termometro febbre

Fare prima una telefonata. In caso di dubbio, di febbre persistente e tosse, se si arriva da zone a rischio contagio o si è a contatto con persone risultate positive al Coronavirus, fare una telefonata al medico di famiglia o al pediatra o ai numeri dedicati (il 1500 nazionale, ad esempio) e non andare direttamente nello studio del medico né al Pronto Soccorso. È l’indicazione generale che arriva da medici di famiglia e pediatri, la “prima linea” nella gestione dell’emergenza da coronavirus, specialmente in un momento in cui è ancora molto diffusa l’influenza stagionale.

Fimmg e Simg, la Federazione dei medici di famiglia e la Società di medicina generale, hanno messo in campo un protocollo di prevenzione e una task force di esperti e hanno inviato ai medici di base le schede per il triage telefonico dei pazienti con sintomi sospetti. La Federazione italiana dei medici pediatri, Fimp, ha diffuso un decalogo per le famiglie con un poster che da oggi sarà diffuso negli studi dei pediatri di famiglia.

 

 

I medici di base

Due le indicazioni che arrivano dai medici di base. Per i camici bianchi, l’invito ad aumentare la disponibilità telefonica per i propri pazienti e, per i pazienti, quello di non muoversi verso lo studio del medico o verso il pronto soccorso se si è a rischio contagio e con sintomi simil-influenzali.

«Per evitare che si possano moltiplicare le occasioni di contagio riteniamo sia doveroso per i colleghi della medicina generale aumentare la disponibilità telefonica ai pazienti che presentano sintomi influenzali così da evitare il più possibile che questi stessi pazienti debbano recarsi personalmente presso gli studi sul territorio o nei servizi sanitari come PS e Continuità Assistenziale».

Così FIMMG e SIMG (per voce rispettivamente del segretario generale Silvestro Scotti e del presidente Claudio Cricelli) hanno messo in campo un protocollo di sicurezza con l’obiettivo di ridurre al minimo le occasioni di contatto tra pazienti che presentano sintomi compatibili con un sospetto di una affezione respiratoria di probabile origine virale per Covid-19. Una delle vie da seguire è infatti quella di ridurre le possibilità di contatto con pazienti a potenziale rischio.

L’appello alla prudenza viene poi rivolto anche ai cittadini.

«In caso di sintomi influenzali, anche di una febbre non troppo alta ma persistente, è bene che non ci si muova verso lo studio del medico di famiglia né verso l’ospedale se non dopo un contatto telefonico con i numeri di pubblica utilità creati a livello nazionale e regionale sulla infezione da coronavirus. In presenza di sintomi di affezioni respiratorie è bene restare a casa e chiamare il medico di famiglia, sarà lui a dirci come comportarci in assoluta sicurezza e a gestire il caso con le indicazioni migliori».

 

 

L’appello dei pediatri

Per evitare contagi, telefonateci prima di portare i bambini negli studi medici. È l’invito che arriva dai pediatri, che hanno diffuso un decalogo per le famiglie in cui si invita appunto a chiamare il numero verde 1500 se si teme un contagio da coronavirus.

«Facciamo appello ai genitori affinché evitino di portare i bambini nello studio del proprio pediatra di famiglia o al pronto soccorso, per comuni sintomi respiratori come tosse, raffreddore e febbre. Per annullare il contagio dobbiamo limitare il contatto tra malati e sani. In prima istanza i sintomi posso essere gestiti con i consigli telefonici e i farmaci sintomatici suggeriti dal pediatra di famiglia». Questo l’invito del Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci, sull’emergenza coronavirus.

Non alimentare allarme ma neanche creare le condizioni di un possibile contagio è l’obiettivo dei pediatri, che sottolineano come uno dei problemi sia legato al fatto che è ancora molto diffusa l’influenza stagionale e i sintomi possono sovrapporsi.

«Purtroppo il nuovo Coronavirus si affaccia in Italia in un momento in cui ancora l’epidemia influenzale stagionale è in fase di massima diffusione – spiega Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – e gli studi dei pediatri di famiglia sono affollati di bambini con l’influenza o con le comuni infezioni delle vie respiratorie. I sintomi influenzali, del COVID-19 e di altre decine di altri virus respiratori, non sono al momento differenziabili. Sebbene al momento attuale sembra che il COVID-19 non colpisca in modo aggressivo l’età pediatrica, è altrettanto evidente che, come accade per l’epidemia influenzale stagionale, i bambini rappresentano il maggior serbatoio di diffusione del virus nei confronti degli adulti, genitori e nonni in primis, che potrebbero avere, invece, un’evoluzione più aggressiva dell’infezione».

«Chiediamo inoltre a tutti i colleghi in Italia – concludono Biasci e Doria – di aumentare la già generosa disponibilità telefonica per i genitori dei bambini che presentano sintomi influenzali, così da evitare il più possibile che questi stessi debbano essere condotti presso gli studi sul territorio. Non dobbiamo generare ulteriore allarme, ma evitare che i pazienti e i medici possano essere esposti a rischi inutili. Mai come oggi frequentare in maniera inappropriata uno studio medico o un pronto soccorso potrebbe esporci esattamente ad un rischio inutile».


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