È attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica che si possono conquistare sicurezza e indipendenza energetica, riducendo la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Mentre a Roma si riuniscono i ministri dell’energia dei paesi del G7, con l’obiettivo di mettere a punto un documento da presentare a Bruxelles per “aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici”, dice il Ministero dello Sviluppo economico, Greenpeace manifesta sulla Terrazza del Pincio.
Il G7 Energia, afferma il Ministero, ha l’intento di “aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e raggiungere una maggiore diversificazione delle fonti. Finalità ancora più stringenti in questo momento di tensioni a livello geo-politico con forti ripercussioni in campo energetico”. Per l’occasione, gli attivisti di Greenpeace hanno aperto uno striscione dalla Terrazza del Pincio, che affaccia su piazza del Popolo, con scritto “G7: go renewable, go clean & independent”, perché lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica “è l’unica via per aumentare l’indipendenza energetica”.
Al G7 si discute di come ridurre la dipendenza dalla Russia, alla luce dell’intensificarsi della crisi ucraina, spiega l’associazione ambientalista, che aggiunge: “I leader delle maggiori potenze mondiali si preparano a fornire le risposte sbagliate: Paesi come Regno Unito o Polonia vorrebbero continuare a importare gas, petrolio e carbone cambiando fornitore, rivolgendosi ai mercati del Medio Oriente, del Caucaso o del Nord America. Questa politica metterebbe a rischio l’impegno dell’Europa per la lotta ai cambiamenti climatici”. Eppure, secondo studi della stessa Commissione europea, già un modesto sviluppo delle rinnovabili permetterebbe di ridurre l’importazione di gas russo del 29 per cento al 2030 e del 54 per cento al 2050.
Quali invece le soluzioni prospettate a livello internazionale nel campo dell’energia? Paesi quali Regno Unito, Polonia, Stati Uniti e Canada puntano in generale allo sviluppo dello “shale gas”, che però crea problemi ambientali e sanitari e in Europa non avrebbe effetti sulle importazioni di gas russo prima del 2030. Alcuni Stati vorrebbero ancora tentare la via del nucleare ma, afferma Greenpeace, “è chiaro, alla luce dei pochi reattori in costruzione in Europa – nonché dei problemi tecnici, di budget e di ritardo sui tempi di realizzazione che quei progetti scontano – che si tratta di una strada impraticabile. Per altri la soluzione potrebbe essere nel carbone: la fonte più deleteria per il clima, responsabile da sola di oltre il 40 per cento delle emissioni di gas serra”.
Non solo. “I governi di tutto il mondo – denuncia Greenpeace – subiscono costantemente l’azione di lobby di gruppi quali Bp, Shell, EDF, Iberdrola, PGE, RWE, Eon, ENEL, ENI, Vattenfall, Iberdrola e CEZ, interessati a tenere le nostre economie ostaggio delle fonti fossili. Molte di queste compagnie sono in affari con i colossi dell’energia russa. Vorrebbero confermare il ruolo essenziale delle fonti energetiche sporche, semplicemente cambiando partner economici, con la prospettiva di sceglierne di nuovi, ugualmente inaffidabili e scarsamente democratici”. L’associazione chiede invece ai leader europei di promuovere la sicurezza energetica attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Sostiene Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia: “Chiediamo che con la riunione del G7 di oggi, a Roma, si compia il primo passo per porre fine alla dipendenza dalle fonti energetiche sporche e nocive. Il nucleare e le fonti fossili sono la causa dell’insicurezza energetica che minaccia la nostra economia: dunque non possono essere la soluzione. Tutti i sondaggi disponibili dicono che i cittadini europei esprimono uno schiacciante consenso allo sviluppo delle rinnovabili. È ora che i leader politici smettano di obbedire alle pressioni delle grandi lobby dell’energia e comincino a dare risposte concrete alle richieste dei cittadini”.

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