Combustibili fossili, l’Italia è il sesto finanziatore al mondo (foto pixabay)

L’Italia è il sesto più grande finanziatore di combustibili fossili al mondo. Fra il 2019 e il 2021 ha fornito 2,8 miliardi di dollari l’anno in finanza pubblica per i combustibili fossili, soprattutto per petrolio e gas. Viene dopo Giappone, Canada, Corea, Cina e Stati Uniti, i primi cinque paesi per finanziamenti internazionali ai combustibili fossili. In Italia solo il 3,5% dei finanziamenti internazionali in tema di energia va alle rinnovabili. Non un bel biglietto da visita insomma in vista della Cop27, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si aprirà fra qualche giorno in Egitto.

L’Italia e i finanziamenti ai combustibili fossili

Il dato viene da una ricerca pubblicata da Oil Change International e Friends of the Earth US, a cui hanno collaborato Legambiente e ReCommon – At a Crossroads: Assessing G20 and MDB international energy finance ahead of stop funding fossils pledge deadline.

Il dato sull’Italia mostra che il paese è in ritardo rispetto ad altri nell’attuare un impegno congiunto a porre fine al finanziamento pubblico per i progetti internazionali sui combustibili fossili entro la fine del 2022, adottato alla conferenza globale sul clima di Glasgow lo scorso anno.

«L’Italia rimane il sesto maggior fornitore di finanza pubblica internazionale per combustibili fossili a livello globale, piazzandosi davanti ad Arabia Saudita e Russia, che si trovano rispettivamente all’8° e 9° posto», sottolinea Legambiente in una nota.

Il rapporto, che esamina la finanza pubblica per i combustibili fossili dei Paesi del G20, spiega che i finanziamenti italiani per le fonti più inquinanti sono fluiti in gran parte attraverso l’agenzia italiana di credito all’esportazione, Servizi Assicurativi del Commercio Estero (SACE), che ha fornito supporto anche a diversi progetti controversi.

«Finora le attività di SACE sono proseguite senza una vera e propria politica pubblica sul cambiamento climatico, che le ha consentito di sostenere finanziariamente progetti devastanti per il clima, l’ambiente e le comunità in prossimità di queste infrastrutture – spiega Simone Ogno, ReCommon – Molti di questi progetti sono andati a beneficio di regimi che alimentano conflitti e instabilità politica, come la Federazione Russa, l’Egitto e il Mozambico. È tempo che il Governo italiano attui la Dichiarazione di Glasgow con una politica solida per tutte le sue istituzioni di finanza pubblica, senza lasciare scappatoie per il gas o false soluzioni per il clima».

«Una quota molto inferiore della finanza pubblica italiana è andata all’energia pulita: una media annua di 112 milioni di dollari tra il 2019 e il 2022 – spiega Legambiente – Ciò significa che su un totale di 3,2 miliardi di dollari per il finanziamento dell’energia, l’89,8% è andato ai combustibili fossili e il 3,5% è andato all’energia pulita (215 milioni di dollari, ossia il 6,7%, sono andati ad altre voci non meglio definite)».

 

At a Crossroads: Assessing G20 and MDB international energy finance ahead of stop funding fossils pledge deadline

 

Il 53% dei finanziamenti ai fossili va al gas

Lo studio di Oil Change International e Friends of the Earth USA rivela che tra il 2019 e il 2021 i paesi del G20 e le principali banche multilaterali di sviluppo hanno finanziato una media annua di 55 miliardi di dollari per progetti di petrolio, gas e carbone. C’è un calo del 35% rispetto al 2016-2018 ma la cifra è quasi il doppio rispetto al sostegno alle energie rinnovabili, che hanno ricevuto una media annua di 29 miliardi di dollari nel periodo 2019-2021.

Canada, Stati Uniti, Germania e Italia continuano a essere grandi finanziatori di fossili.

Il 53% della finanza pubblica internazionale per i combustibili fossili è andata a progetti sul gas: sono 30 miliardi di dollari l’anno, la cifra più ampia di quella ricevuta da qualsiasi altro tipo di energia dal 2019 al 2021 e più grande di tutti i finanziamenti per le energie rinnovabili messi insieme.

All’Italia, spiega ancora Legambiente, mancano meno di due mesi per rispettare la scadenza di fine anno del suo impegno a porre fine alla finanza pubblica internazionale per i combustibili fossili.

Dice Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente: «È giunto il momento di un cambiamento radicale. L’Italia deve smettere di sovvenzionare i combustibili fossili e i progetti correlati, che non solo contribuiscono alla grande crisi che assistiamo quotidianamente, ai prezzi dell’energia e alla crisi climatica, ma portano anche a conflitti e disuguaglianze sociali. L’appello al nuovo Governo: l’Italia deve cambiare rotta, disinvestire in progetti dannosi finanziati con denaro pubblico e puntare su energie rinnovabili ed efficienza per aiutare imprese e famiglie».

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