Sono state 1.893 le istanze presentate all’Arbitro per le controversie finanziarie. Un successo inaspettato, ben al di sopra della stima dei 1.000 ricorsi fatta quando la Consob ha istituito l’organismo sulla base delle disposizioni contenute nella delibera n. 19602 del 4 maggio 2016, resa attiva il 9 gennaio 2017. Secondo i dati contenuti nella prima Relazione annuale, la maggior parte dei ricorsi (692) è stato inoltrato nel trimestre maggio-luglio. Questo sia perché con il passare del tempo i consumatori sono venuti a conoscenza dello strumento, sia perché molti azionisti e risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno sfruttato questo strumento per ottenere gli indennizzi dopo la liquidazione coatta dei due istituti, prevista dal Dl 99/2017.

Quanto alla rilevanza economica dei ricorsi in funzione del controvalore delle richieste avanzata dagli investitori, a fronte dei 1.469 ricorsi ritenuti ammissibili e ricevibili, l’importo minimo richiesto è risultato pari a 41 euro, quello massimo di 500.000 euro, corrispondente al limite entro cui l’ACF è competente. In 28 casi il petitum non è consistito nella richiesta di somme di denaro a titolo risarcitorio.

Il controvalore complessivo delle richieste formulate dai ricorrenti è di oltre 80 milioni di euro (81,1 mln. di euro); la media degli importi richiesti è pari a 55.244 euro.

Tutto sommato veloci i tempi di trattazione: lo standard è di 180 giorni, con una media di 195 giorni. Il numero maggiore di ricorsi (340) si colloca nella fascia che va da 10.000 a 30.000 euro. Segue quella ricompresa nel range tra 5.000 e 10.000 euro (266 ricorsi). Degno di nota è che la terza fascia (223 ricorsi) sia quella che va dai 100.000 fino alla soglia massima di competenza dell’ACF (500.000 euro). Circa il 50% del monte ricorsi complessivi si situa nelle fasce che vanno dai 10.000 ai 100.000 euro.

Per quanto riguarda la provenienza dei ricorsi, il 31% dei ricorsi (567 ricorsi) è pervenuto dalla regione Veneto; concentrazioni significative, tuttavia, si sono avute anche in Lombardia (13,1%), Puglia (7%), Lazio (6,9%), Piemonte (6,4%) ed Emilia Romagna (5,9%).

Merita, ad ogni modo, di essere evidenziato che sono pervenute ricorsi da soggetti residenti in tutte le regioni d’Italia, il che dà il senso che l’ACF si è rivelato sin da subito strumento noto e a disposizione di un’ampia schiera di utenti distribuiti su tutto il territorio nazionale.

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