Povertà energetica, l’11,9% delle coppie con figli minori non può riscaldare adeguatamente casa (Credit YouTube convegno Ircaf)

Povertà energetica, l’11,9% delle coppie con figli minori non può riscaldare adeguatamente casa

“L’11,9% delle coppie con figli minori ha dichiarato di non permettersi di riscaldare adeguatamente la casa nel 2018. Dato che sale al 15,7% in presenza di un solo genitore”. È quanto ha detto la sociologa Chiara Saraceno al convegno del centro studi Ircaf sulla povertà energetica

«L’11,9% delle coppie con figli minori ha dichiarato di non permettersi di riscaldare adeguatamente la casa nel 2018. Dato che sale al 15,7% in presenza di un solo genitore». È quanto ha detto oggi la sociologa Chiara Saraceno, intervenuta da remoto al convegno sulla povertà energetica organizzato dal centro studi Ircaf. In questo contesto, l’edilizia pubblica è insufficiente nonostante le famiglie con minorenni abbiano priorità. E anche le sanzioni per morosità e occupazioni abusive, il distacco di luce e riscaldamento, non tengono conto delle esigenze dei minori.

 

Giustino Trincia (Credit YouTube convegno Ircaf)

 

Povertà energetica, Caritas Roma: “Fenomeno in crescita esponenziale”

L’Italia non è insomma una paese per giovani, viene da dire scorrendo i numeri della povertà sintetizzati dalla sociologa. Certo è che la povertà energetica è un fenomeno complesso, che richiama l’andamento del mercato energetico, il tema delle tariffe, il loro impatto sui bilanci familiari, non solo la capacità di reddito ma anche lo stato dell’abitazione.

Ed è un fenomeno in «crescita esponenziale», come ha spiegato il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia riportando l’esperienza della Capitale e puntando l’attenzione sulla necessità di «superare l’assistenzialismo e intervenire sulle cause anche strutturali di povertà energetica».

Questa, ha detto Trincia, «è fenomeno complesso, la novità non sta nel fenomeno in sé ma nella crescita esponenziale delle famiglie coinvolte. Non si ferma alla capacità reddituale ma ha a che fare con l’alloggio, la salute, col fronteggiare i picchi di temperatura».

Importante diventa affrontare il tema collegandolo anche alle necessità di «rafforzare le relazioni nei nostri territori», nelle aree metropolitane e non solo, perché «una delle grande povertà è quella legata alle solitudini».

Il 99% delle 104 Caritas parrocchiali di Roma, ha raccontato Trincia, hanno dichiarato di essersi dovute attivare per dare aiuto a persone singole o famiglie per pagare bollette insolute. La spesa per le utenze energetiche arriva ad assorbire una quota considerevole del reddito, anche il 40-50%. Le richieste di aiuto vengono per acquistare caldaie elettriche, da persone con salute cagionevole, da malati che hanno bisogno di apparecchiature medicali salvavita.

Nelle parole del direttore Caritas di Roma c’è spazio per una valutazione sulla “carità politica” perché, sostiene Trincia, «nella cultura politica italiana è diffusa l’idea che tanto ci pensa la Caritas, la Chiesa, qualche associazione di volontariato. Questa cultura politica è quella che produce forte astensionismo alle elezioni politiche perché una politica che non interviene su questi temi è politica da molti considerata inutile».

«Siamo scettici e dubbiosi – ha detto ancora Trincia – sul libero mercato perché la liberalizzazione va bene quando ci sono garanzie e contrappesi, non il far west».

Da qui le richieste avanzate. «Chiediamo alle istituzioni investimenti per agevolare l’accesso ai piani di efficientamento energetico; ridurre gli oneri fiscali in maniera significativa su consumi energetici delle fasce più fragili».

E ancora «alle aziende del settore energetico chiediamo con fondi propri di costituire fondi per pagamento di bollette di consumo in persone e famiglie in povertà assoluta. Ve le segnaliamo noi e ci prendiamo la responsabilità. Ridurre il ricorso a campagne commerciali aggressive per indurre le persone a scegliere in mondo inconsapevole sul mercato libero».

Richieste anche alla comunità e ai cittadini per una «assunzione di responsabilità a informarsi, ad acquisire conoscenza, adottare comportamenti consapevoli per evitare sprechi. Proponiamo alle comunità l’attivazione di vie di solidarietà e fraternità umana come fondi di comunione finalizzati ad adottare le famiglie che non ce la fanno». Stato imprese e singole comunità possono fare la loro parte, dunque, e fra questa c’è anche l’attivazione delle comunità energetiche in collaborazione con associazioni e realtà disponibili.

 

Slide Chiara Saraceno (Credit YouTube convegno Ircaf)

 

Italia in povertà e minori poveri

La povertà energetica richiama tutto l’ampio fenomeno della povertà e delle condizioni abitative, analizzato dalla sociologa Chiara Saraceno. Saraceno ha ricordato che le spese per l’abitazione costituiscono la parte relativamente più ampia delle spese delle famiglie e dentro l’abitare ci sono l’affitto e le spese energetiche. «Sono i consumi più incomprimibili». Ha ripercorso l’andamento della povertà assoluta che dal 2014 “non ha mai smesso di aumentare” (nel 2023 è al 9,8% secondo dati provvisori.

La povertà in Italia è spesso familiare, riguarda soprattutto famiglie numerose con figli minorenni. Fino a metà anni ‘90 le famiglie più a rischio povertà erano quelli composte da anziane sole; oggi le famiglie di anziani sono quelle meno a rischio.

«L’Italia è uno dei paesi in cui i minorenni fino ai 18 anni hanno un rischio di povertà molto più alto degli adulti e degli anziani – ha detto Saraceno – E questo ci deve preoccupare. Essere poveri durante la crescita è altamente predittivo del rimanere poveri anche da adulti e di godere di cattiva salute, di avere meno opportunità, di studiare meno, di avere una riduzione delle proprie opportunità inclusa quella di sviluppare appieno le proprie capacità».

Fra le varie dimensioni della povertà e le sue articolazioni c’è il legame con lavoratori poveri e famiglie di lavoratori poveri, la distribuzione della povertà fra italiani e stranieri – la povertà assoluta arriva al 35,6% delle famiglie con soli stranieri regolarmente residenti – e uno degli aspetti sottolineati dalla sociologa riguarda la povertà abitativa.

In Italia, sono i dati ricordati, per oltre 1,7 milioni di famiglie che hanno contratto di affitto, il 42% del totale, il canone supera il 30% del reddito familiare. L’incidenza della povertà è molto più alta fra chi vive in affitto rispetto a chi vive in casa proprietà. Nel 2022 si contano oltre 983 mila famiglie povere in assolute in affitto, che sono il 45% di tutte le famiglie povere con un’incidenza di povertà assoluta del 21,2%. Si sommano il problema delle abitazioni di cattiva qualità con le aree dove mancano i servizi, dove dunque c’è povertà “anche dal punto di vista delle risorse pubbliche disponibile”,

In questo contesto, ha poi ricordato Saraceno, il 41% dei minorenni vive in condizioni di sovraffollamento (a fronte del 25% della popolazione generale). «L’11,9% delle coppie con figli minori ha dichiarato di non permettersi di riscaldare adeguatamente la casa nel 2018. Dato che sale al 15,7% in presenza di un solo genitore».


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