Domani lo sciopero dei buoni pasto. I Consumatori: ci rimettono solo i cittadini (fonte foto: pixabay)

Gli esercenti confermano lo “sciopero dei buoni pasto” di domani, 15 giugno. È lo stop a buoni pasto in bar, negozi e ristoranti: i ticket non saranno accettati per protesta contro le commissioni a carico degli esercenti. Contro il sistema dei buoni pasto protestano dunque domani pubblici esercizi, sigle della grande distribuzione e del commercio.

«Per ventiquattro ore bar, ristoranti ma anche supermercati, ipermercati ed esercizi del piccolo commercio non accetteranno pagamenti tramite i buoni pasto. Un’azione dimostrativa che tuttavia prefigura cosa potrebbe accadere se non si arriva ad una riforma strutturale del sistema che elimini le pesanti commissioni a carico degli esercizi», denuncia Fipe Confcommercio in una nota.

«Questa tassa occulta che lo Stato scarica direttamente sulle imprese del nostro settore – spiega Aldo Mario Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio – è inaccettabile. Da anni stiamo lavorando per sensibilizzare le istituzioni chiedendo una radicale modifica del sistema che salvaguardi il valore del buono pasto lungo tutta la filiera, ma finora siamo stati inascoltati. L’adesione allo sciopero di 24 ore indetto per domani cresce di ora in ora ed è solo l’inizio di una serie di iniziative che porteranno a non poter spendere più i buoni pasto se non ci sarà una radicale inversione di tendenza già a partire dalla prossima gara Consip del valore di 1,2 miliardi di euro».

Lo sciopero dei buoni pasto però solleva la protesta delle associazioni dei consumatori, che ricordano come a pagare il danno saranno i lavoratori e i cittadini che hanno buoni pasto e non potranno spenderli per la pausa pranzo, o per gli acquisti al supermercato.

Locandina Fipe Confcommercio

 

Altroconsumo: buoni pasto, cambiare le regole

I buoni pasto, ricorda Altroconsumo, sono usati da molti lavoratori non solo per la ristorazione ma anche per pagare la spesa quotidiana. A oggi in Italia circa 3 milioni di lavoratori ricevono buoni pasto per un valore di circa 3,2 miliardi, un terzo dei quali è assorbito dalla Pubblica Amministrazione. Sono dunque una fonte economica importante, ancor più in un periodo di aumenti dei prezzi.

«I buoni pasto rischiano però di non essere più accettati a causa delle alte commissioni di incasso che devono pagare gli esercenti come bar, ristoranti e supermercati – spiega Altroconsumo – Le commissioni in media, infatti, sono comprese tra il 10% e il 20% del valore del buono: per una spesa di 10 euro, l’esercente ne incassa in pratica solo 8.  Se la tendenza degli esercenti a non accettare più i buoni come metodo di pagamento dovesse continuare, (lo sciopero del 15 giugno non fa ben sperare) il rischio per i lavoratori è che si trovino in tasca liquidità difficilmente spendibili».

Per far fronte a questo problema, Altroconsumo propone una modifica legislativa per consentire alle aziende italiane di versare il corrispettivo dei buoni pasto direttamente nelle buste paga dei lavoratori, mantenendo per entrambe le parti le agevolazioni fiscali oggi previste per i buoni pasto.

«Si chiede al Legislatore di modificare l’articolo Art. 51 comma 2 lettera c del Testo unico delle imposte sui redditi (dpr 917/1986), per rendere non tassabili le indennità di mensa corrisposte in busta paga a tutti i lavoratori fino almeno ad 8 euro al giorno come gli attuali buoni pasto elettronici o, per rendere il meccanismo ancora più vantaggioso, portare il limite a 10 euro giornalieri. Attualmente, infatti, la non imponibilità della indennità di mensa è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori e ha il limite di 5,29 euro al giorno».

UNC: revocare la convenzione agli scioperanti

Di certo c’è oggi la protesta dei consumatori contro la protesta degli esercenti.

«Chiederemo la revoca della convenzione per gli esercizi scioperanti per il grave inadempimento delle obbligazioni contrattuali. Invitiamo, quindi, i consumatori ad inviarci via email o attraverso il nostro sito www.consumatori.it il nome dell’esercente, il suo indirizzo e la società che ha emesso il buono», dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

«È incredibile che per strappare commissioni più basse finiscano per prendersela con i loro clienti, che non solo sono del tutto innocenti, ma in realtà sono le vere vittime di questa situazione, visto che il costo di quelle commissioni viene traslato da bar e ristoranti sul cliente finale sotto forma di un aumento dei prezzi e, quindi, viene pagato dai consumatori – prosegue Dona – A differenza di quanto da loro sostenuto nel primo comunicato in cui si annunciava lo sciopero, infatti, l’ultimo anello della catena non sono gli esercenti ma i lavoratori a cui domani verrà a mancare un servizio essenziale e indispensabile, specie se si lavora lontano da casa, e che domani saranno costretti a pagarsi il pranzo o a digiunare».

