

Preoccupanti anche i dati sull’erosione costiera e sul consumo di suolo. Fra il 2006 e il 2019 sono stati modificati 1.771 km di costa naturale bassa su 4.706 km in totale, pari al 37,6% (Dati Ispra).

“Uno dei problemi è che in Italia si continua ad intervenire con opere come pennelli e barriere frangiflutti, arrivando in totale a ben 10.500 opere rigide lungo le coste italiane, quasi 3 ogni 2 chilometri di costa – spiega Legambiente – Si tratta di opere che artificializzano ulteriormente la linea di costa e che, come provato su molti litorali, modificano inevitabilmente le correnti marine e spostano semplicemente il problema su altri tratti di coste. Il consumo di suolo nei comuni costieri italiani è pari ad oltre 420mila ettari al 2021 che corrisponde al 27% del totale di suolo consumato in Italia, con un incremento vicino al 6% rispetto al dato 2006”.

Ci sono poi migliaia di chilometri quadrati di coste a rischio inondazione.

Altre criticità di coste e spiagge sono “il problema dell’inaccessibilità alle spiagge per motivi di illegalità (cancellate e chiusure di spiagge che dovrebbero essere accessibili a tutti, abusivismo edilizio etc.) e quello dove il mare è inquinato e vige il divieto di balneazione: il 7,7% delle coste basse italiane”.

«Le coste italiane – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresentano una delle cartine di tornasole più importanti, insieme alle aree urbane, soprattutto per analizzare gli impatti che la crisi climatica sta già portando insieme agli eventi meteo estremi e al riscaldamento delle acque. Si tratta infatti di aree al centro dell’hot spot climatico del Mediterraneo e quindi particolarmente vulnerabili e che, in futuro, lo saranno ancor di più a causa dell’innalzamento del livello dei mari».

Spiagge e concessioni balneari

Parlare di spiagge, prosegue Legambiente, significa poi parlare di concessioni balneari, il cui dato è fermo al 2021. Secondo una stima di Legambiente, sarebbero 12.166 le concessioni per stabilimenti balneari e 1.838 le concessioni per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici.

“In totale si tratta del 42,8% delle coste basse occupate da concessioni. Guardando alla diffusione territoriale, regioni record sono sempre Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dove quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari con punti in alcuni comuni prossime al 100%. La sintesi è che nel Belpaese è sempre più difficile trovare una spiaggia libera dato che ancora non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione”.

Sulla questione delle concessioni balneari – il Governo ha tentato di allungarne la validità fino al 31 dicembre 2024, il Consiglio di Stato ha dichiarato la proroga illegittima – l’ultimo passaggio che si registra è il recente libera arrivato del Consiglio dei Ministri sulla mappatura delle concessioni in Italia.

Per Legambiente bisogna accelerare il passo per avere finalmente aggiornamenti e dati affidabili, mentre “tra i nodi da risolvere resta la scarsa trasparenza sull’affidamento in concessione”.

«L’affidamento delle concessioni balneari stabilito tramite bandi di gara – aggiunge Sebastiano Veneri, Responsabile Turismo e Innovazione Territoriale di Legambiente non è più rinviabile. Occorre, infatti, dare seguito alle innumerevoli sentenze statali ed europee a riguardo altrimenti si arriverà presto a multe per il nostro Paese per violazione delle direttive europee».

Fra le richieste di Legambiente, c’è quella di garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, definendo un quadro chiaro di obiettivi da rispettare, valido in tutta Italia, con almeno il 50% delle spiagge in ogni Comune lasciato alla libera e gratuita fruizione.

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