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Ricette mediche appese alla finestra, è violazione della privacy

Le ricette mediche erano appese fuori dalla finestra. Con le mollette da bucato. Così che i pazienti le potessero ritirare senza entrare in ambulatorio. In periodo di pandemia e di emergenza sanitaria, l’originale metodo era sembrato efficace a un medico che è stato però sanzionato dal Garante Privacy per 10 mila euro. Le ricette mediche vanno messe in busta chiusa. Altrimenti è violazione della privacy.

Ricette mediche appese alla finestra

Particolarmente creativa la modalità di consegna delle ricette mediche ideata da una dottoressa poi multata dall’Autorità.

«Aveva appeso le ricette mediche con le mollette da bucato fuori dalla finestra dello studio, situato al piano terra su una pubblica via, rendendo così visibili a chiunque il nome degli assistiti e il contenuto delle prescrizioni – spiega il Garante in una nota – Per aver adottato questa singolare modalità di consegna delle ricette il Garante per la protezione dei dati personali ha ingiunto a un medico il pagamento di una sanzione di 10mila euro».

Nel provvedimento il Garante spiega che le ricette mediche «venivano fissate a pinze da bucato attaccate ad un asse di legno appoggiato al davanzale della finestra dello studio medico, situato al piano terra e rivolto sul marciapiede della pubblica via».

Ricette mediche, la difesa del medico

C’è da riportare la difesa della dottoressa, che ha rivendicato il carattere «episodico e assolutamente contingente» di quanto segnalato, «legato ad una emergenza sanitaria e nella consapevolezza dell’importanza del corretto trattamento del dato personale, e specificando, altresì, che le prescrizioni mediche, non erano comunque lasciate incustodite, essendo io presente quando i pazienti accedevano all’ambulatorio».

Il medico si è difeso dicendo che le prescrizioni che aveva lasciato erano contenute in busta chiusa con nome e cognome del paziente. E che le buste «non erano state lasciate incustodite essendo sempre la scrivente presente in ambulatorio, ed erano poste in modo da poter essere prelevate dall’interessato senza entrare in ambulatorio in funzione di una necessaria limitazione degli accessi in presenza di grave situazione di espansione pandemica».

Insomma: col Covid meglio evitare l’ingresso in ambulatorio per ritirare una semplice ricetta.

È stato poi detto che nessun paziente si era lamentato e che non era stata usata email o piattaforme WhatsApp perché ritenute non sicure.

Sono giustificazioni che il Garante Privacy non ha accettato.

Dalla documentazione fotografica allegata alla segnalazione, ha scritto il Garante Privacy nel provvedimento, emerge che la modalità di consegna «aveva ad oggetto altresì prescrizioni mediche, liberamente visibili e accessibili a chiunque si trovasse a transitare nei pressi del davanzale della finestra dello studio medico, perché non contenuti in busta chiusa».

Ricette mediche, violata la privacy

La segnalazione è arrivata dai Carabinieri per la Tutela della Salute – Nas. E l’Autorità ha riscontrato rilevanti violazioni alla normativa privacy nazionale ed europea.

«Dalla documentazione fotografica allegata alla segnalazione emergeva infatti, chiaramente, che le prescrizioni mediche, non in busta chiusa, erano liberamente visibili e accessibili a chiunque si trovasse a transitare nei pressi del davanzale dello studio medico. Sulla condotta del medico il Comando aveva raccolto anche le informazioni di alcuni pazienti».

Nel dichiarare l’illiceità del trattamento messo in atto, l’Autorità ha ribadito i principi e le misure cui avrebbe dovuto attenersi il medico. In linea generale, deve adottare misure adeguate a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio che deriva dalla divulgazione non autorizzata o dall’accesso accidentale o illegale ai dati.

«In ambito sanitario, in particolare, il titolare deve garantire, anche nell’organizzazione delle prestazioni e dei servizi, il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone – spiega il Garante – La legge sulla privacy stabilisce, per giunta, che le informazioni sulla salute non devono essere diffuse, potendo essere solo comunicate a terzi, ma sulla base di un idoneo presupposto giuridico o su indicazione del paziente stesso mediante una delega scritta».


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