 

supermercato
Buoni pasto, i negozi: il 15 giugno stop ai ticket per protesta contro le commissioni (foto pixabay)

 

Consumatori: contro sciopero, niente spesa il 15 giugno

I consumatori vengono usati come ostaggi dalla grande distribuzione e dai ristoratori per rivendicazioni che, giuste nella sostanza, finiscono per danneggiare solo i cittadini. Così Adoc, Adiconsum, Assoutenti e Federconsumatori che invitano i cittadini al “contro-sciopero”: niente spesa il 15 giugno, anticiparla o posticiparla di un giorno.

Le associazioni bocciano senza mezzi termini lo “sciopero dei buoni pasto” del 15 giugno.

«3 milioni di famiglie che utilizzano i buoni pasto per fare la spesa saranno coinvolte nello sciopero indetto da bar, ristoranti, commercianti e grande distribuzione, con danni economici evidenti per i cittadini – spiegano i presidenti delle associazioni Roberto Tascini (Adoc), Carlo De Masi (Adiconsum), Furio Truzzi (Assoutenti) e Michele Carrus (Federconsumatori) – Se la protesta contro le condizioni svantaggiose dei buoni pasto è corretta nelle sue motivazioni, il soggetto contro cui viene attuato lo sciopero, ossia i consumatori, è del tutto errato, perché saranno solo gli utenti a pagare il prezzo di tale iniziativa. Non si capisce perché le organizzazioni della Gdo e degli esercenti non abbiano pensato a proteste contro Consip e Mef, unici responsabili delle condizioni imposte sui ticket per la spesa, evitando così di arrecare danno ai cittadini».

Per questo le associazioni chiamano a «un contro-sciopero dei buoni pasto, invitando i consumatori italiani a disertare il prossimo 15 giugno supermercati, ipermercati, negozi, bar e ristoranti, anticipare o posticipare di un giorno la spesa, e portare da casa cibo e bevande da consumare a lavoro, in modo da annullare del tutto gli effetti della protesta».

MDC: iniziativa inutile e dannosa

Iniziativa inutile e dannosa, rincara la dose il Movimento Difesa del Cittadino, per i 2,6 milioni di lavoratori che non potranno neppure mangiare usando i ticket.

L’iniziativa annunciata contro i buoni pasto, che domani non verranno accettati, è «un’ingiustificabile violazione delle norme che regolano la materia essendo i contratti in essere del tutto legittimi e sottoscritti tra le parti e solo un grave inadempimento nei confronti dei lavoratori che, senza alcuna valida giustificazione, si vedranno costretti a pagare di tasca propria il pasto o la spesa», spiega MDC.

L’associazione di consumatori si batte da tempo per i diritti dei titolari dei buoni e in uno studio realizzato lo scorso anno nell’ambito della campagna “Il Buono a Tavola” ne ha sottolineato l’importanza per le tasche delle famiglie.

Spiega il portavoce MDC e autore della ricerca Francesco Luongo: «Il 40% dei lavoratori che pranza fuori casa per lavoro usa il buono pasto, che viene utilizzato nel 70% dei casi in bar, gastronomie e ristoranti e, per il restante 30%, nella grande distribuzione. Il buono pasto è un importante strumento di sostegno al reddito: si stima infatti che, per le fasce di reddito più̀ deboli, un buono pasto per ogni giorno di lavoro equivalga a 200 euro in più al mese quindi una mensilità “in più” all’anno essenziale in questo quadro di drammatico carovita che vivono i consumatori italiani».

Il buono pasto è funzionale anche ai nuovi modelli di lavoro, che hanno sperimentato un’ulteriore accelerazione a causa dell’emergenza Covid-19 (smartworking o lavoro agile), non prevedendo vincoli di orario, luogo e fruizione. MDC invita le organizzazioni degli esercenti e della GDO ad annullare l’iniziativa e ad agire nelle sedi competenti per le modifiche richieste ai contratti, evitando di danneggiare milioni di consumatori, uniche vere vittime dello sciopero.


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