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Salute di comunità, il documento di Cittadinanzattiva sulla sanità territoriale e la sua riforma (foto pixabay)

Cittadinanzattiva ha presentato il documento “Salute di Comunità” sulla sanità territoriale. Per riqualificare l’assistenza ospedaliera e territoriale servono istruzioni chiare per una presa in carico effettiva del cittadino, dice l’associazione. Che parte dall’eredità della pandemia, fotografata qualche giorno fa da numeri impietosi sulle liste di attesa, per delineare la direzione di una nuova medicina territoriale.

«Il Servizio Sanitario Nazionale ha retto alla pandemia da Covid-19 – dice Cittadinanzattiva – ma, adesso che l’emergenza pare sotto controllo, le analisi effettuate da associazioni e istituzioni restituiscono l’immagine di un sistema in pesante affanno, con l’aumento vertiginoso dei tempi di attesa sia per le prestazioni ordinarie che per quelle legate alle esigenze dei malati cronici e della medicina d’urgenza: fino a 720 giorni per una mammografia (fonte Cittadinanzattiva 2022). Rilevato anche l’aumento della mortalità di alcune patologie, come per il tumore del colon retto (+12% nel 2020, Università di Bologna), in un contesto europeo che vede l’Italia agli ultimi posti per qualità della vita dei pazienti con una o più patologie e all’ottavo posto per bisogni insoddisfatti di visite mediche (EUROSTAT 2019».

In questo contesto si colloca il documento “Salute di Comunità – Dal bisogno alla soluzione – Analisi civica per la definizione degli standard qualitativi, organizzativi, tecnologici e di investimento”, realizzato da Cittadinanzattiva con la collaborazione di Fnomceo, Fnopi, Federfarma e Fimmg e il contributo non condizionato di Farmindustria e presentato oggi presso il Ministero della Salute.

«Ripensare le politiche della prevenzione, riorganizzare la medicina territoriale, promuovere l’integrazione ospedale-territorio puntando sulla diffusione di una cultura collettiva della salute e organizzare la ricerca su modelli open solution di collaborazione pubblico-privato».

Queste le proposte di Cittadinanzattiva nel documento.

La medicina territoriale

L’organizzazione del modello di medicina territoriale «che prevede anche le case della comunità – si legge nel documento – non deve trasformarsi in una replica territoriale del sistema di offerta ospedaliera ma deve essere incentrato sulla organizzazione logistica di servizi di prossimità, domiciliari, la cui valutazione e il cui monitoraggio devono essere affidati ad un team multidisciplinare che garantisce comunicazione tra i diversi livelli di cura e che genera le offerte personalizzate alle esigenze di ogni singolo paziente, evitandone la mobilità e abbattendo lo spreco di risorse».

Le case della comunità

Le case della comunità previste dal PNRR sono strutture polivalenti che nello stesso spazio fisico possono erogare prestazioni sociosanitarie integrate. Sono dunque un punto di accesso alla salute del cittadino. Qui ci saranno medici di medicina generale, pediatri, specialisti, infermieri di comunità e potranno ospitare assistenti sociali. I cittadini potranno consultarvi un medico e un infermiere tutto il giorno, gestire le patologie croniche e consultare un professionista che li guiderà verso i servizi più adatti.

Le case della salute o di comunità mirano a diventare luoghi di collegamento fra territorio e ospedale, ma la preoccupazione espressa da Cittadinanzattiva «è che tale modello possa finire per replicare quanto accaduto con gli ospedali, moltiplicando luoghi di salute senza generare reali servizi in grado di ricollegarsi alle esigenze dei pazienti».

«Il rischio che leggiamo è quello di un reiterarsi di un modello che spinge, ancora una volta, i cittadini a cercare sul territorio i servizi a fronte, invece, di una necessitò di portare quegli stessi servizi presso il cittadino – scrive Cittadinanzattiva nel documento – Le case della salute possono rappresentare una reale innovazione e una possibilità di moltiplicazione degli standard di salute e benessere generalizzati se saranno in grado di generare processi di cura delle persone e non delle patologie, ovvero se l’intero sistema riuscirà a modificare il proprio approccio, focalizzandosi su una prospettiva più ampia e che pone al centro della propria azione la gestione di un percorso di cura preventiva, basato su una logica di iniziativa e non di attesa».

 

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La salute dopo la pandemia, l’emergenza non è superata

 

Salute e riorganizzazione dei servizi

Al centro della riflessione c’è il recente DM 71 e la riorganizzazione dei servizi sanitari nei territori, declinata secondo alcuni temi chiave: accesso e prossimità delle cure, aggiornamento e potenziamento del sistema della prevenzione, ridefinizione del rapporto fra ospedale e territorio, implementazione delle nuove tecnologie e digitalizzazione dei sistemi per semplificare l’accesso alle cure e programmare servizi efficaci.

«Si tratta di priorità importanti per migliorare il nostro servizio sanitario e renderlo più equo ed accessibile ai cittadini, a cominciare dalla riforma per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Tuttavia, occorrerà una lettura attenta dei contesti territoriali, per individuare percorsi e non solo luoghi che favoriscano servizi più accessibili e prossimi ai cittadini, e per avere maggiore attenzione alla qualità della vita puntando molto sul domicilio come luogo privilegiato di cura – dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – La carenza di servizi, la distanza dai luoghi di cura, tipica di alcune aree del paese, come pure la complessità delle aree urbane e metropolitane impongono un’innovazione dei modelli organizzativi sanitari territoriali. In questa ottica ci auguriamo che la messa a terra del DM71, e in particolare la riforma delle Case di comunità previste, siano attuate con il coinvolgimento delle comunità locali, più di quanto sia stata fatto finora».

Il documento “Salute di Comunità” formula alcune proposte per rispondere alle sfide del dopo-pandemia, a partire dalla riorganizzazione della medicina territoriale con la farmacia dei servizi e l’infermiere di comunità. Il percorso deve prevedere il rapporto fra ospedale e territorio, il ricorso alla digitalizzazione, lo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico e la costruzione e la diffusione di piattaforme informatiche in grado di monitorare il percorso di salute dei pazienti.


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