Stop pesticidi nel piatto, Legambiente fa il punto sui fitofarmaci presenti negli alimenti

Stop pesticidi nel piatto, Legambiente fa il punto sui fitofarmaci presenti negli alimenti (Foto di Silvia da Pixabay)

Il nuovo report di Legambiente “Stop pesticidi nel piatto 2023 traccia un quadro di luci e ombre sulla questione dei residui di pesticidi negli alimenti: al centro dello studio 6085 campioni di prodotti di origine vegetale e animale provenienti da agricoltura biologica e convenzionale sottoposti ad analisi e relativi a 15 Regioni dello Stivale.

Stop pesticidi nel piatto, buone e cattive notizie

Partiamo dalle buone notizie: la percentuale dei campioni in cui sono state rintracciate tracce di pesticidi nei limiti di legge è risultata in diminuzione (39,21% contro il 44,1% dello scorso anno), così come quella dei campioni irregolari (1,62%). Regolare e senza residui è risultato, invece, il 59,18% (lo scorso anno erano 54,8%).

Desta preoccupazione, però, il fatto che, seppur nei limiti di legge, nel 15,67% dei campioni regolari sono state trovate tracce di un fitofarmaco e nel 23,54% di diversi residui.

“Dati che, soprattutto sul fronte del multiresiduo, fanno accendere più di qualche campanello di allarme agli addetti ai lavori, rispetto ai possibili effetti additivi e sinergici sull’organismo umano del cosiddetto “cocktail di fitofarmaci”, si legge in una nota diffusa da Legambiente.

Per quanto riguarda i prodotti biologici, sono rintracciati residui solo nell’1,38% dei campioni: una contaminazione probabilmente dovuta al cosiddetto “effetto deriva”, determinato dalla vicinanza ad aree coltivate con i metodi dell’agricoltura convenzionale.

Le sostanze rintracciate

Nei campioni analizzati – spiega l’associazione l’ambientalista – sono state rintracciate 95 sostanze attive provenienti da fitofarmaci. In 3 campioni di uva passa sono stati rintracciati 17 residui, in un campione di pesca 14 residui, in un campione di fragola 12 residui. Dall’EFSA anche dati sui prodotti importati: in un peperone proveniente dalla Cambogia sono stati rintracciati addirittura 28 residui.

In linea con il trend delle precedenti rilevazioni, la frutta si conferma la categoria più colpita dalla presenza di residui: oltre il 67,96% dei campioni contiene uno o più residui (rintracciati nell’84% di pere, nell’83% di pesche, nel 53,85% di peperoni). Nella frutta esotica (banane, kiwi e mango) è stata riscontrata la percentuale più alta di irregolarità, pari al 7,41%. Dato nettamente superiore alle altre tipologie di alimenti.

In riferimento alla verdura, il quadro risulta migliore: il 68,55% dei campioni analizzati è risultato senza residui. Tra gli alimenti trasformati, i cereali integrali e il vino sono quelli in cui è stato rintracciato il numero più alto di residui permessi (rispettivamente 71,21% e 50,85%).

Nota positiva i prodotti di origine animale: dei 921 campioni analizzati, l’88,17% è risultato privo di residui. Tra i pesticidi più presenti Legambiente segnala (in ordine decrescente): Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph.

L’associazione evidenzia, in particolare, la presenza di residui di neonicotinoidi non più ammessi, come Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere; Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra; Thiamethoxam in un campione di caffè.

“Nonostante qualche dato timidamente incoraggiante – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente – la situazione appare ancora molto complessa e risulta evidente la necessità di una ulteriore e concreta spinta politica, affinché si possa davvero mettere fine alla chimica nel piatto. In questo contesto, corre l’obbligo di rammentare la nostra forte preoccupazione per la mancata approvazione del SUR, dispositivo emanato dalla Commissione europea che regola e limita l’utilizzo di fitofarmaci, e riguardo all’urgenza di adottare in Italia il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) la cui ultima stesura risale al 2014”.

Stop pesticidi nel piatto, le proposte di Legambiente

Legambiente, con questo report, frutto della collaborazione con esperti, esponenti del mondo della ricerca, docenti universitari e medici, lancia oggi un appello alle istituzioni nazionali ed europee, “chiedendo interventi concreti sotto il profilo legislativo e rammentando loro che proprio dall’Ue stessa è arrivato un chiaro indirizzo per una drastica riduzione delle sostanze chimiche di sintesi”.

“La strategia europea From farm to fork – ricorda l’associazione – prevede, infatti, che entro il 2030 si raggiunga una riduzione del 50% dei fitofarmaci utilizzati, per questo è fondamentale da parte dei vari Paesi, a partire dall’Italia, una piena applicazione della strategia”.

In questa ottica, Legambiente chiede una “legge una specifica sul multiresiduo che, sulla base delle attuali evidenze scientifiche, vieti la compresenza di principi attivi”. Allo stesso tempo, l’associazione ambientalista “continua la sua battaglia contro il glifosato – sostanza resa ancora legale attraverso una recente proroga di ulteriori dieci anni, che, com’è noto, mette a rischio biodiversità, ecosistemi e salute umana – e lancia una nuova campagna “Glifosato free”, per premiare le aziende che, a dispetto della proroga, hanno messo al bando tale sostanza”.


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