Oggi la relazione annuale dell’Arera. "Ad oggi non evitabile un alto livelli dei prezzi” (fonte foto: pixabay)

Sull’energia si stanno verificando gli effetti più evidenti della guerra in Ucraina. Dopo il primo anno di crisi energetica, «ad oggi appare non evitabile un alto livello di prezzi, almeno nel breve-medio termine», ha detto Stefano Besseghini, presidente Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) nella sua relazione annuale sull’attività svolta.

Nella relazione, presentata oggi, trova spazio a più riprese sia l’analisi del difficile contesto sui prezzi e sulle dinamiche dell’energia, sia il riferimento alla tutela dei consumatori e agli strumenti messi in campo, compresa la necessità di interventi di sostegno più selettivi.

Guerra ed energia

Sull’energia si stanno verificando gli effetti più evidenti del conflitto in Ucraina.

«L’autunno e il prossimo inverno saranno i momenti più delicati da dover affrontare – ha detto Besseghini – Ad oggi non sappiamo quale potrà essere l’evoluzione geopolitica, sappiamo però che i consumi domestici e industriali di gas sono in ripresa e sarà necessario avere le quantità necessarie a sostenere il Paese, attraverso i nostri stoccaggi e nuove rotte di approvvigionamento».

Un altro strumento da applicare da subito, ha spiegato il presidente Arera, è il risparmio energetico.

«Consumi controllati di energia elettrica e gas significano meno necessità di produzione e meno necessità di importare gas e materie prime. L’Autorità ritiene importante che da subito ci si dedichi alla elaborazione di piani dettagliati con cui affrontare eventuali situazioni di crisi nella fornitura di gas affinché anche la gestione della emergenza veda chiari ruoli, tempi e metodi. Crediamo sia il momento di promuovere con decisione da parte del Governo, di Enea, del GSE degli stessi operatori, campagne informative, vademecum e soluzioni che contribuiscano a risparmiare energia in tutte le sue forme. Tutti possiamo contribuire con le nostre scelte quotidiane, con più attenzione al risparmio energetico sia nei nostri comportamenti che nelle nostre scelte di acquisto».

Un anno di crisi energetica

«È in effetti da giugno 2021 – ha detto Besseghini – che i prezzi hanno cominciato a salire, che i governi (primo tra tutti quello italiano) hanno cominciato ad intervenire con azioni via via più intense a supporto dei consumatori e che è stata rivolta una grande attenzione ai limiti, veri o presunti, del meccanismo di funzionamento del settore energetico».

Per affrontare il settore energetico è condizione forse non sufficiente ma necessaria, quella di “un forte coordinamento (anche internazionale) delle decisioni”.

I prezzi si manterranno ancora alti, spiega ancora il presidente dell’Autorità.

«Ad oggi appare non evitabile un alto livello di prezzi, almeno nel breve-medio termine e di costi per tutto il sistema energetico – ha detto Besseghini – Per questo è necessario da una parte continuare nel lavoro a livello europeo per forme di contenimento del prezzo all’ingrosso e di riforma dei mercati, dall’altra consolidare le azioni di sostegno ai consumatori».

L’intensità delle risorse usate a tutela di consumatori e imprese, spiega Arera, è però insostenibile nel lungo periodo e deve lasciare spazio a “meccanismi più selettivi”.

«Aiuti che, se modulati su indicatori di consumo energetico, non sempre possono descrivere a pieno la condizione reddituale del consumatore e rischiano di dare risultati inefficienti o, al contrario, di non raggiungere chi ha effettivamente necessità di sostegno. L’equazione basso consumo-indicatore di basso reddito è spesso non verificata. Piuttosto le analisi svolte in passato da questa Autorità hanno fatto emergere una relazione diretta e chiara tra consumi e numero di componenti il nucleo famigliare. Molto meno chiara e univoca la relazione tra reddito e consumi. Gli indicatori della condizione economica delle famiglie si sono dimostrati più efficaci e di questi si possono modificare le variabili, al fine di rafforzare le politiche di sostegno per quelle fasce di consumatori non tradizionalmente destinatarie di interventi ma che oggi necessitano un supporto, in questa situazione delicata».

bollette energia
Energia, fioccano le disdette unilaterali dei contratti a prezzo bloccato (foto pixabay)

Energia e bonus sociali

I bonus sociali coprono a oggi circa il 30% della spesa in bolletta.

«Ad oggi per 2,5 milioni di nuclei familiari aventi diritto, in base all’ISEE, ai bonus sociali per l’elettricità e per 1,4 milioni che fruiscono del bonus gas, gli incrementi tariffari sono stati sostanzialmente compensati a partire dall’ultimo trimestre 2021; in altre parole queste famiglie pagano bollette non dissimili da quelle di giugno 2021 – ha detto Besseghini – Non solo. Nel corso del 2022 il Governo ha stanziato le risorse che hanno permesso all’Autorità di confermare il potenziamento dell’ammontare del beneficio economico e di estenderlo a un numero maggiore di famiglie in difficoltà, grazie all’innalzamento del livello limite ISEE per l’accesso, passato da 8.265€ a 12.000€, 20.000€ se famiglie con più di 3 figli».

Le famiglie beneficiarie “sono così diventate oltre 3 milioni per il bonus elettrico e oltre 2 milioni per il bonus gas”.

Il passaggio al mercato libero

La prossima tappa per superare il mercato tutelato dell’energia elettrica sarà per i consumatori gennaio 2024, mentre a gennaio 2023 è prevista anche la fine della tutela per i domestici gas. Si tratta di un passaggio complesso rispetto al quale l’Arera “ha già più volte segnalato l’opportunità di un rinvio della data, al fine di rendere contestuale la fine dei servizi nei due settori. È probabile, infatti, che possa ingenerarsi confusione tra le diverse scadenze, creando spazi per una eccessiva pressione commerciale verso i consumatori”.

Alla fine del 2021, prosegue il presidente dell’Autorità, «poco più del 60% dei domestici elettrici e il 71% degli altri clienti connessi in bassa tensione hanno scelto di essere serviti da un fornitore nel mercato libero. Questi dati trovano coerenza anche per il settore del gas naturale, dove a fine anno più del 60% dei domestici risulta servita nel mercato libero».

I prezzi dell’energia, spiega la relazione, sono aumentati nel 2021 anche sul mercato tutelato, con costi che hanno superato molte delle offerte sul mercato libero a prezzo fisso già sottoscritte, ma già oggi il mercato sconta una rilevante riduzione delle offerte a prezzo fisso e «a volte, rescissioni anticipate dei contratti».

«Anche nel 2021, come nel periodo precedente, la maggior parte dei clienti domestici che sono passati al mercato libero ha sottoscritto contratti a prezzo fisso (più del 90%) – spiega il presidente Arera – Dalle analisi più recenti emerge che l’80% delle offerte fisse è risultato meno conveniente della maggior tutela. Per i pochi clienti domestici che, invece, hanno sottoscritto offerte a prezzo variabile, nel 67% dei casi si è osservato un maggior costo rispetto al servizio di tutela. Questi dati testimoniano che il passaggio dai servizi di tutela al libero mercato, spesso non si traduce in un vantaggio economico per il cliente finale».

«La causa di queste scelte è da ricercare, probabilmente, nella pressione di un marketing aggressivo, che spesso fa leva su informazioni non corrette, e in un ruolo ancora prevalente dei principali operatori storici», aggiunge Besseghini ricordando le azioni informative per i consumatori, fra cui il Portale Offerte.


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