bambini giocano all'aperto

Centri estivi, si riparte

I centri estivi potranno riaprire dal 15 giugno. O anche prima, se l’andamento epidemiologico della Regione lo consente. L’annuncio è arrivato dal ministro della Famiglia Elena Bonetti.

«Avevo promesso che non ci saremmo scordati dei centri estivi, ma che li avremmo riorganizzati in sicurezza. Infatti abbiamo dato le indicazioni e stanziato 185 milioni di euro, l’investimento più alto in questo settore nella storia della Repubblica – scrive Bonetti sul suo profilo Facebook – Ora sta alle Regioni decidere se anticiparne o posticiparne l’avvio, rispetto alla data del 15 giugno, in base al loro andamento epidemiologico».

 

 

Centri estivi e famiglie

L’apertura dei centri estivi è tema molto sentito dalle famiglie. I motivi sono tanti. C’è innanzitutto la necessità di recuperare la dimensione sociale ed educativa per bambini e adolescenti chiusi in casa da marzo e con tutta l’estate davanti. C’è poi il ritorno alla vita lavorativa fuori casa per molte famiglie. Per tutti coloro che non possono lavorare in smart working o simili, né affidare i bambini ai nonni e ai parenti, i centri estivi rappresentano sicuramente una risposta.

Naturalmente, a pandemia ancora in corso, le attività per bambini e adolescenti devono organizzarsi e garantire misure igieniche e distanziamento, privilegiando gli spazi all’aperto.

I centri estivi dedicati a bambini e adolescenti dai 3 ai 17 anni potranno dunque partire nel rispetto delle “Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza covid-19” che sono allegate all’ultimo Dpcm.

Per quanto riguarda l’accessibilità degli spazi, le linee guida chiedono di prevedere «criteri di priorità nell’accesso ai servizi per assicurare il sostegno ai bisogni delle famiglie con maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro (per esempio situazioni con entrambi i genitori lavoratori, nuclei familiari monoparentali, incompatibilità del lavoro dei genitori con lo smart-working, condizioni di fragilità, ecc.)».

Dovranno inoltre essere distinte fasce relative alla scuola dell’infanzia (dai 3 ai 5 anni), alla scuola primaria (dai 6 agli 11 anni) ed alla scuola secondaria (dai 12 ai 17 anni).

 

bambina

 

Centri estivi, quanti educatori per i bambini?

Per garantire il distanziamento fisico, è fondamentale l’organizzazione in piccoli gruppi e vanno privilegiati gli spazi all’aperto, mentre se l’attività viene fatta in spazi chiusi, è fondamentale l’aerazione del locale. Vanno tenute le finestre aperte per la maggior parte del tempo.

Fra bambini ed educatori bisogna rispettare un rapporto numerico graduato in base all’età. Per i bambini in età di scuola dell’infanzia (dai 3 ai 5 anni) le linee guida stabiliscono un rapporto di un adulto ogni 5 bambini. Per i bambini in età di scuola primaria (dai 6 agli 11 anni), un rapporto di un adulto ogni 7 bambini. Per gli adolescenti in età di scuola secondaria (dai 12 ai 17 anni), un rapporto di un adulto ogni 10 adolescenti.

«Il rapporto numerico, nel caso di bambini ed adolescenti con disabilità, deve essere potenziato integrando la dotazione di operatori nel gruppo dove viene accolto il bambino ed adolescente, portando il rapporto numerico a 1 operatore per 1 bambino o adolescente».

Igiene e pulizia dei centri estivi

Fondamentale il rispetto di tutte le pratiche di igiene e pulizia personale, degli oggetti usati per le attività e degli spazi. E dunque bisogna lavarsi frequentemente e bene le mani, mantenere il distanziamento di almeno un metro dalle altre persone, non toccarsi il viso con le mani e non tossire senza protezione, pulire spesso le superfici con le quali si viene a contatto, arieggiare frequentemente i locali.

Particolare attenzione deve essere rivolta all’utilizzo corretto delle mascherine. Per quanto riguarda i bagni, le linee guida stabiliscono che «i servizi igienici richiedono di essere oggetto di pulizia dopo ogni volta che sono stati utilizzati, e di “disinfezione” almeno giornaliera con soluzioni a base di ipoclorito di sodio allo 0,1% di cloro attivo o altri prodotti virucidi autorizzati seguendo le istruzioni per l’uso fornite dal produttore».

Piccoli gruppi e niente feste con le famiglie

Nei centri estivi bisogna lavorare per piccoli gruppi, garantendo continuità fra il gruppo e l’educatore, per evitare la diffusione del contagio e garantire l’eventuale tracciamento se questo si dovesse verificare.

Naturalmente tutti gli oggetti vanno puliti dopo l’uso. E non bisogna condividere posate e bicchieri fra più bambini durante i pasti. Ancora: niente feste con le famiglie.

Come organizzare l’accoglienza

L’accoglienza va fatta in modo scaglionato, meglio all’esterno, e prima di entrare tutti si devono lavare o igienizzare le mani. Ingressi e uscite devono essere a distanza di 5-10 minuti uno dall’altro e se possibile vanno predisposti percorsi di entrate e di uscita.

«Nel punto di accoglienza – scrivono le linee guida – deve essere disponibile una fontana o un lavandino con acqua e sapone o, in assenza di questa, di gel idroalcolico per l’igienizzazione delle mani del bambino prima che entri nella struttura. Similmente, il bambino o adolescente deve igienizzarsi le mani una volta uscito dalla struttura prima di essere riconsegnato all’accompagnatore. Il gel idroalcolico deve ovviamente essere conservato fuori dalla portata dei bambini per evitare ingestioni accidentali».

Il triage in accoglienza

È previsto un triage in accoglienza che può prevedere o domande specifiche ai genitori, o la misura della temperatura all’ingresso.

«La procedura di triage deve prevedere in particolare le seguenti verifiche alternativamente:

1) chiedere ai genitori se il bambino o l’adolescente ha avuto la febbre, tosse, difficoltà respiratoria o è stato male a casa;

2) dopo aver igienizzato le mani, verifica della temperatura corporea con rilevatore di temperatura corporea o termometro senza contatto (da pulire con una salvietta igienizzante o cotone imbevuto di alcool prima del primo utilizzo e alla fine dell’accoglienza e in caso di possibile contaminazione, ad esempio se il bambino inavvertitamente entra in contatto con lo strumento o si mette a tossire durante la misurazione). La stessa procedura va posta in essere all’entrata per gli operatori, che, se malati, devono rimanere a casa e allertare il loro MMG e il soggetto gestore».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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