Irritabilità, paura del buio, cambiamenti d’umore: l’impatto psicologico del lockdown sui minori
Ansia, irritabilità, paura del buio, ossessione per la pulizia. L’impatto psicologico del lockdown su bambini e adolescenti nell’analisi dell’ospedale Gaslini
La chiusura in casa per la pandemia da coronavirus non è stata indolore. Ci sono bambini diventati molto irritabili, che avevano difficoltà ad addormentarsi e si svegliavano di notte. C’è stata la paura del buio e il pianto inconsolabile dei più piccoli da un lato. Dall’altro l’alterazione del ritmo sonno-veglia, il cambiamento d’umore ma anche l’ossessione per la pulizia dei più grandi. L’impatto psicologico del lockdown su bambini e adolescenti c’è stato.
Secondo un’indagine presentata oggi al Ministero della Salute, il 65% dei bambini al di sotto dei 6 anni e il 71% dei ragazzi sopra i 6 anni hanno manifestato qualche problematica comportamentale e qualche sintomo di regressione come media fra una serie di indicatori segnalati dalle famiglie, dall’irritabilità ai cambiamenti d’umore.

L’impatto del lockdown su bambini e adolescenti
L’indagine sull’impatto psicologico e comportamentale del lockdown nei bambini e negli adolescenti in Italia è stata condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova durante l’isolamento a casa, tra il 24 marzo e il 3 aprile.
La ricerca è stata presentata oggi dalla sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa, dal direttore generale dell’ospedale Gaslini Paolo Petralia e dallo psichiatra Fabrizio Starace, membro della task force di Vittorio Colao.
«L’indagine ci conferma che essere stati tenuti forzatamente in casa senza amici, senza scuola se non a distanza, senza rivedere i nonni, senza le abitudini che sono sicurezza per un bambino, su molti ha prodotto conseguenze – ha detto Sandra Zampa – L’indagine è stata svolta a tre settimane di distanza dal lockdown e hanno risposto 6800 persone. 3251 dei 6800 che hanno risposto hanno figli con meno di 18 anni. Vorremmo mandare un messaggio ai bambini alle bambine e agli adolescenti, che sono stati straordinari in questa prova. Mandare loro prima di tutto un grazie per aver protetto voi stesso e i vostri familiari. Vorremmo sapessero che in testa alle nostre preoccupazioni c’era la loro salute. L’Italia sta combattendo ancora, anche sul piano scientifico. Esiste la possibilità di difendersi e vincere le battaglie sul virus».
L’indagine del Gaslini
L’indagine è stata sviluppata dal Gaslini insieme all’Università di Genova ed è partita il 24 marzo, dunque in pieno lockdown.
«È stata tempestiva e contestuale al momento in cui navigavamo a vista – ha detto Paolo Petralia – I bambini non avevano bisogno dei pronto soccorso, quelli pediatrici erano meno affollati, ma erano da soli. Avevano bisogno di noi. Il questionario vuole indagare l’impatto psicologico e comportamentale e trarre conseguenze per dare una risposta al dopo, quel curare che segue il prendersi cura».
Il questionario ha avuto una grande diffusione e una risposta a livello nazionale, anche se non si tratta di un campione statistico. Circa 6800 persone hanno completato e trasmesso il questionario. Di queste, 3245 avevano figli sotto i 18 anni.
L’impatto psicologico sui bambini piccoli
Il focus sulle risposte che arrivano dalle famiglie con bambini più piccoli, sotto i sei anni, evidenzia la sintomatologia avvertita dai più piccoli. Molto segnalata è stata l’irritabilità, ma non solo.
«Risveglio notturno e difficoltà di addormentamento dicono come il lockdown abbiano segnato i bambini – ha spiegato Petralia – Ci sono comportamenti di regressione nelle prime fasi della crescita».
La paura del buio e il pianto inconsolabile si associano ai disegni, che l’ospedale ha raccolto all’inizio dell’emergenza, che raffigurano la situazione e il virus accompagnati dalla scritta “brutto”.
«L’essere in casa è stato rappresentato dai bambini con la parola “brutto”. La sintomatologia ci dice una cosa importante: ci siamo rivolti non a famiglie ospedalizzate ma a famiglie che stavano a casa, con bambini che non avevano necessità di cura sanitaria. Questo è un’evidenza di una nuova richiesta di aiuto sanitario».

L’impatto psicologico sugli adolescenti
L’altro focus è sui ragazzi di età superiore ai 6 anni. Fra di loro la difficoltà di addormentarsi e la fatica a svegliarsi sono stati maggiori, così come l’utilizzo improprio dei media. Si segnalano anche l’ossessione per la pulizia e la scarsa collaborazione nelle faccende domestiche, una voce che è stata presa in considerazione perché la ricerca riguardava il lockdown, quando si stava comunque in casa senza possibilità di uscire.
L’indagine evidenzia che fra i più grandi si segnalano anche sensazione di fiato corto, irritabilità e cambiamento d’umore. Segno che i problemi sono stati somatizzati.
Come intervenire?
Come intervenire? Fra i passi da compiere, segnalati da Francesco Starace, ci sono il sostegno ai care givers, il tentativo di normalizzare la situazione discutendone e trovando le modalità di comunicazione più adatte con i più piccoli – perché la mancata comunicazione lascia spazio alle fantasie più disparate e negative – la creazione di routine quotidiane che includano attività di gioco, il correre e muoversi anche rispettando le misure di sicurezza ancora da seguire.
Va poi recuperato il rapporto fra pari, lo stare insieme fra bambini e adolescenti.
Uno spiraglio di speranza perché tutto questo possa essere superato c’è. Come ha detto Starace, «nella memoria dell’evento traumatico c’è anche la memoria dell’evento superato».

