Prodotti sfusi: 4 persone su 10 li acquistano, ma almeno il doppio vorrebbe farlo. Lo studio

Prodotti sfusi: 4 persone su 10 li acquistano, ma almeno il doppio vorrebbe farlo. Lo studio (Foto di Melk Hagelslag da Pixabay)

Un rapporto difficile, ma non impossibile, quello tra i consumatori e gli acquisti nei negozi di prodotti sfusi e alla spina. Stando ai risultati del questionario diffuso dal magazine EconomiaCircolare.com insieme a Junker app e Sfusitalia, in Italia i negozi che vendono prodotti sfusi sono frequentati ancora da una minoranza, anche se ampia (43%), di persone. Tuttavia una larghissima maggioranza, quasi l’84% di chi ha partecipato alla survey e non frequenta negozi sfusi, lo farebbe volentieri. Il principale ostacolo? La mancanza di punti vendita dedicati vicino casa.

Sono oltre 10mila (10.015) le persone che hanno risposto alle domande sui prodotti e i negozi sfusi che EconomiaCircolare.com ha predisposto e diffuso insieme a Junker app e Sfusitalia. Il sondaggio (che non è statisticamente rappresentativo) è parte della campagna informativa “Ma quanto sei sfuso/a?”, che intende analizzare la propensione ai consumi e sensibilizzare le persone verso scelte sempre più sostenibili, a partire dall’abbandono degli imballaggi usa e getta superflui o inutili.

Prodotti sfusi, perché si acquistano e perché no?

Stando alle risposte raccolte dal questionario, quasi sei persone su 10 (il 57%) non frequentano negozi che vendono prodotti sfusi: né quelli che offrono solo prodotti senza imballaggi, né rivenditori che tra i loro scaffali hanno anche sfuso. Solo il 43%, dunque, ha lo sfuso nelle proprie esperienze di acquisto: si tratta soprattutto di negozi con corner dedicati e, in misura molto minore, di esercizi che offrono esclusivamente prodotti disimballati. Quasi l’84% di chi non frequenta negozi sfusi, però, vorrebbe farlo.

E tra chi frequenta negozi tradizionali che hanno corner dedicati ai prodotti sfusi, solo una piccola percentuale non si lascia tentare dal “prodotto leggero”. Il resto fa acquisti sfusi, anche se con una frequenza non molto alta: solo il 25% compra sfuso una o più volte la settimana, circa il 40% lo fa una volta al mese e il 30% acquista sfuso “raramente”.

È soprattutto la motivazione ambientale (non produrre rifiuti) che spinge ad acquistare sfuso. L’altra spinta rilevante riguarda aspetti sia ambientali che economici: si acquista sfuso “per scegliere la quantità di prodotto da acquistare ed evitare sprechi”. Sostenere i negozi di prossimità è l’altro motivo dominante e solo dopo arrivano la migliore qualità, costi più contenuti, una maggiore comodità nella conservazione dei prodotti sfusi in dispensa.

Quali sono invece le ragioni di chi non acquista sfuso? Il primo motivo è la distanza dai negozi che offrono questi prodotti. La risposta “Nel mio Comune non ci sono negozi che vendono sfuso o sono troppo lontani da dove vivo” – si legge nella nota – è indicata da quasi la metà delle persone. Il secondo motivo ha a che fare con la mancanza di informazione su questo tipo di offerta: “Non so dove trovare questa tipologia di negozi” è la risposta data da poco meno della metà degli intervistati.

 

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Foto Pixabay

 

La “questione prezzi”

Le domande del questionario di EconomiaCircolare.com, Junker app e Sfusitalia hanno toccato anche il tema dei prezzi. Un terzo circa di chi ha risposto al sondaggio ritiene che, a parità di qualità, i prodotti sfusi costino meno di quelli confezionati, un sesto circa afferma che invece costano di più, mentre uno su dieci sostiene che hanno prezzi equivalenti.

La maggioranza relativa di chi ha risposto (circa 4 su 10), invece, non ha opinioni in merito. “Ciò nonostante – sottolinea lo studio – proprio il prezzo è indicato delle persone che non acquistano sfuso come il principale fattore che le spingerebbe a farlo. Questo a ricordarci che le abitudini di acquisto non sono sempre frutto di scelte razionali e che quando parliamo di sfuso regna ancora la confusione“.

“C’è poca informazione in merito – riflette Ottavia Belli, ceo e fondatrice di Sfusitalia – Intanto quando si paragona il costo del prodotto, va paragonato il costo al chilo o al litro. E poi vanno paragonati prodotti identici per caratteristiche e qualità. C’è quindi un tema di informazione su cui lavorare: bisognerebbe far sapere che, a parità di qualità del prodotto, lo sfuso costa meno, è un’occasione per risparmiare”.

Tra le altre ragioni che incentiverebbero all’acquisto di prodotti sfusi emerse dal sondaggio, c’è proprio la richiesta di maggiore qualità dei prodotti, a cui si aggiunge la possibilità di avere negozi vicino casa.

Prodotti sfusi, consumatori favorevoli ai contenitori portati da casa

L’indagine ha messo in luce anche un altro aspetto legato ai prodotti sfusi: sono in pochi a conoscere la legge 12/12/2019 n. 1411, il cosiddetto Decreto Clima, che consente ai cittadini italiani di portare i propri contenitori riutilizzabili da casa per acquistare prodotti alimentari sfusi nei supermercati. “Sappiamo, grazie a un’inchiesta di Greenpeace, quanto poco i supermarket applichino questa norma”, sottolinea lo studio. Oltre due persone su tre non sanno dell’esistenza di questa norma. Nonostante ciò la giudicano “una soluzione interessante”.

“Se a queste persone sommiamo chi afferma di portare abitualmente i propri contenitori da casa per l’acquisto dello sfuso e chi ha provato a farlo ma al banco si è visto rifiutare questa possibilità, otteniamo che più dell’80% dei 10mila partecipanti alla survey è ben disposto verso la norma del Decreto Clima – prosegue lo studio. – Poco meno del 20%, invece, non apprezza questa possibilità o perché conosce la norma ma “preferisce non farlo” o perché non la conosce ma non lo farebbe in ogni caso”.

“Il campione non rappresenta statisticamente la totalità degli italiani, ma le 10mila risposte volontarie costituiscono un carotaggio che ci aiuta a capire il fenomeno ‘sfuso’, a farci un’idea del livello di consapevolezza delle persone e a verificare quali fattori ostacolano la maggiore diffusione dei punti vendita – spiega il direttore editoriale di EconomiaCircolare.com, Raffaele Lupoli –. Pensiamo che questo focus sia molto utile anche a orientare le politiche e le scelte del governo, delle Regioni e delle imprese in materia di incentivi all’immissione sul mercato e all’acquisto di prodotti liberi da imballaggi inutili“.


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