Vendite al dettaglio, a settembre più 0,5% in valore ma meno 1,4% in volume (Foto Pixabay)

Prosegue il calo delle vendite al dettaglio da un mese all’altro. Mentre su base annuale, la tendenza è quello all’aumento delle vendite al dettaglio in valore ma al calo in volume. A settembre 2025, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, le vendite al dettaglio nel confronto con agosto diminuiscono sia in valore sia in volume (-0,5% per entrambi). La flessione riguarda tanto i beni alimentari (-0,4% in valore e -0,5% in volume), quanto quelli non alimentari (-0,5% in valore e -0,6% in volume).

L’andamento annuale delle vendite al dettaglio

Nel confronto annuale, a settembre 2025 le vendite al dettaglio aumentano dello 0,5% in valore e diminuiscono dell’1,4% in volume. Rispetto a un anno fa, le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+1,5%) e diminuiscono in volume (-1,8%), mentre quelle dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente -0,4% e -1,1%).

Fra i beni non alimentari, l’aumento più ampio c’è per i Prodotti di profumeria, cura della persona (+4,0%) mentre i cali più consistenti si osservano per le Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-5,7%) e Abbigliamento e pellicceria (-5,2%). Diminuiscono anche le vendite in valore di elettrodomestici (-1,6%) e giochi e giocattoli (-1,2%). Nel confronto annuale, il commercio elettronico vede un aumento di vendite del 7,3%.

Commenta l’Istat: “Su base annua, si continua a registrare un aumento delle vendite in valore, sebbene in progressivo rallentamento, che si contrappone ad una persistente diminuzione di quelle in volume. Rispetto allo scorso anno, a settembre il valore delle vendite è in crescita in tutte le forme distributive, ad eccezione delle imprese operanti su piccole superfici; l’aumento è più significativo nel commercio elettronico”.

La versione dei Consumatori

È una tendenza in peggioramento, con dati che le associazioni dei consumatori ritengono “desolanti” (UNC) o “disastrosi” (Assoutenti).

Per il Codacons, i dati dell’Istat “certificano ancora una volta come i rincari dei prezzi che si stanno registrando nell’ultimo periodo in alcuni comparti chiave impattino sulle famiglie e sulle loro abitudini, portandoli a tagliare la spesa ma al tempo stesso a spendere di più: non a caso nei primi nove mesi del 2025 a fronte di una crescita in valore del +0,7%, il calo del volume delle vendite peggiora, arrivando a segnare un -1%. Numeri che confermano come i consumi delle famiglie siano fermi con conseguenze dirette sul commercio e sull’economia nazionale”.

Vendite alimentari, meno cibo che costa di più

L’aumento su base annua delle vendite in valore degli alimentari, spiega il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona, è una “illusione ottica che dipende dal rialzo astronomico dei prezzi dei Prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che a settembre sono decollate del 3,7% su base annua. Non per niente – prosegue Dona – quelle in volume sono precipitate dell’1,8%, con un divario rispetto a quelle in valore di ben 3,3 punti percentuali. Gli italiani, insomma, mangiano sempre meno cibo, pur spendendo di più. Traducendo in euro il dato dei volumi consumati su settembre 2024, le spese alimentari per una famiglia media scendono su base annua di 115 euro a prezzi del 2024. Una coppia con 2 figli acquista 167 euro in meno di cibo, una coppia con 1 figlio 146 euro”.

Assoutenti sottolinea la “fortissima flessione in volume” delle vendite alimentari, che a settembre scendono dell’1,8% mentre il valore delle vendite segna più 1,5%. “Questo perché i prezzi del comparto continuano a registrare rialzi ben superiori all’inflazione media, con rincari a due cifre per alcuni prodotti”.

Nei primi nove mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2024, le vendite alimentari aumentano in valore del 2% ma scendono in volume del -1%. Questo, spiega Assoutenti, corrisponde a una contrazione degli acquisti di cibi e bevande, al netto dell’inflazione, per -1,6 miliardi di euro.

Parliamone ;-)