Rafforzare le valutazioni sui rischi derivanti dall’uso di OGM, rivedere gli strumenti giuridici sulla loro autorizzazione, riconoscere agli Stati il diritto di vietare le coltivazioni geneticamente modificati nei propri territori per tutelare biodiversità, produzioni biologiche e tipiche: è la richiesta che la Task Force Per un’Italia libera da OGM fa ai candidati alle prossime elezioni per il Parlamento europeo, cui ha inviato una richiesta di impegno che verte proprio sulla gestione degli OGM.
La Task Force, composta da 41 organizzazioni del mondo agricolo, ambientalista, consumerista e cooperativo, intende contrastare l’agricoltura transgenica e, si legge nella lettera, “rivendica l’applicazione del principio di precauzione, la cui centralità è stata di recente affermata dal TAR del Lazio con la sentenza che ha rigettato il ricorso proposto contro il decreto interministeriale del 12 luglio 2013 che vieta nel nostro Paese, per 18 mesi, la semina del mais MON810 geneticamente modificato”.
Le elezioni di quest’anno rivestono un ruolo strategico, tanto più se si guarda al semestre di presidenza europeo riservato all’Italia. Scrive la Task Force rivolgendosi ai candidati al Parlamento europeo: “Il tema degli Organismi geneticamente modificati ci sta particolarmente a cuore e vorremmo condividesse con noi le preoccupazioni sulle modalità e sulle procedure disposte dall’Unione per la gestione di una materia tanto delicata e complessa. Sarebbe a tal fine auspicabile rinnovare il dibattito anche alla luce della proposta di modifica della direttiva 2001/18/CE concernente la possibilità degli Stati di limitare o vietare la coltivazione di OGM”.
Quali dunque le richieste? “Chiediamo con forza – scrive la Task Force – che al prossimo Parlamento europeo sia assicurata l’apertura di un processo di rafforzamento delle valutazioni sui rischi derivanti dagli OGM, una revisione degli strumenti giuridici attuali in materia di autorizzazione degli OGM, l’assunzione di una posizione chiara e univoca nel senso del riconoscimento, in capo agli Stati membri, del diritto di vietare le coltivazioni geneticamente modificate nei propri territori, al fine di tutelare la biodiversità, le produzioni biologiche, tradizionali e tipiche, anche per motivi socio-economici”.


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