Desertificazione sanitaria, quando a unire l’Italia è la carenza di medici (Foto Pixabay)

Provincia che vai, deserto sanitario che trovi. Così Cittadinanzattiva l’anno scorso sintetizzava quel fenomeno, noto come desertificazione sanitaria, che lascia interi territori nell’assenza o nella carenza di medici di base, pediatri e di altre figure sanitarie. Sono province, territori, aree del paese dove medici e pediatri mancano e, quando ci sono, sono oberati di lavoro. Sulle pagine delle cronache locali spesso arrivano le storie della mancanza di medici e personale sanitario.

È un fenomeno sempre più diffuso e che coinvolge migliaia di cittadini. Secondo l’analisi fatta da Cittadinanzattiva proprio sulla base delle cronache locali, ci sono oltre 18 mila cittadini senza medico di base in Brianza; oltre 4 mila si ritroveranno in una situazione analoga a Novate Milanese dove oltre 2400 bambini under 14 hanno a disposizione una sola pediatra. Ci sono decine di medici di famiglia e incarichi di guardia medica che mancano da una parte dall’altra dell’Italia, da Macerata a Bergamo e Lodi al Trentino. Nell’ospedale di Locri e in quello di Salerno e Ravello mancano cardiologi, nella Asl5 di La Spezia mancano rianimatori. In alcune aree interne e periferiche la situazione è anche più allarmante: a Calasetta-Sant’Antioco in Sardegna gli abitanti sono rimasti senza medico di base; all’ospedale di Lipari manca il diabetologo e 13 infermieri, nel territorio della Valle Olona in Lombardia mancano in tutto 74 fra medici e pediatri.

La desertificazione sanitaria è stata al centro di un evento che si è svolto presso la sala conferenze di Europe Experience, “Desertificazione sanitaria: verso una nuova alleanza per colmare il vuoto”.  L’iniziativa, ospitata dall’Europarlamentare Beatrice Covassi, è stata organizzata da Cittadinanzattiva nell’ambito della Giornata Europea dei diritti del malato. Durante l’evento sono stati presentati i risultati di tre progetti europei (denominati Ahead, Meteor e Oasis) che affrontano il fenomeno della desertificazione sanitaria come urgenza da affrontare su tutto il territorio europeo.

 

 

Deserti sanitari, da Nord a Sud mancano medici e pediatri (foto Karolina Grabowska su Pexels)

 

I deserti sanitari e le disuguaglianze fra territori e cittadini

deserti sanitari sono aree isolate o spopolate con un calo così significativo del numero di medici e di una carenza complessiva di personale sanitario da ostacolare la disponibilità degli operatori sanitari e aggravare le disuguaglianze sanitarie nella popolazione, in particolare tra i gruppi vulnerabili (progetto Ahead).

Dal Report Ahead presentato nel 2023 da Cittadinanzattiva emerge una situazione di carenza di professionisti sanitari molto diffusa. Ci sono dati eclatanti. Ad Asti ogni pediatra segue oltre 1800 bambini quando ci dovrebbe essere un pediatra ogni 800 minori. A Caltanissetta c’è un ginecologo ospedaliero ogni 40 mila donne, contro una media italiana di poco più di 1 a 4 mila. Nella provincia di Bolzano ogni medico di medicina generale segue in media 1539 cittadini dai 15 anni in su contro una media nazionale è di 1 ogni 1245 pazienti. Sempre a Bolzano si trova un cardiologo ospedaliero ogni 224.706 abitanti (la media è di 1/6741).

Spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva: «La carenza di servizi sul territorio, la penuria di alcune specifiche figure professionali, la distanza dai luoghi di salute in particolare nelle aree interne del Paese, periferiche e ultraperiferiche, rappresenta un elemento di disequità nell’accesso alle cure e alle prestazioni che va affrontato attraverso un’alleanza tra istituzioni, professioni sanitarie e cittadini per elaborare proposte in vista dell’adozione di politiche pubbliche che contrastino il fenomeno e favoriscano un godimento effettivo del diritto alla salute da parte di tutti i cittadini, ovunque essi risiedano».

I problemi però non sono finiti qui. Un altro dato, che emerge dalla ricerca Oasis, riguarda il profilo di età dei medici di medicina generale che in Italia è uno dei più alti d’Europa. Oltre il 55% dei medici ha più di 55 anni di età, più di un quarto raggiungerà l’età pensionabile entro il 2027. Si contano poi 6,2 infermieri per mille abitanti nel 2021 ma l’Italia è notevolmente sotto la media europea di 8,5.

Medici e infermieri sotto stress e vittima di aggressioni

E c’è anche il grande tema di infermieri e medici che vogliono lasciare il lavoro.

Dal progetto europeo Meteor, fato in Belgio, Paesi Bassi, Polonia e Italia, emerge che il 16% dei medici e l’8% degli infermieri intende lasciare il proprio ospedale. Queste percentuali si invertono se si considera l’intenzione di lasciare del tutto la professione sanitaria: lo dichiara il 9% dei medici e il 14% degli infermieri.

“Sono maggiormente a rischio – spiega Domenica Matranga, Professoressa ordinaria di statistica medica presso l’Università di Palermo, partner progetto METEOR – gli operatori sanitari più giovani e coloro che lavorano sotto stress, in contesti ospedalieri caratterizzati da carenze organizzative e inadeguatezza di attrezzature e materiali e da un clima interno poco collaborativo e stimolante».

Una ricerca svolta da Cittadinanzattiva nel 2023 su 10 mila operatori sanitari evidenzia il peso dei carichi di lavoro e delle aggressioni.

Ricorda Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva: «Oltre il 40% dichiara di avere carichi di lavoro insostenibili e quasi un terzo denuncia di essere stato vittima, negli ultimi tre anni, di aggressione (verbale o fisica) da parte degli utenti. Nonostante queste difficoltà, i professionisti sanitari credono fermamente nel valore del SSN e nella salute come bene pubblico, perché pensano di poter contribuire al benessere della comunità (71,6%). Soprattutto, la maggioranza (83,5%) crede che ogni persona debba avere diritto alle cure di cui ha bisogno indipendentemente dalla gravità delle patologie o dal costo delle cure».


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