Caccia selvaggia, l’Italia rischia una procedura di infrazione europea (fonte foto: PublicDomainPictures su Pixabay)

L’Italia rischia una procedura di infrazione sulla “caccia selvaggia”, che non piace all’Europa perché in contrasto con le norme comunitarie. La Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, ha inviato all’Italia una lettera sull’approvazione dell’emendamento “caccia selvaggia” con cui Governo e Parlamento hanno reso possibile consentire ai cacciatori di abbattere gli animali selvatici anche nelle aree protette e nei periodi in cui la caccia è vietata.

La Commissione chiede che vengano rispettate le tutele previste dalla direttive europee Habitat e Uccelli e formula domande molto specifiche alle quali il Governo dovrà dare risposte entro le prossime quattro settimane. A darne notizia è una nota di diverse associazioni ambientaliste e animaliste, che denunciano l’approccio “filo venatorio” del Governo.

Caccia selvaggia, associazioni: si rischia procedura di infrazione

«La lettera della Commissione è una conferma di quanto abbiamo denunciato – dichiarano le associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF Italia Questa norma si pone in aperto contrasto sia con le direttive europee, sia con la Costituzione italiana e rende concreto il rischio di attivazione di una procedura di infrazione che peserà sulle tasche di tutti gli italiani. La portata di questa lettera va oltre l’ormai famoso emendamento “caccia selvaggia” e coinvolge l’intero approccio filo venatorio del Governo e di molte Regioni che porta ogni anno all’approvazione di calendari venatori che dopo essere impugnati dalle associazioni ambientaliste vengono puntualmente dichiarati illegittimi dai giudici amministrativi per violazione dei principi di tutela ambientale. È giunto il momento che la politica cambi radicalmente rotta, si occupi della tutela costituzionale dei beni comuni e non continui a farsi dettare l’agenda dai cacciatori e degli armieri».

L’emendamento caccia selvaggia, dice la Lav, “ha tolto di mezzo il controllo scientifico esercitato dall’ISPRA sulle attività dei cacciatori ed è stato cancellato l’obbligo di applicare preventivamente i metodi ecologici, che non prevedono cioè alcun intervento diretto sugli animali selvatici. Si avvia quindi un confronto con il nostro Paese che potrebbe condurre all’apertura di una procedura d’infrazione per la mancata applicazione delle norme comunitarie”.

Le direttive Habitat e Uccelli

La direttiva Habitat relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche è stata approvata nel 1992 e ha l’obiettivo di tutelare la biodiversità attraverso il mantenimento degli habitat naturali nel territorio europeo. Insieme alla direttiva Uccelli, rappresenta il cardine della politica di conservazione della natura in Europa. Scopo della Direttiva Habitat è “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato” (art 2).

Tra le norme messe in evidenza dalla Commissione, ricordano le associazioni ambientaliste, ci sono l’art. 12 della direttiva Habitat e l’art. 5 della Direttiva Uccelli che prescrivono agli Stati membri l’obbligo di adottare misure che vietino non solo di uccidere o catturare le specie protette ma anche di arrecare disturbo, in particolare durante i periodi di riproduzione, di dipendenza, di ibernazione e di migrazione.

«Aprire la caccia, mascherata da controllo, anche nelle aree protette, comprese quelle della rete europea Natura 2000 e nei periodi di divieto, vuol dire evidentemente, ridurre i livelli di protezione degli habitat e delle specie così come delineati dalle Direttive e dai Trattati europei – denunciano ambientalisti e animalisti – Per queste ragioni la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di indicare, in maniera specifica e concreta, come le nuove regole garantiranno il rispetto delle norme sopra richiamate nonché dell’articolo 6 della direttiva Habitat e quindi delle misure di conservazione indicate nei singoli siti protetti sulla base delle esigenze specifiche di ciascun sito».

La direttiva Uccelli prevede poi che la caccia possa essere esercitata solo nel rispetto dei principi della saggia utilizzazione e della regolazione ecologicamente equilibrata delle specie animali, e vieta espressamente la caccia durante il periodo di nidificazione, riproduzione e dipendenza e ritorno al luogo di nidificazione per le specie migratrici.

Caccia vs sicurezza

Il 31 gennaio, ricorda il WWF, si è chiusa la stagione venatoria 2022/2023 ma in molte regioni le doppiette non si fermeranno perché una serie di deroghe e prolungamenti dei periodi di caccia consentiranno di continuare ad abbattere determinate specie anche nelle prossime settimane.

L’associazione torna a denunciare che la caccia, oltre a minacciare la biodiversità, mette a rischio la sicurezza dei cittadini.

L’ultimo provvedimento filo venatorio che è stato preso è la possibilità di intervenire con le doppiette anche nelle aree protette e nei centri urbani, attraverso l’emendamento votato nell’ultima Legge di bilancio. In Italia si calcola però che a esercitare la caccia siano rimasti circa 500 mila cacciatori, sempre meno e sempre più anziani. Il WWF richiama le vittime della caccia fra morti e feriti. «Non si tratta di fatalità – dice l’associazione – ma di episodi gravi che vengono spesso sottovalutati nonostante il loro ripetersi. Il settore della caccia rappresenta un centro di potere e la politica, a livello regionale e nazionale, continua a farsi dettare l’agenda dalle associazioni venatorie».


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