famiglia all'aria aperta

Giocare all'aria aperta, come superare le paure

Giocare all’aria aperta, un sogno coltivato durante tutta la quarantena. Ora che la possibilità finalmente c’è, incombono mille interrogativi e soprattutto tante paure, sia da parte dei genitori che da parte dei bambini stessi. Qualcuno ha paura di uscire di casa. Non bisogna neanche scomodare la sindrome della capanna di cui tanto si parla in questo periodo per comprendere che, per molti genitori e molti bambini o adolescenti, tornare fuori può essere complicato e pieno di incertezze. Uscire di casa può generare ansia.

Fine del lockdown e paura di uscire di casa

Nella nuova fase si può uscire di casa ma bisogna mantenere le misure di protezione individuale e la distanza fisica.

«Da un lato questa nuova fase ci permette di uscire dal lockdown sofferto da molti, dall’altro però fa scaturire in altri la paura di affacciarsi a un mondo dove il virus non è scomparso – spiega Save the Children, che online sul coronavirus ha una serie di approfondimenti dedicati a famiglie, bambini e ragazzi e insegnanti – Alcuni genitori ma anche bambine e bambini piccoli e adolescenti non percependo esattamente da quale pericolo difendersi, sentono una forte angoscia con la conseguente difficoltà nel riprendere questa “nuova normalità”. Il rischio però è quello di rinunciare ai benefici della relazione con i pari, della possibilità di ritrovare gli amici per giocare insieme e passare del tempo fuori casa».

 

bambina in bici
Andare in bicicletta per tornare a giocare fuori casa

 

Il diritto al gioco

Il gioco è un diritto di tutti i bambini e le bambine, sancito dalla Convezione delle Nazioni Unite sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Che all’articolo 31 dice:

«Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica».

Proprio oggi si celebra fra l’altro la Giornata mondiale del gioco. Dopo aver giocato in casa durante tutta la quarantena, dopo aver riscritto orari e tempi della giornata e fatto diventare la casa un luogo di gioco, come tornare a giocare all’aria aperta? E soprattutto come superare le ansie di bambini e genitori?

Tornare a giocare all’aria aperta

Save the Children ha messo online un gruppo Facebook di supporto emotivo e psicologico sul quale gli stessi genitori scrivono e portano la loro esperienza, e chiedono consigli di fronte alle difficoltà vissute dai bambini e dagli adolescenti in famiglia.

Dalle domande ricevute, le psicologhe dell’associazione hanno stilato qualche consiglio per aiutare genitori e figli ad affrontare le difficoltà che si stanno presentando. Fra queste, la paura di uscire di casa e il modo di affrontare il gioco all’aria aperta, l’importanza di proteggersi e le conseguenze psicologiche di questo periodo su bambini e ragazzi.

La domanda di fondo è: come affrontare il gioco all’aria aperta nella fase 2? Si parte dalla possibile paura di uscire dei bambini e da piccole uscite, concordate insieme, in luoghi cari e percepiti come sicuri.

Spiega Save the Children: «I genitori sono punti di riferimento importanti e hanno il compito di accompagnare i bambini e le bambine o i ragazzi anche in questa fase di ripresa. Decidere insieme, anche ai più piccoli, o far scegliere loro un luogo famigliare che li faccia sentire a loro agio potrebbe abbassare i livelli di ansia. Evitare di proporre destinazioni vaghe come “usciamo a fare una passeggiata” e con parole chiare descrivere il luogo che si andrà a visitare può rassicurare i bambini e ridurre le possibili fantasie negative legate ad un mondo totalmente stravolto da questa emergenza».

Un’altra domanda riguarda come giocare con gli altri in sicurezza. Seguire le indicazioni di protezione individuale e collettiva, recuperare gli amici, scegliere dei giochi che possano tutelare i più piccoli sono i fattori da mettere insieme.

«Possiamo proporre o organizzare insieme ai nostri figli attività come giocare con la palla, correre al parco, andare in bicicletta e simili».

 

bambini all'aperto

 

La pandemia e le sue conseguenze psicologiche

Quali possono essere le conseguenze psicologiche di questo periodo di emergenza su bambini e adolescenti? La domanda si rincorre dall’inizio della pandemia, dalla quarantena in avanti. Le parole di Save the Children sono positive, perché riconoscono nei bambini una grande capacità di adattamento, che va accompagnata dal sostegno dei genitori. Attraverso il gioco si possono elaborare le situazioni difficili. E attraverso il gioco si può anche far comprendere l’importanza di misure di protezione come quella di indossare la mascherina e di lavarsi le mani, magari accompagnando questo gesto con canzoncine e filastrocche.

«Nonostante l’impatto sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli sia forte e potenzialmente traumatico ricordiamoci sempre che i bambini hanno un’enorme capacità di resilienza, risposta e adattamento alle condizioni critiche – dice Save the Children – Se supportati adeguatamente da noi adulti di riferimento avranno enormi capacità di superare questa fase così complessa senza gravi conseguenze. Il gioco è un ottimo strumento che può essere utilizzato anche per far comprendere, rielaborare e superare anche momenti più difficili. Il gioco aiuta ai bambini a decodificare una realtà spesso a loro incomprensibile. È nostro compito quindi proporre storie, favole, disegni e piccole rappresentazioni teatrali che rappresentino una realtà a misura di bambino».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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