Obesità, domani la giornata mondiale (Foto Pixabay)
Obesità, in eccesso di peso quasi un bambino su tre. Ma “riprogrammare” il metabolismo è possibile
Domani la Giornata mondiale dell’obesità. L’eccesso di peso in Italia riguarda quasi un bambino su tre. Un progetto dell’Ospedale Bambino Gesù evidenzia i benefici di un’azione multidisciplinare che integra nutrizione, movimento, mente e partecipazione della famiglia
L’obesità è una pandemia che riguarda un miliardo di persone nel mondo. Entro il 2035, si prevede che metà della popolazione mondiale, circa 4 miliardi di persone, sarà affetta da sovrappeso o obesità. Fra questi ci sono oltre 400 milioni di bambini in eccesso di peso, mentre l’obesità infantile sta aumentando rapidamente, con tassi che sono quasi quintuplicati nel 1975 nei bambini in età scolare, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito.
L’obesità non arriva da sola, isolata dal contesto: è influenzata da povertà, stigma, disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, scarsa disponibilità di alimenti sani e contesti alimentari che non favoriscono una sana alimentazione o un corretto stile di vita. I dati del fenomeno sono in crescita anche in Italia. E fra i bambini l’eccesso di peso continua a rappresentare un’emergenza di salute pubblica. Secondo i dati di Okkio alla Salute dell’Istituto superiore di sanità il 29,7% dei bambini in Italia presenta un eccesso di peso: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Sono percentuali in lieve diminuzione ma fra le più alte in Europa.
In vista della Giornata mondiale dell’obesità di domani, 4 marzo, vale dunque la pena ricordare non solo le dimensioni di questo fenomeno e la diffusione dell’eccesso ponderale in età pediatrica, ma anche la necessità di un ambiente alimentare più sano (basti pensare al marketing alimentare pervasivo, che ha come target i più piccoli, e alla promozione che viene fatta nei confronti dei cibi ultraprocessati) e la capacità di saper trattare sovrappeso e obesità nei bambini e negli adolescenti contrastando lo stigma del peso, che inizia già a 3 o 4 anni.
Il progetto Resilient del Bambino Gesù
Il contrasto all’obesità infantile ha evidenziato l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia. Il progetto di ricerca Resilient, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e finanziato dal PNRR, indica una strategia che permette di intervenire con successo fra i 6 e gli 11 anni con un intervento precoce che permette di “riprogrammare” il metabolismo dei bambini.
La strategia del progetto Resilient propone, contro sovrappeso e obesità, non solo dieta e movimento ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per “riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico”.
“Uno studio su 120 bambini – spiega l’Ospedale Bambino Gesù – dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre”.
La dieta non basta
Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici. I bambini inclusi nello studio presentavano sovrappeso o obesità, condizioni spesso associate anche a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, fragilità cognitive.
«L’obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive – ha detto la dottoressa Deny Menghini, responsabile di Psicologia del Bambino Gesù – I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano».
Il progetto, durato cinque mesi, ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Nell’età compresa fra 6 e 11 anni il cervello dei bambini, spiegano i ricercatori, è estremamente plastico: attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica.
Alla fine del percorso per i bambini coinvolti c’è stato un miglioramento generale ampio, su peso e forza muscolare, controllo della fame, metabolismo, qualità del sonno, abilità cognitive e comportamentali. Funzionano dunque percorsi pediatri che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione della famiglia.
«Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica – afferma la dottoressa Melania Manco, dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva del Bambino Gesù – Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo».

